Con il fiato corto, il passo che incalza, ho ripreso a correre.
Le gambe che spingono,con forza, audacia vogliose di riappropriarsi di uno spazio perso. La testa dice: “puoi farcela, mentre il cuore dà il suo ritmo” così, do la carica al mio inizio di giornata, come dice il mio amico Max, con “la volontà ciclica di mettere punti in ogni punto, in tutti i passi che verranno” Ascolto il corpo, la fatica, la musica nelle mie orecchie e poi, andare lontano…per essere più presente nel dare.
In una canzone, puoi percorrere strade già esplorate, e ritrovare, come un’Incisione sotto pelle, emozioni che fino ad un attimo prima sonnecchiavano
Così sbuca fuori il ricordo della mia “prima volta”…un’immagine dai colori ancora trasparenti, in una canzone di Phil Collins. Un salto al mio percorso abituale, una distrazione dalla mia unione completa di testa e gambe, cuore anima che spingono sangue al cuore.
Attimi che sbriciolano la realtà, ma che al tempo stesso mi hanno regalato ancora belle emozioni. Si, perché per me la prima volta, è stata proprio come l’avevo immaginata…
Ricordo il suo volto ed il mio, la paura intrecciata all’eccitazione di restare delusi. Una paura scansata e superata da ogni attesa. Come un album fotografico, le istantanee corrono veloci, al passo con il mio andamento, camminando sfoglio tutte le mie prime volte… con lo strascico di tutte quelle emozioni…
…La prima volta trascorsa fuori casa…avevo solo 18 anni, o la mia prima sbronza che sapeva di Jack Daniels per 3 giorni consecutivi, da stare male tanto da non riuscire più a sentirne l’odore!
…La prima volta che ho volato in aereo con papà…..la prima volta che ho volato su deltaplano a motore a 3000 mt, meraviglioso!ricordo ancora la pace da respirare, il silenzio che t’invade e ti riempie,tanto, da non voler scendere più giù sulla terra ferma!
La prima volta che ho perso una persona cara all’improvviso, ho dovuto scontrarmi con gli imprevisti, il dolore, il distacco tutt’assieme, ed imparare a farmene una ragione col Cuore.
…La prima volta che ho ricevuto dei fiori…la prima volta che ho pianto per amore, la prima volta che sono stata delusa da un uomo, quello che non dovrebbe ferirti mai:papà.
La prima volta che ho lasciato la città in cui sono nata, per andare a vivere in quella “scelta”…
La prima volta che ho vissuto con un uomo, il mio…è stato “Per sempre” detto prima a me stessa. Una scelta che ha chiesto delle pause, un prendere fiato, un riprendere poi, il cammino… I sentimenti cambiano la pelle delle persone, cambiano l’espressione del volto, la profondità dello sguardo, l’andamento ed il ritmo che si dona alla vita… qualsiasi altra prima volta mi aspetta da vivere, le scatterò una foto, la porterò con me, mi colorerà l’attimo e mi darà SENSO,
ad ogni modo Sarà unico, ad ogni modo farà parte di me!










CON MOLTO PIACERE,MAYRA!
Anch’io come te,(e l’avrai capito,) sono “carnale” e mi piace condividere con chi “SCELGO” di esporre la mia parte più intima,guardando DIRITTO negli occhi che,quando capita,è la cosa più bella della vita ed è “Lì” che voli veramente!…
Basta accordarci e,ci sarà solo GIOIA da spartire! Fulvia
Io ti ringrazio Fulvia del dono che riservi per me ogni giorno, mi piacerebbe incontrarti, oltre che iqui, anche in carne ed ossa, sì perchè devi sapere che io sono carnale, anche con le amicizie..;-) e poi perchè amo, con chi scelgo di condividere me stessa, la mia parte più intima, guardare negli occhi!
