Ho letto cose assurde in questi giorni sul presunto “ateismo” di Beata Madre Teresa di Calcutta, un lato sconosciuto della missionaria.Prima pagina del Corriere della sera di ieri: “I tormenti di Madre Teresa: non trovo Cristo. Mezzo secolo di dubbi sulla fede”. Prima pagina della Stampa: “Teresa, la santa che dubitava di Dio”.
Cose che mi hanno fatto imbestialire, cose che intenzionalmente volevano inquinare, male interpretare, lo stato d’animo, alcuni momenti vissuti dalla Madre , così contradditori, come spesso accade ad ogni persona credente (non solo di religione cristiana). ”L’umanità di chi ha incontrato e abbracciato Cristo affascina e attrae. I santi affascinano e attraggono. Anche i non credenti hanno tal bisogno di santità che corrono ad essa appena in qualche modo si manifesti. E’ stato così per Padre Pio, per Giovanni Paolo II, per Madre Teresa di Calcutta. Per questo periodicamente le forze avversarie cercano (ma invano) di oscurare la luce di quei volti. Talvolta anche utilizzando degli errori di ecclesiastici…” scrive René Bazin.
Perchè attaccano Madre Teresa di Calcutta?

I media scrivono:<Il libro “Mother Teresa: Come Be My Light”, in uscita il 4 settembre prossimo negli Stati Uniti, di cui il settimanale “Time” anticipa alcuni estratti, per la prima volta pubblica la corrispondenza tra la missionaria e i suoi confessori e superiori, in un arco temporale di 66 anni. Le lettere, rivelano la “crisi spirituale” della religiosa nell’ultimo cinquantennio della sua vita, durante il quale non avvertiva la presenza di Dio.Padre Brian Kolodiejchuk, editore e curatore del libro nonchè uno dei “giudici” che ha partecito alla causa di Canonizzazione, scrive che “non sentiva la presenza di Dio né nel suo cuore né nell’eucaristia. >
Personalmente, credo che quelle 60 lettere in cui Madre Teresa soffre il silenzio di Dio sono una traccia fondamentale, una testimonianza concreta molto importante della fede, era la prova più terribile che potesse vivere. Questo, infatti, significa che i Santi sono testimoni della sofferenza umana. Le lettere sono uno strumento per sfatare il luogo comune che i Santi siano persone anormali, irraggiungibili, e che i comuni mortali non abbiano la capacità di fare del bene. E poi, anche perchè gli atei comuni non si affligono per l’assenza di Dio. Tutti possono essere dei Santi, e la vita di tutti i giorni, le difficoltà altro non sono che richiami a questo. Anche l’uomo Gesù più volte, proprio perché pativa sofferenze da uomo, si chiese quale fosse lo scopo della sua missione (persino sulla Croce disse: ” Mio Dio perché mi hai abbandonato?” o anche nel mezzo della preghiera nell’orto dei Getsemani il giovedì della passione). Dubitare nella sofferenza significa che proprio la sofferenza mette a dura prova la fede di una persona, e proprio nel momento in cui soffriamo, Dio ci è più vicino, anche se pare che ci abbia lasciato, che sia “absconditus”, nascosto. E’ santo allora non chi porta l’aureola, ma chi, mettendo in gioco la sua fede nelle varie situazioni, la rinnova e la rinforza. Quando si soffre, lo strumento più efficace è la preghiera, non per chiedere aiuto, ma per ringraziare Dio, per amare sempre e comuncque tutto, anche la sofferenza. Nella Bibbia, c’è l’esempio di Giobbe, che alla fine riebbe tutto indietro, figli, moglie e bestiame.
Ma noi esseri umani, oggi più che mai, non vogliamo provare alcun dolore nè fisico nè spirituale, viviamo più che anestetizzati, incelofanati per bene pur di non sentire, ed ecco che la Verità rimbomba forte, anche se non la si vuole ascoltare, nè vedere, poichè: ” è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco vada al regno dei Cieli”. Un povero, una persona semplice, sa cogliere le ricchezze delle piccole cose, ciò che gli sta intorno, ciò che può sembrare banale, riuscendo ad apprezzare tutto e ad amare. Si sente tutt’uno con la natura. Ecco perché l’uomo, slegato dalla natura, nella sua concezione di libertà dell’ego e dell’individuo, sbaglia e non riesce a perseguire la libertà che conta: quella della persona che anche nella fragilità della sofferenza, ama Dio, attraverso l’amore per gli altri, per il mondo intero.
