Il padre è l’assente inaccettabile.
La nostalgia di un padre sconosciuto, che non ti ha iniziato alla vita, può distruggere la vita di un essere umano.
Non si può raccontare di un vuoto.
La più profonda, tra le funzioni paterne, è proprio quella di aprire al figlio, che è ancora nell’infanzia, “le porte di un altro mondo”, quello della vita adulta.
Si può dare un nome alla solitudine, all’insoddisfazione, elencare gli atteggiamenti che si assumono, le abitudine insane per compensare un’assenza.
Sono figlia a metà.
Sono genitore di me stessa, oramai, dopo essere caduta in ogni buca, aver dato un nome all’emozione, ed esser risalita su dal mio fondo…
Che dire ad un ragazza adolescente, anch’ella senza padre, che dice di avere tutto, ma che in fondo non ha nulla?
Lei è smarrita, non ha certezze, non è sicura di nulla, ha paura di restare sola…
Intimamente crede che se suo padre non l’ha voluta, accettata, cercata, chi mai lo farà?
Eugenio Borgna nel suo ultimo libro L’attesa e la speranza, edito da Feltrinelli descrive della figura del padre, aprendo nella vita umana la prospettiva della speranza. Egli afferma che il padre, oltre ad aver iniziato il processo che ha dato luogo alla vita, è colui che dovrebbe aprire l’esistenza dell’individuo allo slancio verso il futuro, che è appunto il tempo della speranza.
Mentre la figura materna, se tutto è andato bene, è innanzitutto il luogo del passato felice, e della nostalgia.
E’ per questo che la scomparsa del padre porta spesso con sé il richiudersi della prospettiva della speranza, assieme a quella del futuro.
Più in generale, è il rapporto col tempo, la dimensione dinamica della vita, e la sua prospettiva, che l’assenza paterna mette drammaticamente in pericolo.
Spesso oggi i giovani faticano a trovare il gusto dell’impresa e del rischio, dell’entrare nel tempo e, spesso, si rifugiano in una sorta di caldo immobilismo, al riparo della madre, o di una società cui chiedono accudimento materno.
La speranza “senza la quale non si vive”, come lascia intravedere Borgna, si sviluppa comunque nella relazione con un “tu”, con un altro da sé, cui l’adolescente senza padre, che tende a rinchiudersi in una relazione fusionale con la madre, non ha di solito accesso.
E’ proprio questa chiusura che rende la sua situazione così difficile.
Chiunque può essere quel “tu” altro da sé. Quel tu che può aiutare a far uscire chi è smarrito, dal vortice delle sue paure e difficoltà, quel “tu”, di cui il figlio senza padre ha disperatamente bisogno per aprirsi alla speranza nella vita. Quell’”altro”, diverso da sé, che guarda e ascolta con affetto e interesse, senza avvolgere, e rispecchiare i suoi bisogni, come si teme che faccia la madre.
In quanto figura della diversità, e dell’apertura al resto del mondo, un amico, senza tornaconto, può essere d’enorme aiuto alla figlia senza padre, spesso chiusa in un labirinto di specchi.

Ho dovuto navigare tanto il mare salato dell’ assenza di mio padre.
Un figura che appartiene oggi solo al mio DnA e non combacia con la mia anima.
Ciò che ho imparato in questa vita è sacro, ed è frutto delle mie lacrime, delle unghie che graffiavano cuscini, del dolore inflitto, della voglia di farla finita che è sfumata via da quando ho compreso appieno dell’Immenso valore che ho per me.
Quindi tu che pensi di non farcela, che senti di essere il nulla, o di non valere niente, sappi che ti stai sbagliando, e che la luce di cui hai bisogno, devi farla uscire fuori, guardando dentro te.










Stefi, per ogni persona c’è un sentire, esigenze, sentimenti, emozioni diverse…
posso solo dirti che per me, ho preferito SCEGLIERE di non avere un Padre assente, che non si comporta come tale.
In fondo a cosa può servire un padre presente solo sulla carta?
Oggi il mio Padre interiore, vive dentro me, sono Io che ho scelto di fare un percorso interiore e individuare un genitore interiore…
è dura, ma dopo sei più forte di quanto immagini!
ti abbraccio forte
Mayra G Louis
vorrei solo sapere cosa è meglio. un padre completamente sconosciuto o un padre presente solo sulla carta ma di fatto totalmente assente?
