Archivio per Novembre 2007

Se vuoi cambiare il mondo

To understand the heart and mind of a person, look not at what he has already achieved, but at what he aspires to do“- kahil Gibran
Credo che nel mondo ci sia poco spazio per le aspirazioni. La pratica, le abitudini ed il dovere strozzano le sottili vie degli intenti. Non ho mai pensato di essere in grado di “insegnare”, ed ho sempre rifiutato l’idea di sceglierlo come mestiere. Ma la mia coscienza bolle, brucia la carne della “mia” verità in pentola, e non può tacere.
Nei giorni scorsi ho scritto un post dove ho già esposto il mio punto di vista sulla pedagogia e la cultura dell’apparire. Spesso alla luce degli eventi cui veniamo messi a conoscenza grazie ai media, siamo testimoni di una realtà adolescenziale sconvolgente, di eventi legati alla vita scolastica cui non sappiamo dare spiegazioni e soluzioni, dove inevitabilmente salgono sul banco dell’inquisizione professori (genitori)i ed alunni.

L’alternativa è quella che Alain Touraine, sociologo francese, attualmente ricercatore, parla di un passaggio ad una “Scuola del Soggetto“.

Una scuola che non si preoccupi di adattarsi a ciò che la società si attende da essa ma, al contrario, indirizzata verso un’educazione capace di facilitare lo sviluppo integrale e armonico di tutte le potenzialità individuali ( conoscere ideali, ambizioni, desideri di ciascun alunno)e di potenziare una vera democrazia interna tra i vari soggetti.

Scrive Touraine: “Bisogna rinunciare a un’istruzione-per-le-società.

Invece di strappare il ragazzo a una parte di se stesso, quella più intima, per trasformarlo in un essere civilizzato, ossia ricostruito in conformità alle categorie predominanti nella società, occorre ricomporre la sua personalità che tende a essere scissa…”

Nella cultura – nella scuola – si entra, così, con una propria storia e la si costruisce nell’incontro/scontro con la storia degli altri che la abita.

Se ciò accadesse, si vedrebbe l’ integrazione tramite il relazionarsi di professori e alunni, in un contesto di “racconto di sé”.

Una finestra si aprirebbe dal quel mondo interiore, fatto di dubbi, ombre perplessità che sarebbero messi in luce attraverso un diario, un taccuino di viaggio, dove coinvolgere anche la presenza dei genitori.

Un viaggio volto alla scoperta delle differenze e delle analogie che comprende il tema del sé e dei luoghi:

Professori e alunni sarebbero i pennelli di un unico dipinto. Un’opera che metterebbe in luce il ritratto di ogni singolo: com’ero ieri, come sono oggi, i gusti, gli oggetti personali (foto, disegni, oggetti di casa, impronte della mano, ecc..). Ed ancora,le sculture familiari, le lingue che conosco.

Ci si ritrova così in un viaggio con la propria valigia: quella dei ricordi e quella delle scoperte

Al tempo dei nonni, nel paese di… il cibo, le tradizioni culturali: le fiabe, le feste, il calendario…

Jhon Lennon nella sua bellissima “Immagine” diceva :”You may say I’m dreamer… but I’m not the only one“…e con la medesima forza, anch’io continuo a credere che questa possa essere la “nuova scuola” possibile.

Noi non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci sono stati inflitti.

Possiamo però cambiare noi stessi,”riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta, e far sì che nuovi individui non ripetano inconsapevolmente, il medesimo circuito di negazione del sè.

Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza.

Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di abbandonare infine la prigione invisibile e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia ed imparando a convivere con essa, tracciano nuove vie, nuovi percorsi di conoscenza, verso un ignoto che aspetta ancora di essere scoperto.

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“Mi piacerebbe non aver visto, né letto, né ascoltato mai niente… e poi creare qualcosa” – Keith Haring

Il cuore e la penna in Allenamento

Ricordo ancora come, quando, e perché ho deciso di aprire un blog.

Spesso sono le forti motivazioni a condurre verso la costruzione di un progetto, una realtà che si ha solo nella testa, che piano piano prende forma, colori.

L’inizio ha spazi vuoti, pareti virtuali che vengono allargate dalle emozioni tradotte in parole.

Questo blog mi rappresenta, e rappresenta per me una forma unica di continuità. Un filo invisibile ma consistente.

Una linea sottile ed infinita di allenamento interiore, per non smettere mai di guardarmi allo specchio, di guardare in faccia la verità/realtà che mi appartiene.

Qui abita la mia voglia di scrittura.

Una scia che mette in circolo un movimento, incide un flusso di energie che saltella nelle strofe. Parti distinte di me, del mio sentire, di tutto ciò che attraversa la mia vita .

Così trapasso i voli, canto la voce ed il cuore. Ogni battito è testimone di un’ emozione, anche quelle da poco.

Qui ho imparato a viaggiare nella mia anima, che confini non ha…

Fra distese di terra, rumori e respiri di libertà.

Tra sogno e realtà,ho attraversato oceani e deserti interiori sconosciuti prima. Ora illuminati e visitati anche dalle vostre presenze.