Forse Madre Teresa, ancora una volta, aiuterà l’umanità a riscoprirne il lato mistico ed umano della Fede, attraverso quel suo “ sorriso, un grande mantello che copre una moltitudine di dolori”.










« Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.
(…) Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! »
(Paolo di Tarso, Prima lettera ai Corinti)
credo sia solo la forza dell’amore e della carità che è la più grande di tutte le facoltà, più della fede e della speranza ad essere il motore fondamentale (come disse anche Gesù) da coltivare nel ns. cuore, da seminare nella folla, tra la gente…
ti abbraccio forte, cara amica
Mayra
. Nel momentoin cui siamo calati nel cuore di tenebra
della Casa della Carità di Calcutta, forse ogni cosa cambia prospettiva e non è piùgiudicabile con il metro dei nostri dibattiticulturali. Sotto un cielo abbandonato dagli dei da dove trarre le energie per portare aiuto ai lebbrosi, per stare vicino agli ultimi dopo gli ultimi? Come arrivare
fino a lì? Non bastano i diritti umani (pur sacrosanti) e l’estensione della cittadinanza.
Non c’è da scandalizzarsi dei commenti acidi. Se non hai sentito il soffio dello Spirito è difficile capire tanto il grido quanto il silenzio di Dio. La fede è un dono da accogliere con umiltà e sommessamente e pregare che non lasci spazi ai momento di “absconditus”. Madre Teresa è e resta un esempio e dobbiamo solo gioire che almeno adesso possiamo pensarla davanti al Padre che ha spesso cercato invano nella mostruosa sofferenza che ha scelto di avere come compagna di vita.
Riguardo A madre Teresa, condivido lo scritto di Giulia.
Sono le opere buone che contano, non la religione.
Conosco Leo Buscaglia, è un libro fantastico che mi ha fatto sbiellare e vivere come dice lui.
Sonoi stanca, devo andare a dormire, buonanotte, tua ammiratrice Adele07 (easy Rider)
Ok, sono d accordo con te e non capisco perchè non si soffermino su ciò che ha fatto, ma su il perchè e come lo abbia fatto…..per questo affermo che aldilà del suo credo (poteva anche essere mussulmana, atea, buddista: non mi interessa) per me è una donna con la D maiuscola che aveva Dio dentro di sè
Io non credo che il uo donare così spontaneo, fosse legato ad un “si ne qua non”. Se davvero mia toccato il suo modo d’amare, credo sia proprio perchè è già nel dare, la tua ricompansa, l’assaporare il paradiso, che altro non è che uno stato del’anima…Se esiste un’aldilà, sia Paradiso sia Inferno è solo perchè esiste un’anima, custodita qui sulla terra nell’involucro del nostro corpo, solo se comprendiamo già da qui cosa significhi comportarsi consapevolmente, scegliendo la via del Bene, sempre e comunque, percepiamo nel ns. intimo la luce dle Paradiso. Lì sarà solo un luogo, conseguente a quello che si è vissuto qui. Basta guardarla in volto per capire che era una donna, che nonostante la sofferenz afisica, avesse già nel cuore il Paradiso.
