L’antidoto alla disumanità

“L’umanità in tempi bui” ,saggio scritto per il conferimento del premio Lessing nel 1959, è l’occasione per condurre per mano l’essere umano a interrogarsi su <<quale misura di realArendttà occorre mantenere anche in un mondo divenuto disumano, se non si vuole ridurre l’umanità a vuota frase o fantasma>>

Gli spunti di queste dense pagine che hanno spinto l’autrice, Hannah Arendt una delle pensatrici più originali del ‘900, ebrea, autrice di Le origini del totalitarismo, Vita activa, La banalità del male, sono stati: il desiderio di pensare a partire da sé e la passione per il mondo. Complici poi, alcune rilevanti riflessioni  sullo scrittore e drammaturgo settecentesco Gotthold Ephraim Lessing, che  hanno condotto, di fatto, l’autrice, a tracciare il proprio ritratto.

Una donna che voleva stare nel proprio tempo e comprenderlo, che voleva rimanere nel mondo, poiché il mondo è « lo spazio che sorge tra le persone e in cui tutto ciò che ogni individuo porta con sé con la nascita può diventare udibile e visibile». Il ritiro dal mondo, secondo Hannah Arendt, provoca una perdita: va perduto lo specifico e insostituibile “tra” che avrebbe dovuto formarsi tra l’individuo e i suoi simili.
Il suo è un Pensiero libero intrecciato alla passione. Pensiero che cambia con la vita, che «non potrà mai far nascere una visione del mondo definita che, una volta adottata, sia immune da ulteriori esperienze nel mondo».Passione per il mondo, poiché il piacere è «un’intensificata consapevolezza della realtà». Passione per l’azione, perché l’essere umano è fatto per agire. L’azione rivela chi si è e non cosa si è (talenti, capacità, qualità); ci dice qual è il nostro orientamento, ci rende visibili agli altri, ci espone al rischio, poiché «ogni atto ha in sé il germe dell’illimitatezza».

E allora nei tempi bui, «in cui è forte la tentazione, di fronte a una realtà apparentemente insopportabile, di abbandonare il mondo e il suo spazio pubblico per un’esistenza interiore», Hannah Arendt intravede nell’amicizia l’azione cui dare un significato politico. Amicizia intesa non come un fenomeno intimo ma come filantropia, dove l’umanità si realizza con il dialogo, la disponibilità a condividere il mondo con altri esseri umani. Amica è la persona con la quale discutere delle vicende del mondo, mentre l’opposto, l’individuo misantropo, è colui «che non trova nessuno con cui si cura di condividere il mondo, che non ritiene nessuno degno di rallegrarsi con lui nel mondo, nella natura e nel cosmo».

Ecco allora che l’amicizia, diviene alchimia, antidoto alla disumanità, come incessante dialogo degli uomini e delle donne sulle cose del mondo.Amicizia Non c’è nessuna verità, nessuna opinione alla quale possa essere sacrificata l’amicizia tra gli esseri umani. La verità non esiste se non dove può essere umanizzata nel discorso; fuori di questo spazio la verità è inumana: non perché «potrebbe levare gli uomini gli uni contro gli altri e separarli>>. Al contrario, perché potrebbe avere come conseguenza che tutti si accordino improvvisamente su un’unica opinione, come se non gli uomini nella loro pluralità infinita, ma <<l’uomo al singolare abitasse la terra».
Hannah Arendt diventa, così, in questo saggio, nutrimento per la mente e l’interiorità di ogni uomo. Segretamente mostra una via e ne denuncia le ombre oscure. Mette in evidenza quello spazio in cui l’uomo si ritira, in una forma di esilio o emigrazione interiore. Un fenomeno ambiguo che ha coinvolto realmente molte persone all’interno della Germania di quei tempi. Persone che si comportavano come se non appartenessero più a quel paese, che si sentivano come emigranti, verso un rifugio interiore che esclude la presenza e la fratellanza con gli altri esseri viventi e che inevitabilmente genera solo inaridimento ed intolleranza nei confronti del mondo. Sarebbe un’enorme errore pensare che questa forma di esilio, di ritiro dal mondo per trovare rifugio in uno spazio interiore, sia esistita solo in Germania, e, analogamente, che tale emigrazione sia finita con la fine del Terzo Reich .