Non riesco a trovare le parole…se avete un padre,anche se ha divorziato da vostra madre,siete fortunati.
Cara julia io vengo da un esperienza simile alla tua,o meglio sono frutto di un esperienza simile alla tua.Hai il debito più grande della tua vita con tua figlia…senza contare gli interessi.Vuoi un consiglio?
1 Devi essere davvero forte,sono convinto che i tuoi genitori ti sparanno aiutare(spero)
2 La devi educare,schiaffone quando ci vuole e carezza quando se lo merita,ok tu hai un debito verso di lei ma non devi vivere in sudditanza devi farlo per lei.
3 Sei in una posizione davvero difficile,devi garantire a tua figlia un minimo di ambiente familiare sereno(e si riaggancia al punto 1)
4 Non commettere gli errori del passato,se decidi di rifarti una vita assicurati che lui ti voglia veramente bene e sopratutto che ne voglia ad Alice.
5 Non piangere mai davanti a lei.
Per pat,svegliati impara a stare solo sentimentalmente,circondati di amici e se dovessi trovare una persona speciale “NON AGGRAPPARTI A LEI”,non tutti sanno cosa hai passato e visto che l’ipocrisia umana è tanta non possono capirti.
Voi,figli di divorziati non commettete gli errori dei vostri genitori.
julia, pat, quanto dolore…quanto Vi comprendo…La mia risposta è nell’Amore che tu Pat oggi ed Alice un dì dovrà imparare a donare a sè stessa…
quel piccolo uomo, julia, come mio padre ha preferito cancellare rendere trasparente Alice, un dì forse vorrebbe sentirsi desiderata, così come io spesso avrei voluto sentirmi…DESIDERATA,AMATA, SOPRA TUTTO
Ti chiedoquindi, da figlia ke non si èsentita accudita nemmeno da sua madre percè troppo presa dal suo fallimento come donna, ti concentrarti su tua figlia di darLe AMORE, ATTENZIONE CURA, IN OGNI SGUARDO, STATO D’ANIMO, EMOZIONE CHE VEDRAI SORGERE IN LEI… non chiuderti nella tua sofferenza apriti all’Amore che è dono perl’altro, ora è la vita che abita in te a chiedertelo!
Vi abbraccio forte!
Mayra
per pat: se non trovi tu la forza di amare te stesso di metterti al primo posto, chi dovrebbe farlo per te?
lo so è dura quando non si riceve questo insegnamento, ma le risorse sono in te, cercale con tutte le tue forze, tu sei luce!
ciao Mayra, sono Pat… continuo a leggere e rileggere queste righe cercando la luce per risalire dal mio fondo, ma non sono ancora riuscito a trovarla.
Continuo a rileggere tutto ciò perche mi sento il ragazzo senza certezze, il ragazzo insicuro e un ragazzo solo. Penso che nessuno tenga veramente a me… Spero di riuscire a trovare questa luce al piu presto…
ciao un abbraccio
ciao
non è facile per me..sono la mamma di Alice che tra 3 mesi nascerà.
Alice nascerà e non avrà il suo papà.
Lui ha da poco scelto di non esserci per me.
di non esserci per lei
“nn la sento mia”mi ha detto
bastardo
nn ci sono parole
mia figlia soffrira
vivrà l’abbandono
e io potrò solo essere presente ma nn potrò portarle via questo dono crudele che qs piccolo uomo ha deciso ha scelto e ha voluto lasciarle.
cosa le dirò?
cosa?
cerco di non farmi sopreffare dal rancore dalla rabbia e cerco di comprendere ma è difficile..
tu che sei figlia, a te chiedo quali parole avresti voluto sentire che avrebbero potuto alleviare il dolore
perdona lo sfogo.
con affetto julia
conosco ognuno di quei momenti che hai voluto confidare qui, e ti ringrazio, perchè non è facile, mettere in fila le parole che hanno un bagaglio emotivo coì importante. Mi auguro che sia servito prima a te, nel ringraziarti per chiunque come me, che nell’ascoltare la tua testimonianza, sa di non essere solo…
un forte abbraccio Pat e buona ricerca del tuo “padre interiore”, perchè è questo che da adulti dobbiamo imparare a svolgere, nei nostri confronti.