L amore è vero quando si dona senza avere l aspettativa del Paradiso……detto ciò, per me Madre Teresa di Calcutta era una donna con la D maiuscola aldilà del suo credo e aldilà del fatto che fosse religiosa…..il fatto che si stata santificata ha reso il suo operato meno credibile (quanti santi sono stati beatificati erroneamente!!!! Tanti)
Giulia: Sono una giornalista anch’io, e in quanto tale, ho il sacrosanto dovere di essere corretta quando scrivo, di avere coscienza di saper scrivere le cose, senza manipolare le parole, avere quella cura, perchè c’è una responsabilità enorme nello scrivere, inviare il messaggio esatto, affinchè ci sia rispetto e considerazione nei confronti di chi legge, affinchè chi legge possa arrivare al comprendere “la verità”. Questo per dirti, che mi fa rabbia vedere chi usa questo strumento per fare scandali, e in secondo luogo credo che
La figura di Beata Madre Teresa è la medesima di Agnese Gonxha di Bojaxhiu,(suo vero nome) e se una persona così vera, umile, generosa, col cuore in mano pronto a donarlo e a diventare ultima è capace di essere felice nella sofferenza di aitare gli altri è perchè negli altri è riuscita a vedere il volto di Cristo, di colui, che è il maestro d’Amore, che ha sofferto per noi, e che nel suo soffrire per Amore, ha insegnato/tracciato una Via, che è quella dell’amore gratuito, una porta che conduce al Paradiso. Io credo in questo, Giulia, nell’amore per il prossimo, Gesù è tutto questo ed tanto altro.
La questionemi ha fatto imbestialire, perchè credo che non esista alcuna maschera, nessun velo in cui si nascondono segreti. C’è solo una verità messa a nudo, la sfaccettatura di una grande umanità, della sua sofferenza, del suo intimo sentire, delle sue tribolazioni. C’è un donare anche questo. Ed io, la sento ancora più vicina a me, e spero che tanti altri esseri umani, sappiano sentire l’umiltà di quest’anima Grande che ha saputo confessare anche il suo buio interiore, senza timore, senza paura di un giudizio. Perchè su questa terra, Siamo pecore smarrite in cerca del Pastore…
Eventounico: Se solo avessimo tutti quel coraggio, di ammettere, quanta dignità e santità acquisteremo… quanta misericordia di Dio
La santità è proprio la capacità di passare indenni attraverso la sofferenza ed il dubbio, uomini e donne assistiti dalla sola fede.
E’ assai facile criticare, giacchè nulla si costruisce. Tutti potremmo farlo.
Veramente rari, invece, quelli che mantengono un dialogo con Dio pur con tutte le esitazioni e le domande provenienti da una umanità che sublima lentamente in santità.
Carissima amica, peremttimi di dire che non mi interessa cosa dicono i giornali, dissacrano tutti, dissacrano soprattutto la vita della gente comune, di quella che soffre e di cui non si parla e di cui nessuno si chiede se è religiosa o no. Cosa importa se Maria Teresa di Calcutta avese o no fede, avesse crisi, era un essere umano prima di tutto e se qualcosa la fa grande è il suo modo di essere un essere umano. Io, come ti ho già detto, non sono più religiosa… ma credo nelle persone che si danno e che sanno vivere una vita degna di questo nome. Per Maria Teresa di Calcutta avrebbe più merito se quello che jha fatto l’ha fatto per la gente che soffriva e non perchè credeva in Dio. Scusa forse sono un po’ uscita da quello che volevi dire, ma sono stanca di sentire parlare di santità e non della gente che umilmente non si conosce vive nella tragedia tutti i giorni in silenzio. Io amo il il silenzio di questa gente. Ciao un abbraccio dalla sempre tua amica, Giulia
scusa per avere dimenticato l’intero indirizzo, te lo scrivo qui sotto, anche a me farebbe molto piacere se passi. http://lin4matore.wordpress.com
ciao sterob, vorrei leggerti, perchè il tema mi interessa ed anche per conoscerti meglio, ma nonlascitracce del tuo blog
aspetto l’indirizzo completo, così poi passo
sul tema madre teresa ho trovato un altro articolo interessante scritto da Vittorio Messori sul Corriere, l ho inserito nel mio blog (lin4matore)
Avevo scritto anche io un post su Madre Teresa di Calcutta ed era successo un casino……a proposito la conosci Amma? Sempre in India e continua sulle orme di Gandhi…..che donna!