Ombre, luci,vibrazioni intermittenti, condivisioni e confronti, il riflesso di tante vite,isole e correnti marine, abbracci e verità, in un immensità eterea.

Voli tesi, sprazzi di blu, cieli tersi…qui brucia la mia magia, la penna che inseguo, ha un suo cuore, una sua vita rivelatrice di follia.

Di questa vita salverei l’attesa senza aspettative delle mie emozioni. Le confidenze ed il clamore assordante di tante novità.

Anche la rabbia che cicatrizza delusioni

la trasparenza ” amica” di tutte le notti che mi ha dedicato.

La paura che mi ha spinto a credere nell’aldilà, nella luce che sempre vivrà oltre il guscio della realtà contingente.

Continuo a sentire la terra a piedi nudi,

gli appigli scavati su tante pareti,le porte forzate di tanti segreti…

Col Crescere ho imparato che il sentimento che non si traduce è l’amore.325874000_2cd26c884b_m.jpg

Di questa vita non vorrei cambiare niente.

Neanche le mie brutte stagioni.

Son state il sale delle mie incertezze,e sono ancora qui.

Spicchi di vento da lanciare in alto come gli aquiloni, compromessi per tentare il salto,le frecce aguzze delle mie opinioni,sono il coraggio che mi aiuta adesso a vivere così…

Questa è la mia miniera…i miei pensieri, i miei sentimenti, le mie mani, la mia fronte che hanno il sudore di chi amo, l’odore in ciò che Credo, custodito nel nero dell’inchiostro.

Nel più profondo buio c’è anche il sole

Come nel torto c’è anche la ragione

Non è soltanto un puro fatto d’opinione

E neanche di coerenza

E accanto ad una gioia c’è un dolore

Nel bianco e nero c’è colore

E come il dolceamaro c’è anche l’odio-amore

Il bene e la violenza

E solo la coscienza può

Fare la differenza

Fermiamoci a pensare per un pò di tempo

Perchè solo la coscienza sa

Dire qual è la verità

Segnando la strada e dando l’esempio

Siamo da abitudini avvitati

A volte dentro a stupide giornate ed io stordita

Mi faccio una domanda:

Noi chi siamo?

In questa vita stesa su un divano

Siamo l’umanità che soffre più di tutti

Il senso d’abbandono

Errori a pioggia,

anzi grandinate

Adesso cerco altre coordinate

Che portano ad un punto nuovo che è l’arrivo

O forse la partenza

E solo la mia coscienza può

Fare la differenza

Perchè il senso di colpa non ti fa lo sconto

E solo la mia coscienza sa

Dire qual è la verità

Segnandomi la strada e dandomi l’esempio

Ho già dentro il mio breviario

Potrai aprire la mia essenza

Leggere prospettive passate presenti e Future

Ma solo la mia coscienza può

Fare la differenza…

Anche quando cambia il vento

Qui Mi Ritroverai

Con il fiato grosso e l’emozione di stare qua


 

Un Neo che non c’era

Nascono confronti.

Percorsi possibili,  sulle doppie punte che si ramificano verso l’alto,

(s)guardi in cielo, quasi a cercare un indizio fra le forme delle nuvole, che ricordi qualcosa di familiare…

Perché ciò che ci spaventa è il nuovo.

Quello che prima non c’era ed ora c’è.

Quello che oggi c’è e domani chissà…

Cederà il posto ad altro, sconosciuto.

Ci si aggrappa a ciò che si conosce, contorni e contenuto.  Vogliamo tenerci stretti il ripieno, l’essenza, ma spesso ci acconteniamo di sfumature, scie di profumo.

Ombre che anelano la luce.

Quattro cardini, sempre gli stessi.

Il cielo che è sopra e la terra che sta sotto.

Ci si sente spiazzati e spazzati via quando si è presi alla sprovvista, da raffiche di novità che soffiano tutte insieme.

Non si è acrobati a gestire tutte queste emozioni.

Ho insegnato al mio cuore ad avere una porta a soffietto.

Come una fisarmonica, lascia uscire ed entrare le più disparate emozioni diverse,

 poi sta lì e ascolta.

Fuori ho appeso un divieto d’accesso a canzoni stonate ed incantate del passato.

Ha un solo comandamento: trattenere gelosamente in custodia ciò che potrà appartenere all’Avvenire.

Nessun laccio, né feticci, o catene.

Nessuna collocazione.

Nessuna stanza o scatola da sigillare.

Solo voli liberi, vortici esponenziali di speranza e positività…

Anche ora che sulla pelle ritrovo un neo di sangue che non c’èra, forse un Tatoo del cuore, un disegno che la pelle incide di questi miei primi 34 anni…121560417_a433983f70.jpg

Lascio che sia…

Se fossimo immortali

La sveglia addormentata

nei muschi della doccia schiuma.

I viaggi di Peter Pan come itinerari quotidiani

Addosso, solo un profumo di sandalo e pesca, senza memoria.

Scambierei il giorno con la notte.

Camminerei per ogni dove, senza preoccuparmi del ritorno.

Domani sarò ancora giovane.

Il nulla non mi assedia più lo stomaco.

Il destino è uno yogurt scaduto.

Il futuro un penitenziario, vuoto a rendere.

