
Ci agitiamo nel proprio “senno di poi”, quando la pelle che ci ritroviamo addosso è ormai scambiata, fossili privi di “vita”, stelle senza universo. Ci si guarda andare via, con le spalle ricurve ed indosso un buio mutismo. S’incontra per un pò solo il male di vivere. Occhi nuovi scorrono veloci senza scomodare troppa attenzione, volti sconosciuti, folle, persone, migliaia di persone e nessuna personalità che possa contenere quel marasma che c’investe, che s’appiccica addosso, impregna il nostro vivere, più del tabacco, fa impazzire tutte le cellule, che girano in tondo senza trovare una direzione. C’è un dentro che esplode fuori senza ritegno, nè vergogna, disperato non trova nascondìo.
Persi, come ossi di seppia, restiamo sulla riva del sentimento affogato dalle ns. lacrime. Bottiglie vaganti alla disperata ricerca di un messaggio, di un ripensamento, di un salvataggio alla deriva…
Abbandonati, ci attachiamo alla speranza, all’incredibile avverarsi, al fato, un genio sempre troppo affannato nel suo fare, che non ha tempo, nè ascolto. Cerchiamo nei ricordi un segno banale, ci si aggrappa all’idea di un futuro migliore…senza sconfitte.
“Esiste un futuro già scritto?”
Nel crogiolarsi per notti intere, tra lenzuola bianche, con la luce accesa ad illuminare il vuoto senza riempirlo ed il cuore in eterna attesa… si altalenano domande, si bruciano sigarette, si spendono parole che non combaciano mai con le risposte. Sono incognite, ipotenuse dove ci si impiglia a cercare un ago in un pagliaio…e ”si trova, poi, la figlia del contadino”.
Nel lasciare ogni speranza al suo destino, nel vederla affondare a largo del rimorso, oramai digerito, nello smettere di arrovelarsi le budella, perdere l’involucro e la sostanza di sè stessi, ci si affida alla serendipità, si incrocia la vela di un nuovo sguardo, o forse è solo una nuova capacità di catturare la luce di uno sguardo, d’ incrociare il suo cammino, e sentirlo vicino, non più ”sconosciuto”. Perdersi, ora, nel nuovo orizzonte, significa risplendere nel proprio essere, in tutte le sue membra che illumina nuovamente il proprio universo, una nuova stella, si, questa volta, che non accorderà più la possibilità di adombrare la luce propria, l’unico Amore che vivrà per Sempre, l’unico vera forma d’Amore che possiamo testimoniare nella vita altrui!
“E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vari ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai?”
8 e ½ – Federico Fellini, 1963










Il pensiero di un Viandante