Spero presto
Un grosso abbraccio
ESISTONO
sempre due tempi e due e universi.Quello di un tempo reale,scandito da situazioni in moto,da persone e da oggetti,e un altro ,interno,non comunicabile,la cui durata si stravolge alla ricerca di un’analogia e di un legame.E anche quando tutto (fatti ed emozioni)sembrano essere scomparsi nel nulla,quel tempo interno continua a lavorare per suo conto,macinando eventi ed esperienze facendoli slittare fuori di sè guardandosi sensa risolversi a vivere perchè quello che accade è come se accadesse a un altro,e non alla persona che siamo e che sappiamo,o che crediamo,di essere.E questi due tempi (reale-interno) non coincidono mai,anche se l’uno è necessario per far vivere l’altro. Appunto,due universi paralleli! Credo che la scrittura,sia un mezzo preziosissimo per arrivare a far vivere quel secondo universo portandocelo a CONOSCENZA.E non importa se noi l’abbiamo deformato,imbellito,reinterpretato,si troverà,comunque e sempre,ciò che si cerca,che si può cercare e riconoscere solo perchè lo si possiede già.
E questa,è un’autentica ebbrezza.Forse chi ama il rischio potrà capirlo,perchè,questo,è uno spingersi oltre,attraverso il volo; Un volo alto e inesplorato,dove ancora nessuno ha osato provarci.Ma,questo volare,ci appartiene giacchè voliamo per zone che siamo noi,come se le attraversassimo per la “PRIMA VOLTA” e di cui tutto crediamo di poter dire,attraverso definizioni filtrate da un rigore che nè richiede l’esattezza sino alla crudeltà e al di là di ogni vergogna o pressapochismo perchè QUESTO, è ciò che richiede il volo.
Rilke scriveva,”le opere d’arte sono sempre il frutto dell’essere stati in pericolo,dall’essersi spinti,in u’esperienza,fino al limite estremo,oltre il quale nessuno può andare”.
Ma proprio al limite estremo,dove si ha la sensazione di dissolversi,il puzzle dell’esistenza si ricompone in parole e diventa un disegno con “senso”,uno dei tanti possibili e,nell’unica esperienza del divino,si diventa creatori di sè stessi.Ci si crea un’identità e una fisionomia,ci si definisce e ci si riconosce,proprio come si potrebbe riconoscere una pianta dall’altra.Potevamo essere tutto,ma abbiamo scelto di limitarci,di raccontarci a noi stessi in un modo piuttosto che in un altro e con grande sollievo osserviamo la faccia che abbiamo ricomposto allo specchio e che chiamiamo nostra solo perchè ce la siamo inventata.
Allora,anche il mondo compare in questa esperienza intima di questo commentarci e raccontarci a noi stessi,goffo e approssimativo nel suo volersi sostituire a noi in parole che, quelle,saranno solo sbagliate e riduttive,e porterebbero solo all’uccisione della persona stessa,anche se,l’intenzione originaria era buona,e fatta per cercare di capire,di mettere ordine.
Credo che,una donna,sia sempre più coraggiosa degli uomini, dei loro amanti,nell’andare controcorrente,nelle scelte anche quelle più difficili,anticipandone sempre le conseguenze senza mai sfuggirle,senza troppe recriminazioni sul “particolare”.E quando sono costrette a subire non si rifiutano alla sofferenza,sapendo bene che non saranno nè le prime nè le ultime,nè le uniche,ma vivendole con grande DIGNITà ,cercando magari di contrastarla e di afferrare il bandolo dell’esistenza smarrito per un pò…(perchè basta che lo si voglia,il “lungo”,può diventare “breve”).Perchè la vita la si può RIcreare,anche se non sostituire.E ognuno di noi non può che creare,e ricreare,altro che sè stesso.Si è tutti interi,condannati ad essere interi,e sappiamo solo ciò che i nostri sensi possono decifrare che una REALTà ASSOLUTA NON ESISTE SE NON QUELLA CHE POSSIAMO DECODIFICARE.E LO SIAMO ANCHE IN QUELL’”ATTIMO” CHE FERMIAMO LO “SCATTO” E,A DISTANZA DI TEMPO LO RIVIVIAMO REIVENTANDOLO!
Un grande abbraccio,Mayra,Fulvia
E’ vero le prime volte rimangono ricordi indelebili dentro di te. Ciao Giulia