I bambini giocano con me saltellando nell’aria, rincorrendo nuvole e palloncini.

Ho voglia di “Restare” con chi ride e sorride, si fida e confida ed ha la testa fumante… come un vulcano.

Erutta insieme alle idee, i pensieri scomodi ed ingombranti, le verità, tutte, arrossendo le guance, abbassando lo sguardo solo per il pudore.

Non c’è posto per una vita sola.

Giro e girerò senza fermare questa Nave senza porto e formulo una scia, respiro la mia aria incontinente,

frullata di pensieri ed emozioni …finché incontrerò, il frutto del non ritorno…

Forse è questa l’eternità?

Ora come ora sembra essere prigionieri di un labirinto, senza finestre, nè panorama

Lo stesso sottofondo di sempre, senza fine.

Io vorrei lievitare con il buio, salire con l’aurora, e far morire ogni ripetizione.

Già… Chiudere il cerchio di ogni emozione.

Vivrò il “Domani” per quello che è, un punto e basta che non ha ieri, non conosce repliche, ed ha memoria corta, sa solo che è OGGI.

Qualcuno ha mangiato il presente?
mela_invado.jpgl’immagine è stata realizata da Tomaso Marcolla

L’inevitabile

Un evento naturale.

L’evoluzione delle cose.

Lo scivolare giù a peso morto, sentirsi pesante, più di quello che si è, senza dare colpa alla forza di gravità.

L’ascesa e la sua liberazione sono al di là di quel confine, non è un limite circoscritto, forse temporale…è una questione di moti interiori, di assenza o presenza di movimento, di immobilità stagnante. Le vie del dolore scavano nuovi percorsi,  tunnel di singhiozzi e magoni da attraverare fino il fondo dell’impotenza…

Segue sempre il pianto sul “sangue” versato. Il sanguinamento ininterrotto, “après coup”. L’addio. Il distacco che non mette mai distanza e che accresce il dolore per la mancanza. Le orme dei ricordi rigano il corpo, incidono la perdita, vestono il vuoto. 

Si resta sopravvissuti, naufraghi di un  vorticoso abbandono , prede dell’assenza e del buio potente.

Spunta una reazione che rende “preziosi” e inevitabili, come il cappello della sera. Ci si protegge di più, ma non si sa da che cosa. In fondo è per questo che scambiamo la luna per il sogno, e il fondo per una bugia. Si cade, e ci si rialza. Il cielo si squarcia, cede lo strappo all’attimo che resta ineluttabilmente “eterno” incastonato come una perla nera, nell’impossibilità di afferrare l’insieme. Alla fine, il cielo resta sempre, mentre sei altrove a cercare un rifugio.

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 S’impara presto ad indossare l’inevitabile!

Giovanni è andato via a 56 anni, voleva vivere. si è aggrappato alla vita, stringendo i pugni più che poteva. Il dolore l’ha steso al tempo, e reso briciola…. 

Spero che oggi,  oltre a guardare le nuvole di dolore che cadono sulla terra, in cielo, abbia un sole caldo che gli doni ” amore  e libertà”  

Le pose del pianto

Quella lacrima sul viso….lo disturbava, lo lasciava inerme, come irrigidito.

Lui aveva paura di essere sfiorato dalla scossa del sentimento. Si. Di esserne investito completamente, di non riuscire a contenere quella tempesta di emozioni, che preferiva congelare sul fondo dell’anima…Crying_until_the_sunset_by_rahimz

Lei, si prese cura del suo pianto.

Non permise a nessuno di asciugarglielo, di portarglielo via: era come se dicesse “questo pianto è mio, queste lacrime sono sempre io,il mio linguaggio.

Non lascerò, che ciò che in qualche modo mi racconta – mi rivela – si possa perdere, frantumare…”

Così, raccolse il suo pianto e lo conservò…

Piangere gli costava fatica: “un vero uomo, un uomo d’onore, non piange mai” le disse.

Così era cresciuto, con questa frase ripetuta all’infinito da suo nonno, recitata dentro sé come un mantra…

Lui non era libero nel seguire gli impulsi del cuore e le emozioni, che si sa, ne sono figlie, travalicano sempre, hanno un loro percorso che scavalca persino i ragionamenti… fino  anche a fare perdere i confini di se stessi….

…Donne e uomini contro…

Da Majakovskiy a Che Guevara…. Diversi nello spirito e nelle soluzioni… Ma col medesimo anelito di libertà e di vita… Voci che la cronaca e la storia non riescono ad imbavagliare.

E poi  si dice che le donne sono quelle fragili e lagnose, quelle che hanno la lacrima facile, il così detto sesso “debole”…

Noi, che abbiamo il coraggio di manifestare senza veli i nostri sentimenti, noi che non ci nascondiamo dietro il dito, noi che cerchiamo “Uomini” che sappiano riconoscere la propria umanità nell’ esprimere le proprie emozioni,i propri sentimenti.

