Sempre più alla deriva, al margine, la vita. Oggi quella di Lorena Cultraro, a soli 14 anni.
Manipolata, stritolata,stuprata, soffocata, bruciata strappata via dalla ferocia, stoica cecità di “piccoli” uomini, dal comportamento simile a bestie che, non contenti,l’hanno buttata nel pozzo.
E’ il contagio di qualcosa di cui non si conosce la causa?
Quello che si replica giorno dopo giorno sembra una premonizione, o una previsione che il grande premio Nobel per la letteratura portoghese José Saramago nel 1995, ha descritto nel suo romanzo, Cecità.

“In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All’inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosí. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un «mal bianco» che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l’inizio di un’epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l’intero paese. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel piú totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato, scoprono su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l’ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio di tutto, l’indifferenza”.
Paradossalmente, è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo che credevamo di vedere.
“… Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”
La società contemporanea, come sostiene Saramago,è “cieca” poiché è indifferente,si è perso il senso di solidarietà fra le persone.
Ciò che prevale è brutalità ed egoismo.
Ciò che invece dovrebbe esserci e prevalere è guardare il bisogno altrui e il limite da non valicare mai, senza
la cecità della totale chiusura.
Toccherebbe occuparsi e pre-occuparsi nei rapporti umani.
“Il presente che ci resta:
…dalla perdita presente alla trama a venire, noi siamo dove?” F. Alborghetti
Tutto ciò che abbiamo vissuto è scritto per sempre dentro di noi e può riemergere in ogni istante, intriso di perdite e di dolori nella propria memoria.
La memoria è coscienza.
Questa brutalità non è una linea d’ombra, è realtà evidente!
Non si può lavare via!










Il pensiero di un Viandante