Grazie Sterob, del complimenti e di aver lasciato un contributo prezioso! Speriamo che chi sa ascoltare sappia ben intendere il vero significato di questa esperienza che avvicina ogni uomo.
complimenti per l’articolo e mi permetto di copiarti l’articolo scritto da Antonio Socci su Libero in merito all’attacco a Madre Teresa:
<<Uno scoop che fa sorridere. Il settimanale “Time” lo anticipa e subito i giornali italiani gli vanno dietro. Prima pagina del Corriere della sera di ieri: “I tormenti di Madre Teresa: non trovo Cristo. Mezzo secolo di dubbi sulla fede”. Prima pagina della Stampa: “Teresa, la santa che dubitava di Dio”. Parrebbe clamoroso. In realtà la notizia è stravecchia e così è pure presentata a rovescio. Personalmente dedicai a questa straordinaria vicenda una puntata di “Excalibur” nel dicembre 2002 e non su una tv locale, ma su Rai 2, in prima serata, davanti a circa 3 milioni di telespettatori. Si parla di 5 anni fa. Dunque la notizia di ieri non è proprio freschissima…
Erano ospiti in studio un giovane indiano che, da bimbo abbandonato, era stato raccolto su una strada di Calcutta da Madre Teresa e da lei “adottato” e cresciuto come un vero figlio naturale. C’era poi Elisabetta Gardini, un missionario, padre Piero Gheddo, che era stato amico della suora. E c’era infine Saverio Gaeta, il giornalista che aveva appena pubblicato “Il segreto di Madre Teresa” (Piemme) il cui sottotitolo recitava: “Il diario e le lettere inedite dei colloqui con Gesù riportati alla luce dal processo di beatificazione”.
Adesso il libro che sta uscendo, “Come be my light”, torna sulla vicenda, ma non alza i veli su un “lato sconosciuto” della suora, come annuncia il Corriere, perché la cosa era nota. “La Stampa” titolando sulle “lettere segrete” mette in evidenza un brano (“il sorriso è una maschera o un mantello che copre ogni cosa”) che si trova già, ed espresso meglio, a pagina 95 del libro di Gaeta: “Il mio sorriso è un grande mantello che copre una moltitudine di dolori”.
Perché dei giornali importanti lanciano come scoop, come “lato sconosciuto della missionaria di Calcutta”, qualcosa su cui si discute da anni? Escludo che sia un caso di provincialismo. Escludo pure che non conoscano le buone regole del giornalismo che impongono di fare verifiche e di presentare un fatto con cognizione di causa. Ha prevalso forse un certo scandalismo estivo a buon mercato: la più celebre santa dei nostri tempi che sembra dire di non credere in Dio è ritenuta cosa divertente dal circo mediatico che ha ridotto il mondo a pettegolezzo. E questo spiega qualche superficiale tendenziosità dei giornali (si presenta Madre Teresa come una che diceva una cosa e ne sentiva un’altra). Taluno, in casa cattolica, denuncerà l’emergere qui della nota ostilità ideologica contro la Chiesa. Dirà che si è voluto dare un colpo pesante a una santa che è un simbolo del cattolicesimo per milioni e milioni di persone. Può darsi. Ma francamente dovrebbero dare qualche spiegazione anche gli ecclesiastici che hanno pubblicato un simile libro con questo lancio mediatico che non rende giustizia a Madre Teresa. Sarà stata ingenuità, ma la suora così è finita nel tritacarne scandalistico.
Al contrario il libro di Saverio Gaeta, che pure rese noti per primo i brani delle lettere sulla “notte oscura”, partiva anzitutto dalla rivelazione degli eventi soprannaturali che hanno dato inizio alla missione di Madre Teresa che, altrimenti, sarebbe del tutto inspiegabile (lei infatti era già una suora missionaria in India: insegnava in istituti per figlie delle famiglie facoltose). Le accadde dicevamo l’irruzione di Cristo nella sua vita. Si trattò di locuzioni interiori, cioè delle voci percepite di Gesù e di Maria e di almeno due visioni. Senza questo sensazionale antefatto non si comprende la “notte oscura”.
Dunque è il 1946 quando la giovane suora missionaria percepisce chiaramente questa voce dolce, appartenente a Gesù, che le dice: “Desidero suore indiane, vittime del mio amore, che siano Maria e Marta, che siano talmente unite a me da irradiare il mio amore sulle anime. Desidero suore libere, rivestite della mia povertà della Croce; desidero suore obbedienti, rivestite della mia obbedienza della Croce; desidero suore piene di amore, rivestite della carità della Croce. Rifiuterai di fare questo per me?”.
