In momenti cruciali della propria vita, lo specchio dei pensieri viene trascritto in un dialogo interiore,un’ auto-riflessione che diviene un baule pieno di gente, tra vari sé interiori, diversi nel tempo.
Siamo intrappolati all’interno della bolla di percezione e quello di cui siamo testimoni: è un riflesso della nostra visione del mondo, la nostra descrizione? La nostra mente “chatta”, chiacchiera, le parole, le frasi che ne escono possono non essere la nostra vera espressione, sono il frutto del condizionamento esterno, delle esperienze passate, dell’ego che emerge e che si sente separato dal resto della vita.
Le parole, gli schemi mentali che emergono, sono continuamente ripetuti, come una giostra che gira, un carillon che ripete le medesime note.
Anche per me a volte ci sono momenti di sconforto e di depressione che mi prendono. Bastano due respiri consapevoli e tutto passa. Prendo carta e penna e scrivo.
“In quel momento tutto viene trasformato, con la penna che scorre, la mia anima comincia a “cantare”, emerge dalle tenebre dell’ansia, della paura e del rancore in cui era avvolta. È solo una questione di divenirne consapevoli ed comprendere che possiamo trasformare le emozioni negative che ci bloccano.Come ci insegnano dalla fisica quantistica, il divenire consapevole, osservatore di un evento porta a cambiare l’evento stesso” Nello Ceccon
| Arrestando il dialogo interiore che è vortice all’ingiù, sfondiamo la barriera che ci separa da noi stessi. “ |
| Carlos Castaneda |
Quel silenzio che si fa denso di solitudine interiore, nel raccoglimento che non è fuga dai beni del mondo, ma condizione per un corretto uso di essi, apre una via verso l’interiorità.
Apre verso ciò che ci trascende e che ci fonda nella nostra umanità finita, la quale scopre attraverso la corretta comprensione del significato della propria finitezza, l’ulteriorità che lo supera.
Ciò che separa unisce e ciò che chiude apre.

In questo spazio senza confini, ritroviamo la nostra appartenenza, tocchiamo i contorni dell’anima…
After the storm
Had passed
I wondered how long
The break in the clouds would last I saw something in your eyes
I’m sure
(Oh baby) I saw it
Something in your eyes
I wanted it for myself
I sit and I wait
And I stare
Still wishing for a divine intervention
To lift me from my chairI saw something in your eyes
I’m sure
(Oh baby) I saw it
Something in your eyesYou and I have come so far
We’ve reached beyond the farthest star
Time and time and time again
I want you back
You were a friend
We can’t pretendI saw something in your eyes
I’m sure
(Oh baby) I saw it
Something in your eyes
I wanted it for myself- Saw by Dave Ghan










ciò che separa unisce e ciò che chiude apre…
le tue riflessioni, sempre profonde e sentite, meritano una rilettura non superficiale.
non ho mai smesso di passare da te, anche silenziosamente.
i fili invisibili non si recidono.
” Quel silenzio che si fa denso di solitudine interiore, nel raccoglimento che non è fuga dai beni del mondo, ma condizione per un corretto uso di essi, apre una via verso l’interiorità.”
Spesso mi son chiesta perché la gente odia il silenzio.. a volte non siam capaci di stare in silenzio.. abbiamo bisogno del rumore che confonde, altera e distorce..
Abbiamo bisogno di schemi per catalogare e catalogarci…
Ma ciò che siamo davvero lo percepiamo nella leggerezza del silenzio… in quello spazio dell’anima contemplativo, capace di mirare e cogliere i dettagli della nostra vera esistenza.
ciao Lorenzo, è sempre un piacere ritrovarti e sapere che ci sei!;-)
grazie dei tuoi complimenti, mi commuovi…