Quell’epoca buia, dentro e fuori della Germania, dove fu particolarmente forte la tentazione, di fronte ad una realtà insopportabile, di abbandonare il mondo e il suo spazio pubblico per un’esistenza interiore, o semplicemente di ignorare la realtà a vantaggio di un mondo immaginario “come dovrebbe essere” o “come era stato una volta” è un riflesso incandescente della nostra memoria storica da non dimenticare mai, da incastonare nella nostra realtà, affinché il  futuro  possa essere segnato da nuove linee di pensiero e azione!

10 Risposte a “L’antidoto alla disumanità”


  1. 1 Giovanni 18 Maggio 2009 alle 19:18

    Trovo il sunto del discorso della Arendt abbastanza esauriente coglie i punti fondamentali lungo i quali si snoda il ragionamento. Ma vorrei lanciare un’altra prospettiva. Perchè tutto quello che fa l’uomo deve per forza essere inserito in un contesto sociale postulando quest’ultimo come unico sistema di significato dove inserire le azioni umane? Perchè questo spasmodico interesse verso gli altri esseri umani come se non fossimo già completi, o meglio come se fossimo nati incompleti (naturalmente dico ciò prescindendo dalla concezione arendtiana di necessario rapporto col mondo se no la risposta sarebbe ovvia e la domanda stupida).

  2. 2 valeria 29 Marzo 2008 alle 10:41

    salve..devo fare 1 esame su qst’ opera e qst righe mi saranno sicuramente molto utili..:-)
    posso ricevere qualke spiegazione in piu??
    magari sugli aspetti fodamentali ke potrebbe kiedermi all esame.
    io lo trovo molto complicato qst libro!!!

  3. 3 mayraglouis 4 Settembre 2007 alle 11:49

    un “Unico” personale microuniverso, che esprime spesso i medesimi dubbi/quesiti …;-) scusa, il giro di parole

  4. 4 mayraglouis 4 Settembre 2007 alle 11:46

    Grazie Mariella della tua visita e, ancor di più, della condivisione non solo di pensieri, bensì di un sentire profondo che accomuna valori, quesiti, emozioni, un microuniverso che anche se in modo unico per ogni uomo, ci sconvogle/coinvolge spesso allo stesso modo…
    ti aspetto, torna a dirmi le tue impressioni/conclusioni a fine lettura, se ti va, ne parleremo ancora, insieme
    Mayra G Louis

  5. 5 mariella 3 Settembre 2007 alle 17:46

    Sto iniziando per la prima volta una lettura di H.Arendt, “l’umanità in tempi bui”…spero davvero di riuscire a capire il profondo messaggio che ha voluto immortalare in queste pagine….

  6. 6 Manuel 6 Luglio 2007 alle 10:34

    L’umanità è morta.
    Siamo nel periodo più buio dell’umanità, dove il dio denaro vale più di ogni altra cosa.

  7. 7 Mayra G Louis 4 Luglio 2007 alle 13:38

    Si, Stefano sono pienamente d’accordo con te, ed è entusiasmante e profondo al tempo stesso imparare a prenderne coscienza, imparare ad essserne consapevoli per evitare tanti errori…
    grazie della tua visita
    Mayra G Louis

  8. 8 Stefano 4 Luglio 2007 alle 12:59

    Quanto sono vere le affermazioni sulla logica dell’amicizia, della fratellanza e della disposizione all’aiutare il prossimo.
    Il sentimento è talmente importante che è l’unico spirito positivo e trainante per l’umanità

  9. 9 Mayra G Louis 4 Luglio 2007 alle 10:52

    non è un caso, nè la prima volta, amico mio…;-)
    un forte abbraccio
    Mayra G Louis

  10. 10 eventounico 3 Luglio 2007 alle 22:41

    Sto rileggendo La banalità del male proprio in questi giorni.
    Affinità elettiva…


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