Qualsiasi lontananza è una distanza.

Stringono i tempi un’urgenza di affetti.
Dimostrazioni concrete che cerchi con le mani, che afferri con gli occhi, che affondi con la pelle, inglobi nell’anima.
Un pozzo senza fine, cui scopri tardi di essere la fonte.
Ho imparato a sognare sin da piccola, ma era una ricerca spasmodica, un’uscita di sicurezza.
Il bisogno di trovare una via di fuga dalla realtà, troppo grande da reggere.
Ho imparato da adulta, una volta diventata donna, ad essere il contenitore delle mie emozioni.
A volte le emozioni cadono addosso come sorprese poco gradite.
IO genitrice di gioia, condita magari con granelli di fantasia.
Io produttrice di ”felicità”…
Così, ero etichettata come una bambina con la testa sempre fra le nuvole.
Erano nodi alla gola che non cedevano mai, giudizi inquisitori che non hanno tanto allentato la presa, nonostante il passare degli anni.
Poi, dopo un doloroso ed affannoso travaglio, ho partorito la mia verità, la mia nuova “me” .
I nodi hanno formato nel tempo un agglomerato di autodifesa, una malattia cronica con cui condivido a morsi la mia voglia di vita, quella fatta di discese e ascese, confronti e battaglie, con e senza pi(a)eghe.
Da lontano, restano i segni che scavano senza più lacrime.
Passi di un percorso che mi ha mostrato come prendermi cura della bimba e della donna, d’infondermi, come un balsamo, la protezione che volevo e che ho iniziato a farmi dono.
Fuori da me le paure, i turbamenti che oramai scivolano via, portando con sé anche le ombre.
Solo oggi, a distanza di questo tempo che ha maturato suoi frutti, posso vivere nuovi Natali.
Tanti, invece, sono stati i periodi afoni dall’avvento del “Natale”.
” Se un piatto o un bicchiere cade a terra senti un rumore fragoroso. Lo stesso succede se una finestra che sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete.
Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio.
Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana.
Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.
Se rumore c’è, è interno.
Un urlo che, nessuno all’infuori di te, può sentire. Un boato così forte, che le orecchie rintronano e la testa fa male.
Si dimena nel petto, come un grande squalo bianco intrappolato nel mare; ruggisce come la mamma orsa a cui è stato rapito il cucciolo.
Ecco cosa sembra e che rumore fa.
E’ un’enorme bestia intrappolata che si agita, presa dal panico; e grida come un prigioniero davanti ai propri sentimenti.
Quando si spezza il cuore non fa rumore. Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente.” (Cecilia Ahern)
Da bambini il Natale è il “luogo sicuro” il calore che si inseguirà poi, da adulti, per il resto della vita.
Si insegue quello “stare al sicuro” che spesso i genitori non sanno bene comunicare, al contrario dei nonni, così magicamente empatici.
Questi giorni anticipano la festa, un’atmosfera che profuma di gioia, solo se il cuore è libero da pensieri e vissuti ingombranti.
Il mio cuore è leggero, oggi più che mai, è come un bimbo appena nato che guarda curioso ed assetato di conoscere il nuovo. (libero da spettri dell’esperienze passate).
Ho solo un desiderio da realizzare e costruire insieme alla mia metà: vorrei che la mia vita ed i sogni che annaffio d’amore, impegno e cura, ora che non sono più una via di fuga, bensì, aspirazioni del cuore, continuino ad essere fogli di uno stesso libro. (A. Schopenahuer)
Voglio proprio sfogliarli a caso e sognare….










adoro schopenauer..
Quel non contenere emozioni che si impara a fare poi.. chissà se sia un bene imparare a contenerle?
Chi lo sa! Fatto sta che l’equilibrio… quello sì che si impara strada facendo. Ma una cosa è certa: equilibrio e MAI contenersi o fuggire. Viversi senza cercare un giusto o un aspettarsi cose dagli altri.. questo è il moi motto oggi!
buon Natale di consapevolezza del proprio “tanto dentro”
Non lasciare che nessuno ti porti via o ti impedisca di realizzare questo desiderio… sfogliali tutti i quanti i fogli della tua vita, della tua anima. Sono ben felice, davvero profondamente contento, di averti incontrato sul web e di poter leggere e nutrirmi delle tue “fotografie dell’anima” che così bene vengono scattate, meglio di molte macchine fotografiche digitali: le tue foto sono fatte a mano, pixel per pixel, sudate, volute, amate.
Io credo che sto per piangere per la commozione… nessuno ha mai descritto tutto questo così bene… mi rivedo in queste tue parole…
rivedo la paura della mia fragilità che mi ha condotto in sentieri in cui mi son smarrita e in cui ho per un frangente temuto di perder la ragione… rivedo le scelte calcolate che ho fatto per fuggire dal mio dolore… rivedo il mio tormento nel guardarmi allo specchio senza avere il coraggio di scoprire veramente chi ero.. e rivedo la me donna e la me bambina entrambe bisognose di un abbraccio… entrambe volevano essere ascoltate…
E vedo ora la pagina bianca del mio cuore dove nuove parole prendono forma sotto la mano armoniosa di un Nobile Scrittore…
Meraviglioso questo post Mayra… meraviglioso..