Noi, stanche dei maschi sempre uguali, con la crevatta rigida ed il tronco molle…

Noi, che lasciamo ormai da sempre, che le lacrime siano le nostre compagne di vita, che ci righino pure l’anima e ci bagnino il volto di una scia dai mille suoni e colori, che altro non è che la colonna sonora di una vita vissuta fino all’ultima goccia…

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Non Smettere di Credere

Una volta un’anima mi disse:

Credo nella VERITA’ che spesso è celata e mascherata dalla paura di mostrarsi per quelli che si è per paura del giudizio altrui…

CREDO nella buona fede che c’ è nell’errare senza alcuna consapevolezza….

CREDO nella natura dei sentimenti, nel loro libero fluire senza i freni delle infrastrutture che NOI stessi creiamo…

CREDO nella libertà di espressione che non è vincolato all’espressione  verbale di ciò che pensiamo ma a tutto il nostro ESSERE Ognuno UNICO e per questo DIVERSO da qualsiasi altro….

CREDO nell’umiltà, in chi nel vedere e riconoscere i propri limiti li supera e in chi ha la voglia di mettersi sempre in discussione e non accetta mai la sconfitta senza nemmeno mettersi alla prova….

CREDO nella capacità di tramutare un pensiero in’un”idea, di creare dall’idea un progetto, e di espanderlo in modo esponenziale per una “rivoluzione” che cambia il mondo!

CREDO nella straordinaria capacità di DISCERNERE “il bene” dal “non bene” che è in ognuno di noi, e che nella scelta di operare “Il bene” compierlo a  qualsiasi costo…

CREDO nella saggezza, che non risiede in chi ha il colore dei capelli bianchi, bensì in chi acquisisce dalla fonte della coscienza, il riconoscere e far tesoro di tutte le proprie esperienze….e continuare a sperimentare senza paura o condizionamenti.

CREDO nell’evoluzione dell’animo umano, nella sua capacità infinita di espansione, nella volontà di dimenticarsi di sé stesso per Amore di un Bene maggiore…

CREDO nella forza di non arrendersi per le idee in cui si crede, anche quando nulla intorno fuori e dentro di noi ci dice di perseverare per andare avanti…

CREDO nello sguardo pulito di un bambino che tende la mano per mostrarci la via che ognuno ha dentro il cuore ma che per paura delle ombre da affrontare rinneghiamo a noi stessi….

CREDO nella semplicità dei gesti, di un sorriso gratuito, di un’apertura di braccia, nella capacità di donarsi completamente senza scudi né riserve….

CREDO in un’altra espressione di “vita” oltre l’effimero della materia, oltre la tangibilità di questa carne e nella nostra intelligenza nel ricordarcelo quando troppo spesso lasciamo che il mondo attorno a noi invada quello che è dentro ognuno di noi….

CREDO in quell’inafferrabile attimo che sembra eterno quando ogni giorno assaporiamo il miracolo della vita che scorre e che ineluttabilmente imperterriti cerchiamo di trattenere, di afferrare tra le mani….

CREDO nella presenza del Creatore, e in quel desiderio sconfinato di cercarlo per poi accoglierlo ed ascoltarlo nell’intimità del proprio Io!

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CREDO…. Nel grido della “vita” che oltrepassa l’attimo muto della “morte” per ascoltare la sinfonia che è nell’Infinito!

…quell’anima oggi appartiene all’infinito, ma batte ancora dentro il sentimento che mi tiene unita a Lei, e vive attraverso questi valori che oggi mi appartengono, per sempre!

 

La pedagogia nera e la cultura dell’apparire

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A quale prezzo psicologico si ottiene un “bravo bambino-adolescente”? 

La scuola, nella biografia di ognuno, è tra i primi luoghi della socialità.

Il luogo dell’incontro/scontro col mondo, dell’esperienza di gruppo, della costruzione del senso di appartenenza.

 Ciò che ruota attorno al bisogno di sentirsi riconosciuti dal gruppo, di ritagliarsi un ruolo, e all’istinto di preservare le proprie specificità individuali, si scontra continuamente con la questione della “civile convivenza”. È un affare delicato nel processo di crescita.

Perché ognuno di noi ha dovuto fare i conti con i propri impulsi e ha dovuto accettare dei compromessi per raggiungere un equilibrio tra interessi collettivi e bisogni individuali, con momenti in cui una sana trasgressione o anche una decisa “cattiveria” sono diventate l’emergente del nostro agire.

 Un aspetto sociale, cui sono vittime gli adolescenti, è la depressione/isolamento. 

Nella fase di non adulti e non bambini si sentono attraversati da emozioni e sentimenti che spesso li mettono in subbuglio.

Si sentono divorati e sopraffati dal senso di frustrazione, di non accettazione, dal  “non essere orgogliosi di sé”  o esclusi da contesti sociali che li  condizionano  fino all’ emancipazione/isolamento, classificati come “diversi”, ovvero non omologati.

Frustrazioni ed insofferenze diventano tabù che non trovano ascolto, né nel mondo dei pari, né in quello dei professori, né in quello affettivo genitoriale. 

Prevale così il senso di smarrimento, la voglia di sparire, di farla finita, perché è impossibile reggere/gestire il confronto con il mondo. 

 Da qui nasce la ricerca di significati ed il senso di emozioni inascoltate che non devono essere dimenticate,  annullate nell’oblio della  nostra società.  Tracce di  vite spezzate , incomprese che hanno urlato con la  “morte” il proprio grido emotivo di malessere. 