essere madre, essere padre di sè stessi, è la cosa più difficile da imparare a fare…
Mayra
anche io sono un ragazzo che non ha mai avuto un padre. I miei si sono separati quando avevo 6 anni.Sicuramente non avere un padre mi ha fatto maturare in modo diverso e più brusco. Ho passato momenti di solitudine, momenti in cui avrei voluto accanto un padre. A volte penso che non mi abbia voluto o cercato per colpa mia e quindi che ogni persona a cui voglio bene mi possa abbandonare da un momento all’alto. Ho passato momenti dove ho visto mia madre rinunciare a molto e io spesso mi sono sentito in colpa per questo. Devo solamente ringraziare mia madre e i mie parenti che mi hanno voluto bene che hanno sdaputo colmare parte di questo vuoto.
ciao, mi è piacuto leggere questo
E’ sorprendente come certe mancanze si fanno strada con forza quando si pensa di averle oramai superate… sto provando qualcosa di simile (anche se per un evento completamente diverso dal tuo) con la figura di mia sorella, mancata quando avevo solamente 9 anni, l’ho vista solamente per quatro giorni ma mi ha lasciato un vuoto dentro che per anni non si e’ mai colmato e solo ora, a fatica, sto cercando di riempire.
Un abbraccio
Dona
Ti lascio un saluto Mayra… in questa domenica serena…ed un sorriso..
Noemi
Una testimonianza splendida, perchè splendida anche la conclusione, la volontà di uscire dal dolore, il saper vincere le uniche battaglie importanti della vita. Un abbraccio grande, Giulia
Io sono un figlio,
un giovane figlio che il padre diciamo che non lo ha mai avuto.
Perche alcune volte la testardaggine, la presunzione e la stupidità dell’essere umano è tantissima. Spero di non essere mai un genitore simile al mio padre biologico, ma in cuor mio sò che esistono pochi uomini così, ed io non sono uno di essi.
Tornando al discorso serio, non ho idea di chi tu sia, sono finito qui per caso, non ho neanche molto tempo per leggere a dir il vero, ma se vuoi hai indirizzo del mio blog e mia email, vienimi a trovare e a lasciare qualche commento. Non sono neanche minimamente vicino al tuo stile di blog. Ma da me ti rallegri nei momenti tristi.
E’ stato un ENORME piacere leggere una cosa tanto profonda quanto (per me) rappresentativa del mondo…
Grazie
MICHEL
Il dolore causato dall’assenza di un padre, forse, lo sa solo DIO e chi come me, mia sorella a soli 8 anni lo ha subìto.
Si lotta per se stesse, per coprirsi di un mantello d’amore che tappi tutte le voragini.
Quell’amore che naturalmente dovrebbe avvolgere una figlia, quel senso di sicurezza che è stato sottratto può essere colmato solo da sè stesse…
IO, ho deciso di vivere senza un padre, per scelta. L’ho buttato fuori la porta del m
Ho scelto di essere genitore di me stessa, dopo aver partorito tutte le sofferenze, i nodi irrisolti, le paure, e forse, lo continuo a fare ogni giorno, senza più l’amaro in bocca.
Pe rfortuna, ho conosciuto figure maschili, come mio nonno e mio zio paterno, che mi hanno dato quel calore, quella forza, le braccia e le gambe per costruirmi il mio futuro, per credere in me, nel valore unico e speciale in cui ho ritrovato la mia identità fisica, psicologica e spirituale.
E’ da queste fondamenta che cresco ogni giorno.
E’ di questo Amore cibo la mia vita, senza più grinze nè rancori.
Rinascere si può.
Grazie a tutti voi.
Mayra G Louis
Sono un padre.
Ed ho una figlia.
Meglio: mia figlia ha suo padre. E questo a prescindere da quel che potrá ottenerne.
Sono anche figlio.
Un figlio con un padre diverso da quello che cerco d’essere io.
Ma questo non é il punto.
Forse il punto é qui: http://missminnie.wordpress.com/2008/01/30/non-ci-si-stanca-di-lottare-e-cosi-e-basta/
Passo per un saluto e per augurarti buona domenica
Commossa… ho la fortuna di avere un padre molto presente ma ti ringrazio per questo post a nome di chi, non avendo questa fortuna, passerà di qui e troverà conforto in queste tue parole… sei speciale…