La solitudine dei giovani

Masri

I giovani sono isole del pensiero, del sentimento, che non si uniscono” così ha detto Papa Benedetto XVI, ha toccato in profondità la questione del rapporto dei ragazzi con la famiglia e quindi dell’assenza del sentimento di appartenenza a una comunità di persone. “Mi sembra questo in un certo senso, espressione del fatto che i padri, in gran parte sono assenti dalla formazione della famiglia. Ma anche le madri devono lavorare fuori casa. La comunione tra loro è molto fragile. Ognuno vive il suo mondo: sono isole del pensiero, del sentimento, che non si uniscono. Il grande problema proprio di questo tempo, nel quale ognuno, volendo avere la vita per sé, la perde perché si isola ed isola l’altro da sé, è di ritrovare la profonda comunione che ci unisca tutti” Esiste realmente un divario tra genitori e figli ed una difficoltà di condivisione tra giovani e adulti. Fine a che punto le isole di pensiero e di sentimento rimangono distanti? Rispondere non è facile, anche perché ogni persona è un caso a sé; tuttavia, ci sono ambiti in cui la solitudine di una generazione emerge in modo chiaro anche nei diari in cui molti giovani si confessano scrivendo nella rete. ma anche frammenti di vita quotidiana da cui traspare un certo disagio e la fatica a comunicare ciò che si è e ciò che ci si aspetta (specie dalla generazione degli adulti). Scrive Zanga, 18 anni, di Torino: “Volevo parlare di quello che la gente non dice; volevo parlare del modo diverso di percepire le cose che ognuno di noi ha; volevo parlare del perché siamo succubi di una società ostile, dove la vita ha meno valore dei soldi; volevo parlare di come la gente pensa in modo diverso, di come riesce a vivere in un mondo ladro di anime mantenendo una certà dignità e, a volte, indipendenza; volevo confrontare la mia esperienza con la vostra; volevo parlare con voi… ma invece mi avete sbattuto la porta in faccia!”. Un senso di sconfitta, raccontato anche da Luca che punta il dito contro “lo skifo che lo circonda”. “Non ne posso più ? scrive sul suo blog – ci sono troppe persone squallide e troppo str? che in qualche modo fanno parte della mia vita: non posso fidarmi più di nessuno se non di me stesso”. Andrea, 22 anni, di Milano, parla invece di inadeguatezza e di rabbia “verso noi stessi e verso la realtà che ci circonda”. Nelle pagine virtuali della rete c’è spazio anche per un appello ai grandi: “Aiutateci a capire cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo, – scrive un Anonimo – come possiamo comportarci sul campo, perché io so di avere probabilmente la possibilità di essere ascoltata di più dai giovani perché sono una di loro, ma non saprei come fare, dove busso con i miei discorsi mi trattano da cretina. Alle volte penso che noi giovani che siamo in fase di cambiamento siamo troppo piccoli per fare tutto questo, aiutateci voi a trovare la forza di non essere risucchiati dagli altri”. Una richiesta di aiuto, ma anche di collaborazione. Il dialogo tra generazioni è possibile: basta abbattere qualche muro, sicuramente abbattere quello dell’indifferenza e del silenzio. (Fonte: http://www.korazym.org) Il disagio, secondo gli insegnanti, è nel 42 % dei casi legato alla famiglia, ma guardando in prospettiva, dalle elementari alle superiori, si osserva un progressivo aumento del disagio individuale che passa dal 17 al 29 % di incidenza con il crescere dell’età. E la problematica più rilevante dentro il disagio vede prevalere (al 31 %) l’attenzione nella primaria e l’assenza di motivazione (53 %) nelle superiori. Passando alle difficoltà che gli insegnanti leggono tra i genitori nel rapporto con la scuola c’è al primo posto l’assunzione di responsabilità educative (32 %), seguito da un sorprendente 27% di genitori che fanno fatica ad accettare l’insuccesso dei figli, visti forse come catalizzatori di attese e ambizioni degli adulti. In quanto agli insegnanti, la maggior difficoltà che incontrano nell’affrontare il disagio è la capacità di intercettare esigenze formative diverse dei ragazzi e la strategia di risposta più usata è il colloquio con la famiglia e con l’alunno, individualmente. Ancora un dato di grande rilievo su quando l’istruzione scolastica può diventare fonte di disagio. Per i docenti nel 73 % dei casi alle superiori ma con percentuali alte anche negli altri ordini di scuole, è negativo sottolineare i limiti dell’alunno e non le sue potenzialità. Troppi giovani lanciano grida di Aiuto a cui non possiamo negare l’Ascolto!

