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Cosa chiamiamo “Amore”…?
“Che pensi? Lo sento che pensi a qualcosa. Non sono violento. Non ci ho niente da dimostrare io. Te lo sei inventato tu che ero il padrone… io non sono violenta. La dovevi smettere di chiedere… è tutto lì. Ecco cosa dovevi fare…
Chiedere, sempre chiedere!… E poi tu chiedi male… cioè, è quel chiedere e non chiedere, avere paura… ferita, ecco, sempre ferita, con quegli occhi lì… Guardalo!
Non c’è niente di peggio di chi ci resta male. Di tutti i modi di chiedere è il più tremendo. Meglio che uno dica: ” voglio, voglio, voglio “, come (abbaia) mica (guaisce).
Fai la vittima, eh? E quando fai la vittima credi di essere remissivo, e invece sei violenta. Ecco, si, sei tu che sei violenta. Eh, si. Perché, la violenza si fa solo col fucile?
E la violenza non aggressiva?
E la violenza docile?
La violenza di chi non può essere abbandonato, di chi non ce la fa a star sola e fa quella faccia lì, quegli occhi lì che conosco a memoria, che fa finta di dire ” tu puoi anche andartene via… “
Non è vero, non è vero che esistono due possibilità.
Io ce ne ho una sola…
E questa è violenza. Non posso andar via perché mi ricatti, mi ricatti col tuo dolore assurdo!…
Scusa… Mi ricatti con l’amore, col tuo grande amore.
A me non mi fa niente bene essere amato molto.
Almeno così.
Dammi retta, appena uno ti ama così scappa.
Non è mica gratis.
E pensare che c’è chi si lamenta perché non è amato. Ma essere amato allora?
È una cambiale… prima o poi la paghi. Una cambiale a scadenza indeterminata, ma che incombe… Un incubo.
Mi piacerebbe essere un camionista coi vetri tappezzati di cani e di donne… Ma lì, solo lì, per guardarli prima di dormire. Insomma, si fa per dire(…)
E poi mi ricordo
che senza un preciso ricordo
rivedevo gli amici come un convalescente
camminando in posto affollato e un po’ assurdo
con la faccia di uno che ne ha passate tante
e il mio orecchio un po’ sordo, un po’ assente, registrava
le parole di un amico che mi raccontava
tutto quello che era successo
quando non c’ero.
Statistica di coppia:
sopravvissuti zero.
Giogio Gaber -Lona











Il pensiero di un Viandante