La Voce comincia a farsi sentire dal 10 dicembre 1946, “innanzitutto nei dieci giorni di ritiro spirituale che la religiosa trascorre nel convento di Darjeeling” scrive Gaeta “e poi per buona parte del 1947, la Voce si manifesta con sempre maggiore chiarezza. Gesù Cristo in persona le chiede la disponibilità ‘a lasciare tutto e a raccogliere intorno a sé alcune compagne per vivere la Sua vita, per svolgere il Suo lavoro in India’. E’ l’inizio di un serrato dialogo”.
Suor Teresa è chiamata da Gesù a lasciare il suo ordine e ad andare a vivere come i più poveri fra i poveri. Gesù le indica perfino il nome dell’opera che deve costruire: “Desidero suore indiane, Missionarie della Carità, che siano il mio fuoco d’amore tra i più poveri, gli ammalati, i moribondi, i bambini di strada. Voglio che tu conduca a me i poveri, e le suore che offriranno le loro vite come vittime del mio amore condurranno a me queste anime”. Ed ancora Gesù le dice: “Hai sempre affermato: ‘Fai di me ciò che vuoi’. Ora voglio agire. Lasciami fare, mia piccola sposa, mia piccola cara. Non temere, io sarò sempre con te. Tu soffrirai e stai soffrendo anche ora, ma se sei la mia piccola sposa – la sposa di Gesù Crocifisso – dovrai sopportare questi tormenti nel tuo cuore. Lasciami agire, non respingermi. Confida in me con amore, confida in me ciecamente”.
E infatti – dopo queste straordinarie grazie mistiche – Madre Teresa sarà attesa da 50 anni di aridità spirituale, di notte oscura (quella di cui dicevamo all’inizio), salvo brevi parentesi di sollievo. Chi può dire quale senso di abbandono e di buio sperimenti un’anima quando deve tornare nel mondo dopo essere stata abbracciata dalla bellezza di Dio stesso? E’ il sentirsi respinti e abbandonati da Dio, una sensazione drammatica che anche padre Pio descrive in tante sue lettere giovanili. E’ la “notte oscura” che hanno sperimentato anche gli altri mistici. Perché quando l’immedesimazione con Gesù Cristo raggiunge quelle vette, insieme ai doni soprannaturali della sua presenza e della sua bellezza, percepite in modo tangibile, Dio fa sperimentare anche il buio e la croce che visse Gesù.
Vuole infatti che le anime da lui privilegiate somiglino in tutto al Figlio. Se ne rende conto la stessa Madre Teresa quando scrive: “Per la prima volta in questi undici anni ho cominciato ad amare l’oscurità. Perché ora credo che essa sia una parte, una piccolissima parte, del buio e del dolore vissuto da Gesù sulla terra. Oggi ho davvero sentito una profonda gioia, perché Gesù non può più vivere direttamente l’agonia, ma desidera viverla attraverso di me. Mi abbandono a lui più che mai. Sì, più che mai sarò a sua disposizione”.
Questa è la fede eroica per cui Madre Teresa è stata elevata agli onori degli altare. Paradossalemnente la vicenda è un’occasione preziosa per riflettere sul cristianesimo. Che non è affatto un’attività sociale o umanitaria, né un sistema astratto di dottrine e di morale, né un ragionamento umano o una civiltà, né un insieme di riti o sentimenti. Ma è l’incontro con una persona, Gesù Cristo, che sceglie e chiama, senza alcun nostro merito. E’ l’appassionata e drammatica storia d’amore con lui, che si manifesta in modalità speciali nella vita dei mistici. Per tutti però il cristianesimo è l’avventura più straordinaria, perché attraverso questo cammino Dio divinizza le creature umane che gli dicono liberamente “sì”. Questo infatti è lo scopo della creazione (anche il nostro corpo sarà divinizzato). S. Agostino ha scritto: “Colui che era Dio si è fatto uomo, facendo dèi coloro che erano uomini”. E questa trasformazione, che s’intravede già nei santi, regala una felicità senza fine già sulla terra, ma passa sempre attraverso il Getsemani e la Croce. Anche per Madre Teresa.<<
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