Una rete di significati che a noi spetta di essere decifrata e sciolta di ogni dilemma, affinché non si moltiplichino  e si ripetino  gli eventi.  

Nella Scuola, in realtà, viene trasformata la naturale e spontanea sete di conoscenza in sistematica noia e ripetitivi rituali fondati proprio sulla supponenza gerarchica di trasmissione del sapere da un insieme di persone deputate a dare risposte senza che alcuna domanda sia stata posta.

In questa istituzione si è realizzata pienamente la distruzione di ogni vera individualità e soggettività a favore di una dichiarata e compiuta oggettività, annichilendo in questo modo la ragione stessa della conoscenza che presuppone una relazione dialogica degli attori del processo cognitivo.

La Scuola, quindi, diventa sempre più ‘formazione’ di un uomo nuovo invece che luogo deputato all’acquisizione della conoscenza.

Nel momento in cui essa sembra realizzare e compiere la sua missione di formazione agli ideali della democrazia e della partecipazione, in realtà allontana, in maniera irreversibile, l’individuo dall’autonomia e dalla libertà. 

E’ stato dimostrato, infatti, che la grande importanza e i massicci investimenti che lo Stato effettua nell’ambito dell’istruzione di un paese, sarebbero stati una necessità strumentale delle politiche di espansione del capitalismo.

 La scuola, così, non sfugge alla logica della globalizzazione e alla cultura dell’apparire e del successo. Anzi, ne diventa, avendo inglobato la logica e il linguaggio dell’economia, essa stessa promotrice.

Non a caso sempre più si è sostituita la parola uomo con risorsa umana e/o capitale umano. 

In questo quadro l’informazione ha sostituito la conoscenza,l’accumulo di nozioni e di metodologie ha sradicato da ogni contesto scolastico il piacere della ricerca, della riflessione, vale a dire la saggezza che è frutto di passione e meditazione. Alice Miller, psicoterapeuta svizzera, ha svelato in maniera ineccepibile i raffinati metodi di persuasione occulta che la nostra società occidentale ha messo in atto per piegare le naturali caratteristiche di ogni bambino per indurlo sempre più ad identificarsi con il progetto educativo dell’adulto.

Quest’opera sistematica di repressione produce adulti incapaci poi di reagire alle ingiustizie sociali e accondiscendenti anche verso le forme più violente del dominio.

Questa ‘pedagogia nera’ di cui è impregnata l’educazione familiare, scolastica e sociale, serve a formare personalità che a loro volta sapranno ripetere e rinnovare la logica intrinseca della repressione e del dominio con il risultato di costruire una società fondata sulla convinzione della ineluttabilità di questi principi e valori.

Tutto l’impianto educativo che caratterizza la scuola è finalizzato proprio a ciò, alla preoccupazione del dover essere di ogni persona.  Anche Zigmunt Barman, sociologo britannico dell’inizio del ‘900,  sostiene fortemente: “Gli esseri umani postmoderni devono dunque essere capaci non tanto di portare alla luce una logica occulta nell’accumulo di eventi, o gli schemi che si celano in ammassi casuali di punti colorati, quanto di disfare da un momento all’altro i propri modelli mentali e strappare, con un solo rapido balzo della mente, le ragnatele più elaborate; in breve, di maneggiare la propria esperienza allo stesso modo in cui un bambino gioca col caleidoscopio che ha trovato sotto l’albero di Natale.

“Il successo nella vita di uomini e donne  dipende dalla velocità con cui riescono a sbarazzarsi di vecchie abitudini piuttosto che da quella con cui ne acquisiscono di nuove.”

La cosa migliore è non preoccuparsi di costruire modelli; il tipo di abitudine acquisito con l’apprendimento terziario, infatti, consiste nel fare a meno delle abitudini.

Di fatti oggi, l’ ’apprendimento, è solo quello acquisito per via simbolico ricostruttiva  mentre, quello che deriva dall’esperienza diretta e dalla ricerca empirica viene sistematicamente escluso da ogni aula Scolastica. 

Questo significa creare un contesto che stia dalla parte dei ragazzi e non da quello delle attese degli adulti.

Interroghiamoci  veramente sul senso profondo e autentico del nostroessere piuttosto che sul nostro divenire.

L’accudimento

E’ la vita a dare un posto alle cose.

Quando sembra che non ce ne sia uno per sè, guardarsi attorno aiuta.

Le storie, anche poche storie incrociate senza averle cercate, parlano di questo: di come ci sia un posto per tutto, a saperglielo dare.

Un posto anche per l’assenza.

Di quante ombre sia pieno l’amore perfetto, e di quante risorse inattese.

Di quanti modi esistano per accogliere quello che viene, quello che c’è. E’ una forma di accudimento.