Quando a mancare non è più solo un dialogo verbale, che si esaurisce, ma soprattutto, non ci sono più tutte quelle dimostrazioni d’affetto che appartengono alla sfera del non-verbale. ciò che normalmente  dovrebbe accadere tra genitori e figli

Non permettiamo che il silenzio affettivo prevalga ed indebolisca il rapporto genitori-figli….

4 Risposte a “La solitudine dei giovani”


  1. 1 AnyMore90 27 Marzo 2009 alle 07:05

    io sono solo, e da circa 4 5 anni ma nessuno mi sente ho imparato cosa significa la solitudine..amici ne ho pochissimi non esco mai se non mi chiamano per 1 2 mesi neanche ci penso diventi freddo e la gente si meraviglia..i miei non ci sono mai in casa ma quando ci sono come non detto! è come se non ci fossero in gran parte giudicano ma alla fine tutti giudicano tutti..e ho imparato a fregarmene o spero di essermi imparato odio quasi tutto in questo mondo.vivo nel mio mondo “dedicato specificamente a internet ai PC! e mi piace!

  2. 2 bimba triste 17 Settembre 2008 alle 15:57

    a volte mi sento molto sola…… nonostante io sia circondata da molti amici…. recentemente ho ricevuto un no… lui nn mi vuole e spesso piango… so ke può essere banale ma io c sto male ma pur di nn far pena agli altri mi kiudo e nn ne parlo cn nessuno… !!!! :(

  3. 3 Mayra G Louis 19 Aprile 2007 alle 13:18

    Già…Giulia, sarebbe piaciuto anche a me aprire un dibattito, confrontarmi con altri pensieri…nonostante non sia genitore, ma sono stata comunque anch’io un adolescente, anch’io ho taciuto, anch’io non mi sentivo in grado di parlare per paura del giudizio dei miei genitori!

  4. 4 Giulia 19 Aprile 2007 alle 09:58

    Bellissimo post davvero. Sono convinta che spesso noi adulti non sppiamo cosa attraversa l’anima dei giovani, che sono delusi da quello che vedono intorno. Tacciono e non dicono, a volte va tutto bene altre volte no. Ma dovremmo essere più attenti, siamo molto superficiali. Vorrei che queste tue considerazioni fossero più discusse.


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Una scrittrice deve non scrivere, ma ricamare sulla carta! Lo scrittore non è nè un pasticcere nè un profumiere nè un giullare è un uomo impegnato, vincolato dal sentimento del suo dovere e della sua coscienza una volta che ha cominciato deve andare fino in fondo e per quanto gli ripugni, deve vincere il suo disgusto e insozzar la sua immaginazione nel fango della vita... egli è un semplice cronista. "A.Cechov"

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Il vero Nutrimento

Io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi (A. Merini) La vita è una forma d’arte pura… Non fermiamo i nostri occhi sulle superfici tangibili. Sfondiamo con l’immaginazione il guscio che racchiude le cose, Per scoprirne l’essenza, Per assaporarne il gusto, Per godere dei suoni e dei colori, Per toccarne le forme… Tutto ha un’ANIMA nascosta La nostra forza è scoprirla e questa forza è Vita! Votami

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Contatore accessi gratuito Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata? Ti dono, se vorrai, questa noia già usata: tienila in mia memoria, ma non è un capitale, ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale... D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni e pago la mia casa, pago le mie illusioni, fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi! (canzone quasi d'amore-Guccini)
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