“I ventuno grammi dell’anima cercano le altezze…ma non i goffi kilogrammi del corpo.E dolcemente ci consumiamo tra membra terrestri e cuori di gabbiano.”
Sono stata via per vivere di vita.
Domenica ho apparecchiato un’assenza per pranzo, senza fare annidare la nostalgia a tavola.
C’eravamo tutti. si era in tanti a tavola, ma non troppi, come non accadeva da tempi addietro, insieme ai nonni. Era come essere pezzi di un gigante invisibile, figli di un’unione eterea: Nicola e Nuccia, i miei nonni “in viaggio”.
È stato come un bisogno saziato. La tavola era bandita come un campo
seminato d’amore pronto a mietere riconoscenza.
La loro assenza ci ha rischiarato ciò che in loro più amiamo. Ritrovarci con le mani unite a spalmare tante emozioni miste a commozione è stato come fare un tuffo nello spirito di ognuno di noi…
In piccoli frangenti, ho ritrovato puzzle di fotogrammi, scene accavallate di presente e passato che si scambiano la pelle, non modificando gli odori. In un istante, spremo emozioni di una condizione urgente, “di dire, di dirsi, di prendere questa materia incandescente che è la vita di tutti i giorni, e farne oro colato”. Prendo atto dei granelli di gioia che spargiamo nei campi della nostra vita, trovo profumi nei raggi di condivisione, una dolce melodia nei corsi d’acqua di gesti gratuiti.
Si spezzava il pane, come una volta, ancora caldo. Si alzavano i calici in esaltazione di ciò che verrà, benedicendo ogni capo, dal più piccolo al più grande.
Si sorseggiava la vita, si divorava a morsi la gioia di stare uniti ed ancora insieme, senza ricordare l’ età.
” A tavola non si invecchia- diceva nonna – il cibo da solo non ha valore, se non condiviso”.
Traspare in filigrana nei detti antichi l’anima fanciullina, lo spirito che gioca con la voracità, e gli occhi incantati al centro del sovrano silenzio che copre e riscalda, come un dolce tepore materno.
Dicono che le rassomiglio molto, nel modo di cucinare, nella modalità di prendermi cura di ogni particolare, di non trascurare niente e nessuno. Forse perché è nella rugiada delle piccole cose il mio cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
La vita può inchiodare un uomo alla poesia, dice Alda Merini, rendendolo diverso, quasi sospetto agli occhi diffidenti del mondo.
Credo che l’amore sia la più grande forma di poesia, e quello che nutrivamo io ed i miei nonni, era davvero speciale, è speciale e vive ancora, da quando tace il loro cuore non smetto di ascoltare l’eco nel mio.











carlo: ce bella l’espressione “un sorriso ha salvato una lacrima!” me la ricorderò!:-)
Lorenzo: Condividere è il mio primo comandamento, ma credo che già lo sai! piacere di averti trovato seduto al mio fianco
Noemi: si, hai proprio ragione, sono lì, mai sbiaditi, sempre più carichi di colori e sentimenti profondi.
Francesca: grazie mille!benvenuta,torna a trovarmi
Mayra
Mervigliosi i ricordi… ci lasciano in bocca il sapore della felcità… odorano di nostalgia ma ci consola il fatto di sapere che vivran per sempre… ce li troviamo seduti alla nostra stessa tavola… o in una fotografia rovinata dal tempo… ma sono sempre lì, con noi, partecipi alla mensa del cuore…
Mi sono emozionato a leggere questo post e mi è sembrato, per una ttimo, di essere stato lì con voi alla stessa tavola, emozionato di esserci e di condividere il pasto assieme a voi.
bello quell che diceva la nonna ” a tavola non si invecchia”.
Penso sia una grande verità…lo rammenterò
Buona notte
bello quello che diceva la nonna “a tavola non si invecchia”. Penso sia una grande verità…lo rammenterò
Sabato è stato l’anniversario della morte di mio nonno. Così mi sono ritrovato a pensare a lui, inusuale maestro, a tutto quello che inestimabile mi ha lasciato, gesti di grande umanità, insegnamenti, ricordi di un’infanzia gioiosa: grazie a lui un periodo meraviglioso della mia esistenza, fonte in cui dissetarsi.
E un sorriso ha salvato una lacrima.
Un abbraccio
Carlo