Tanti modi di accogliere dentro sè, così diversi, tutti senza colpa, alla fine, i modi che ciascuno trova perfetti per sè…

C’è un sentire privato e uno collettivo – luci e ombre dell’amore perfetto- c’è la vita com ‘è e po c’è la sua rappresentazione corale, pubblica e condivisa, che non coincidono quasi mai…

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Le storie che sentiamo al telegiornale, gli articoli sulla carta stampata, le leggi, la scienza, i dibattiti su fatti di cronaca che fanno ancora più rumore, amplificano incognite, ombre ingigantite dentro il proprio sentire…

Cosa sia accettabile e legittimo, cosa sia “normale” e cosa no…

Cosa sia davvero contro natura è un altro tribunale a decidere.

Dalle donne passa la vita, sempre! 

Violet Bar

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Il Bar delle Donne  

“…allora si poteva acquistare la cioccolata in pacchettini graziosi, col nastrino legato a croce, in cui ogni tavoletta era impacchettata a sé con carta stagnola colorata. …da questo scintillante reticolato un giorno i colori calarono su di me, e ancora sento la dolcezza di cui il mio occhio allora si saziava” di Aura Rosenberg 

Si preparavano per ore ed ore, file di  perle di particolari da ottemperare, niente fuori posto,  piume di ciglia finte in prima linea, guanti e cappellino abbinati, puntuali per l’ora del thè.

 Io preferisco la cioccolata calda, nera, fondente, quasi amara. In quella profondità di buio, accetto solo una nuvola di panna, un ciuffo che regali sofficità e biancore alla giornata che metto in dolcepausa…

La camera viola della saletta da thè ha un’atmosfera calda ed accogliente, anche se sulle pareti si è sospesi tra le nuvole ed il cielo di Parigi, protagonista assoluta, la tour eiffel, imponente e stabile  sullo sfondo d’acqua  della Senna… immagini portanti della riflessione, senza un carico eccessivo di pesantezza…

Le conversazioni sono le nostre, quelle inprofumate ed  ben incipriate, fatte di elementi tradizionali: di occhi sognanti, confidenze sottovoce, guance arrossate da gocce di pudore…

Non credo ci sia qualcosa di una  civetta in ogni donna. Credo sia come  un cigno dal collo lungo che vede un po’ sopra le nuvole e ci si perde…

Un’ isola a sé stante  che conosce “l’arte del nonostante” Un faro, uno sguardo mobile, una confidenziale punto e virgola…

Con un’anima fuori le scarpe, che scavalca a piedi nudi, recinti spinati e  si cimenta in terreni spinosi…

Perché di questo parliamo sempre noi, nei Bar, dell’eterna diversa natura, dell’ “orso” uomo che crediamo di afferrare come la coda di una stella cadente, e puntualmente illuse,  ci ritroviamo nel  pugno il suo doppio  “il mito”  che come polvere tra le mani,  non conoscerai mai l’ essenza.

 

Distesa nel Vento del Nord

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Oggi ho perso la mia direzione.Dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato…?Suonano nella mia testa certe note di copertina, il vento sembra avere fretta, vuole correre chissà dove… mentre mi scompiglia i capelli, sale su per le maniche del cappotto, mi regala brividi di freddo, accompagna la mia mente in un viaggio che desidero da tempo, in un luogo lontano tra i ghiacciai del  Nord.Io, alla ricerca del divano “perfetto”. Immenso, bianco, soffice, dove affondarci dentro con tutti i desideri da materializzare, per incanto.Ho voglia di andare lontano da questa realtà e non  mi basta  percorrere pochi chilometri.Roma è una città che non fa caso a chi c’è chi non c’ è.

Napoli mi sta stretta, anche se è stesa nel suo golfo fra luci ammaliatrici, che riconosci a mala pena, contornata da finti bagliori e vuoti a rendere, sparsi sui marciapiedi.

La città degli opposti incantatori, delle vittime che “chiagnene e fottene”.

Sono alla ricerca di una quercia solitaria su distese di colline irlandesi, di una Stoccolma sempre diversa, o che so di una “fiesta” boreale, tra navi rompighiaccio e miti vichinghi, sotto il sole di mezzanotte.

Un gran tour scandinavo attraversando, con la mente nuda, Islanda, Svezia, Lapponia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, gli arcipelaghi delle Åland e delle Lofoten, “l’isola delle aringhe”, tocca poi i confini del la Germania e dei fratelli Grimm.Lì, vorrei mi portasse questo vento stasera, che altro non fa che stingermi in una morsa, quasi a togliermi il fiato.Su un divano del Nord  che ospiti meditazioni sopraffine e itinerari fuori dal comune, grandi scenari e colpi di scena: dallo “strappo” islandese fra due continenti, al “dialogo intimo” con le balene nelle viscere del vulcano Krafla,  volare  in Danimarca   con il deltaplano  quasi a toccare le cime di tetti e cucuzzoli  che “pensano”, fino a scoprire i cibi e le erbe che il coltello finlandese spalmerà sul pane caldo, appena sfornato.  Prelibatezze e piatti “a rischio” che si stenderebbero nel palato per far godere il gusto:

una fermentata surströmming, il formaggio gjetost, da fare invidia a tutti i francesi.

Qualcosa di mistico e di domestico, che vive solo nel divano della mia mente…

che diventa fumo visto l’avvicinarsi dell’ora di cena…

stimolano l’acquolina in bocca, si scioglie  l’idea del viaggio, fino a farmi paracadutare completamente in casa mia. 

