Novecento metri d’altezza non sono tanti, si respira appena l’aria di montagna. Si è spettatori di spettacoli, visioni dall’alto delle cose.
Una visione di un paesino e dell’immensità che lo circonda come in un abbraccio, un’insieme che fa sentire piccoli davanti a quella vastità.
Un granello dell’Universo, intimamente parte di esso…Arcinazzo era il nostro rifugio, sopratutto in autunno.
Si raccoglievano castagne stese su letti di foglie, ci si scaldava stretti in quella piccola casa, alla sera, dove veniva consumato il rito della danza del fuoco.
Sono pochi i ricordi che mi solleticano la mente di emozioni ancora forti legate alla mia famiglia d’origine, ancora unita…e questo ne è una perla rara.
Mio padre era maestro nell’accendere il fuoco, ed io, mia madre e mia sorella lo guardavamo in silenzio, lasciando parlare i nostri occhi carichi d’ammirazione. Si restava a guardare il fuoco languire, poi si buttava un legnetto alla volta, ognuno di noi.
Il silenzio era più forte, affascinati da quello spettacolo, si osservava la danza delle fiamme che ondeggiavano fra la legna. Il fuoco che cresceva, sempre di più, prendeva forza, irruente, inarrestabile, e quando era padrone della scena, ne era il detentore supremo. per un pò… poi si cominciavano ad intravedere dei punti dove la fiamma calava: il declino era iniziato.
Cedimenti sempre più numerosi, che lasciavano spazio man mano alla brace, caldissima, meno appariscente, meno dispersiva, ma con un calore più concentrato, più intenso, più profondo. Mio padre una volta ci disse:questa danza raprresenta il ciclo della vita!
Così, pian piano, ogni volta che mi accingevo ad accendere il fuoco, ad esserne testimone spettatrice, imparavo a prendere confidenza con quella legge universale, senza averne più paura…”quello che vivi davanti al camino lo ritrovi nella vita- diceva mio padre- nei rapporti umani, nelle attività, negli entusiasmi per le cose, per le idee, per le persone, la vita è il valore più importante, ha un suo ciclo, ed ogni fase del suo ciclo ha le sue caratteristiche, positive e negative.
Ogni fase è un’evoluzione della precedente, non puoi far nulla per modificarle, solo essere in sintonia ed armonia con quella in corso. Questo richiede elasticità, ciò che ti permette di vivere meglio perchè ti permette di coglierne più i lati positivi…
In questa continua evoluzione, la vita continua, e dalla vita viene la vita, e dalla fine della vita viene ancora altra vita..e quando la vita sembra finita, quello che resta è ancora base indispensabile per altra vita.. Ricorda sempre: quello che conta è COME rispetto a COSA vivi, sei tu a decidere la qualità della tua vita, sempre!










oggi quel ricordo è caro, dolce, languido, i ricordi restano impressi come marchi a fuoco, senza bruciare sulla pelle…felice di avere in comune quest’esperienza, quel sentirne ancora l’odore, ciao VQ
Ricordo la casa patriarcale del nonno. La grandissima sala centrale in cui si svolgeva tutta la vita domestica. Al centro il camino. Nelle occasioni di festa tutta la numerosa famiglia si riuniva in quella casa, in quella sala.
Ricordo le sere in cui si accendeva il fuoco. Era proprio come un rito. Il nonno e qualcuno dei suoi figli maggiori ad officiare. E le ore che passavano mentre, seduti a semicerchio intorno a quel centro, noi nipoti ascoltavamo storie.
Non ricordo chi fosse di volta in volta a raccontare, né la voce. Soltanto quel danzare ipnotico delle fiamme che sembravano voler salire indefinitamente e invece morivano di continuo nel loro viaggio verso l’alto.
Ecco volevo commentare sulla ‘legge universale’ del fuoco, di come la ritengo verosimile, così come la descrivi, ed invece s’è fatto avanti questo improvviso ricordo. La prepotente nostalgia di quando la felicità era tutta in quel calore che pareva cuocere il viso e bruciare gli occhi.
farò come dici.. duce anzi ducessa
tu, (caro/a)+ Mau non sai che il blog. per quanto sia un luogo “pubblico” è prima personale. . Io, che ne sono l’autrice, posso decidere quali commenti pubblicare o meno. Se a te non piace la mia scrittura “provinciale” perchè vieni a leggermi?….hai tempo da sprecare ?cerca altrove dove leggere cose più interessanti, non qui
grazie a te Elena di aver aver lasciato un tuo segno,condivido l’emozione delle notti stellate, sopratutto quella di ferragosto…
Arcinazzo…l’ho letto e sono tornata indietro nel tempo di 12 anni: un campo scuola, un’amicizia nata allora e sopravvissuta al dover vivere agli antipodi dell’Italia e soprattutto la notte di S.Lorenzo più stellata e viva e incredibile che abbia mai visto. Grazie di aver innescato il ricordo