Eccomi qua. Ecco il  divano di sempre, un confine vivente, un cosmo di un’altra sintassi, altre  visioni….

Per ora il mio divano nel vento del Nord è solo un tappeto volante  che plana nella mia mente.

“Raccontare la vita di tutti”

“La vita è un rischio che non si può fare a meno di correre. Per tutta la vita, Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un “vendicatore” capace di riparare torti e ingiustizie [...] ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo” Enzo Biagi

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Con lui se n’è andato un pezzo d’Italia, Lui che è stato così vicino al popolo, così rivelatore fedele di verità multisfaccettate, anche quelle più scomode e pungenti.

Oggi scompare la  “Voce di libertà”per eccellenza. Testimone di Giustizia, faro di libertà ed onestà:  i più cari valori di cui amava parlare, scrivere, esserne  esempio per gente.

Come potremo non ricordati così…Come potremo dimenticare la tua vita spesa a raccontare “la vita”,il tuo coraggio di descriverla colorandola di note ironiche, il tuo sconfinato e radicato rispetto per la verità, la tua difesa ad ogni costo della libertà di espressione…

Avevo 13 anni, ed il solo osservarti mi ha illuminato!Io ti ringrazio, tra milioni di italiani, che come me hanno visto in te, nella passione per il tuo lavoro, il senso della propria vita.

Quanti riprenderanno le tue parole, che useranno come fiaccole per portare alla luce, sempre, le verità della gente. Speriamo che sarai ispiratore, di chi non zittisce la coscienza,e “Cercherà di raccontare che cosa manca agli italiani e di che cosa ha bisogno la gente”. Che sarà capace di “Una certa Resistenza. C’ è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi.”

Oggi che voli lontano dalla tua carta stampata, per scrivere nel cielo, voglio regalarti la mia promessa di giovane cronista. Nel mio piccolo, seguirò le tue orme di “giornalista scomodo”, quel mestiere che, come dicevi tu, più ci tiene compagnia. Racconterò, urlando, se fosse necessario, la  verità in nome di quella libertà che, come la poesia, non ha aggettivi, che è libertà e basta. Con immensa ed  eterna gratitudine… 

Una giornalista di provincia

Il Dono

Indagare l’occhio di un uomo che incontra la nascita di un figlio.

I paradossi dell’evento…

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 Nessuno viene al mondo per sua scelta.
Non per meriti e non per colpa. Forse una condanna… Un comandamento. Un’opportunità. 
Chi cerca nel suo cuore non si sbaglia
Hai voglia a dire che si vuole pace, noi stessi siamo il campo di battaglia
La vita è un dono legato ad un respiro.
Un’  emozione che  ci sorprende,lasciandoci senza fiato, dando spazio solo al l’amore, sempre diverso, che la ragione non è dato comprendere.
Il bene che colpisce come il male, persino quello che fa più soffrire….
E’ un dono senza pretese che si deve accettare, condividere poi restituire.
Tutto ciò che vale veramente che toglie il sonno e dà felicità.
Non costa niente, ma non si può vendere né mai si comprerà.
E se faremo un giorno l’inventario sapremo che siamo l’ immenso ma pure il suo contrario, il vizio assurdo e l’ideale più sublime.”

Oggi sono testimone di una morte in un grido..di un figlio  nella vita e la vita  che esplode nel figlio…

Nascere non è mai stato sicuro come morire.

Oggi vieni al mondo, Laura, mentre un Grande uomo, si fa piccolo e si addormenta nella culla del sonno eterno. Si raggrinza e si accartoccia su se stesso, ma le sue parole non moriranno mai…

Sorridi alla vita, ridi nella braccia di chi sa accogliere senza filtri le emozioni della tua innocenza, il tuo non transigere, e saprà abbandonarsi senza difese… 

Spezza il cerchio delle nostre orme, impara la luce, a memoria il profumo del mare, l’obbedienza alle foglie, il linguaggio dell’acqua… 

Vorrei che tu andassi al di là, ma non così lontano…

Vorrei che imparassi un nuovo linguaggio, ma non così assoluto, senza alfabeto, senza riserve.

Vorrei pensarti, prepararti, anche se non è il mio compito, ma ora che la carne strappa le sue sillabe contro il cielo, non posso più pensare… le lacrime di gioia scendono giù a rigarmi il volto, e le mie mani sono pronte ad accoglierti…

Tu, sporcarle di terra e tieni stretta la mia voce, anche stonata, che  è qui per parlarti, per sentirti…Benvenuta piccolo raggio di luce! 

*R.Zero


Scivolano via…

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La mia seconda pelle

Una scrittrice deve non scrivere, ma ricamare sulla carta! Lo scrittore non è nè un pasticcere nè un profumiere nè un giullare è un uomo impegnato, vincolato dal sentimento del suo dovere e della sua coscienza una volta che ha cominciato deve andare fino in fondo e per quanto gli ripugni, deve vincere il suo disgusto e insozzar la sua immaginazione nel fango della vita... egli è un semplice cronista. "A.Cechov"

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Ora e Sempre

Ho una fede nel cuore. Un credo radicato. Vivo nelle emozioni e non le nascondo più Vivo di verità. Amo la trasparenza, l'intimità e la presenza. Scrivere è il mio comandamento, ciò per cui sono nata... Scrivo solo ciò che vivo poichè è impossibile per me descrivere ciò che non è stato ancora attraversato nel corpo e nell'anima ed elaborato in esperienza... Scrivere è...Presentare le cose nella loro verità. Dire la cosa vera, la successione dei movimenti e dei fatti che producono l'emozione,e che resta valida per un anno e per dieci anni o, se siete stati fortunati e se l'avete espressa con una grande purezza, per sempre... E.Hemingway Scrivere è per mei il bisogno di rivelarmi,il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare,di palpitare,di camminare incontro all'ignoto nelle vie della terra. G.D'Annunzio

SottoVuoto

Add to Technorati Favorites La vera misura di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide... La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è Sognare. Mai cedere, rubare,ingannare o bere... ma se devi cedere fallo fra le braccia della persona che ami... Se devi rubare Ruba il tempo che vuoi per te... Se devi ingannare, Inganna la morte... e se devi bere Inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro! Creative Commons License
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Attimi d'Eternita'

After Wars (Explored)

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Marymoor frozen trail

Pumping Blood To The Roots Of Evil To Keep It Young

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Agli Incroci dei Venti…

Sii...Spirito libero... "Ti criticheranno sempre,parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi,fai quello che ti dice il cuore... la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita... Prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi. -Charlie Chaplin- Se non speri l'insperabile, non lo scoprirai,perchè è chiuso alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada - Eraclito- Ogni giorno bisogna introdurre qualcosa di nuovo nella propria vita. La prima responsabilità è nei confronti di sè stessi. Solo se pensate così, potete dare molto a qualcuno. Altrimenti potete dare soltanto ciò che avete. Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza, facendo cose pazze, diventate affascinanti. E' l'affinità che ci avvicina, ma è la novità che ci tiene insieme. Siate saggi,siate stimolanti, siate eccitanti, condividete idee nuove,crescete, progredite,evolvetevi. Non siate mai prevedibili.-Leo Buscaglia- Testo

Le Orme del mio passato

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L’ Indefinibile Invisibile Presenza

Uno strano gioco della mente che noi umani chiamiamo ragione dell’amore tutto uccide per un pugno di egoistici timori. Si appellano all’intelletto Gli assassini delle passioni. Al desiderio è preferibile esibire l’incapacità di coltivarlo. L’amore è congenito all’anima perché tutte le cose hanno origine nella bellezza del cuore

Parole Incastonate

La vita è un mistero: Più ti ci addentri e più si infittisce. Non puoi ridurlo a una formula, non puoi ridurlo a una teoria. Non diventerà mai una dottrina. Più scendi in profondità in quel mistero e più ti senti ignorante; ma quell’ignoranza ha una bellezza assoluta è una benedizione perché in quel non sapere il tuo ego muore. Se non speri l'insperabile, non lo scoprirai, perchè è chi osa alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada! Un fatto della nostra vita ha un valore non perchè è vero, ma perchè ha significato. Si chiama amore ogni superiorità, ogni capacità di comprensione, ogni capacità di sorridere nel dolore. Amore per noi stessi e per il nostro destino, affettuosa adesione a ciò che l'Imperscrutabile vuole fare di noi anche quando non siamo ancora in grado di vederlo e di comprenderlo. Questo è ciò a cui tendiamo. Ho imparato... che quando tuo nipote neonato tiene il tuo mignolo nel suo piccolo pugno, sei agganciato per tutta la vita. Che innocenza particolare hanno le persone quando non si aspettano di venir ferite. Chi potrebbe violare questa innocenza senza fare del male anche a se stesso? Amare a vuoto è peccato mortale, regalarsi a qualcuno delitto. Non si regala l'anima a chi non è disposto a regalare la sua.

Farsi Attraversare dalle Emozioni…

"É strano, passi una vita inseguendo un sogno e poi ti accorgi che la tua isola felice era a un passo da te, che bastava allungare una mano per sentire l'onda che sfiora la riva e il tuo cuore che dice: siamo arrivati! Io sono arrivata finalmente, da qui in poi è un'altra storia.... dal film "l'uomo perfetto" Un uomo percorre tutte le strade del mondo per trovare ciò che gli serve, ma deve tornare a casa per scoprirlo. G.E. Moore I miei posts nella tua pagina di Google Add to Google

Il vero Nutrimento

Io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi (A. Merini) La vita è una forma d’arte pura… Non fermiamo i nostri occhi sulle superfici tangibili. Sfondiamo con l’immaginazione il guscio che racchiude le cose, Per scoprirne l’essenza, Per assaporarne il gusto, Per godere dei suoni e dei colori, Per toccarne le forme… Tutto ha un’ANIMA nascosta La nostra forza è scoprirla e questa forza è Vita! Votami

Le presenze che Contano

Contatore accessi gratuito Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata? Ti dono, se vorrai, questa noia già usata: tienila in mia memoria, ma non è un capitale, ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale... D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni e pago la mia casa, pago le mie illusioni, fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi! (canzone quasi d'amore-Guccini)
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Mayra G Louis