Il respiro del tempo di una “doppia” vita così…

Una birra. Una sigaretta morbida. Un concerto all’aperto.
I nostri duplici monologhi che passano per conversazione, la nostra continua e confusa preoccupazione per l’opinione degli amici.
Poi, il primo abbandono.
Lo sconcerto di fronte all’insensatezza del dolore.
No, non puoi capire davvero: nessuno può capire.
Nessuno soffre il mondo quanto io sto soffrendo adesso.
Lo stereo. La moto. La prima stanza presa in affitto.
I nostri genitori che non seguono le leggi tradizionali della prospettiva ma diventano sempre più piccoli mentre ci avviciniamo a loro.
Le vere dimensioni saranno evidenti solo in seguito, troppo tardi. Si urla allo stadio. Si urla ai concerti. Si urla in mezzo al traffico. Inizi a compilare curriculum vitae.
I diari abbandonati. I progetti disillusi. Poi, senza rendertene conto è già da un po’ di tempo che ti ritrovi la stessa persona nel letto, e così aprite un conto in banca congiunto ed è allora che è giusto fare un figlio, anche per non sentirsi troppo soli, ma questo non lo si ammetterà mai. La rate per la macchina. I contributi per la pensione. L’abbonamento alla tv satellitare.
Lavoriamo e dormiamo. Lavoriamo e dormiamo.
A volte, sogniamo. Fine settimana. Rilassarsi e divertirsi.
Si parla di libri e di film e di cronaca nera senza la minima consapevolezza, senza la minima voglia.
Lavoriamo e dormiamo. Lavoriamo e dormiamo.
Senza rendertene conto inizi ad odiare. Ad avere paura. Ad avere sempre più fretta. Fine settimana. Il calcio.
Il divano. Un whisky senza ghiaccio. Progettare le ferie. Iniziare un hobby per poi lasciarlo.
Martedì palestra. Mercoledì aperitivo Giovedì sesso col partner
Lavoriamo e dormiamo. Lavoriamo e dormiamo. Il figlio cresce. Si rotola a terra.
La madre grida di non sporcarsi. Fine settimana Dimentica tutto. Tutto. Divertiti. Urla. Balla fino allo svenimento Poi, il lunedì i primi malesseri ricorrenti. La complessa politica dell’amarezza e dell’invidia.
I primi vuoti di memoria. Persone che non rispettiamo e con cui dobbiamo essere gentili.
Umiliazioni devastanti e pure così continue da non essere più rilevabili.
Guardare le foto dei nostri genitori. Scoprirci uguali ad essi.
La stessa sottomissione. Iniziamo a spaventarci.
Davanti allo specchio, mentre ci abbracciamo da soli, non ci riconosciamo più.
Come sono diventato così? Che cosa ero prima di diventare questo? Dove ho sbagliato? Quando?
Ripercorrere con la memoria tutta la propria vita.
Cercare l’errore. Il punto di non ritorno. Non trovarlo.
Andare a dormire, stanchi, come i baci scambiati col partner.
Lavoriamo e dormiamo. Lavoriamo e dormiamo. Fine settimana. Una dieta ipocalorica.
Una trombosi coronarica. Un esaurimento nervoso.
L’odio e la paura aumentano. I contrasto con il figlio per la lunghezza dei capelli, aumentano.
I litigi col partner aumentano. Primi propositi di suicidio – (tratto dal libro “Rembò”- di Davide Enia)

L’ALTRA VITA:
Una, birra ,nessuna sigaretta, adoro il profumo dell’erba e dell’aria pulita,
la gioia nel respirare a piene narici, intensamente, la sua freschezza nelle sere d’estate, affiancata dalla compagnia di amici.
Di riempirmi di risate autentiche, confessioni, parole frivole e frasi che sbucano fuori dal vissuto di ognuno di noi: che piacere immenso!
Il dolore che ti fa crescere,
che ti rende più consapevole di te stesso e di comprendere gli altri, più capace di concretizzare il tuo amore.
Le prove della vita che ti inchiodano ai tuoi ideali, che limano il carattere (se ce l’hai) che fanno cadere ripetutamente, così da diventare più forte, nel guardare la vita a testa alta, nel difenderti dalla menzogna e l’impudicizia.
Le esperienze che ti segnano, se ne vuoi far tesoro, che ti incidono il senso di ogni cosa.
Un significato recondito da scoprire sotto la corteccia dell’apparenza, una reale e concreta bellezza che vuole essere svelata e che diviene, una volta scoperta, la forza che cercavi….
Le scarpe da ginnastica che ti portano nel mondo, le corse affannate, le passeggiate rubate, i rumori e fruscii del parco che ti solleticano l’io.
I grilli e le cicale nelle sere d’estate, gli uccelli che ti danno il buongiorno di prima mattina. Il suono di ruscelli nascosti che scendono lungo i versanti di un solito posto, le foglie nel vento che segnano un andare e (di)venire… metafora della tua evoluzione.
….E ti sembra che il cuore ti si fermi di colpo, perché tanta magia ricca di significato sembra impossibile.
I tuoi piedi che hanno un ritmo tutto loro, la tua libertà di vivere dentro fino in fondo le casualità della vita, ed il suo ritmo da assecondare.
C’è un tutto che diviene musica , che segna la tua strada… è un ritmo interiore armonico, una sensazione di benessere, un percorso che il sole scalda ed illumina tutto il tuo cammino.
…insieme alla persona che da tempo ti dorme accanto, compagna di avventure,di sogni, di scontri e confronti, di luce e di bui, inseguiti e scoperti insieme.
Piccole (grandi) cose, uniche, così come il profumo della sua pelle, il sorriso che ti abbraccia al tuo risveglio ogni mattina, il suo abbraccio avvolgente.
Non un semplice contatto, bensì un comunicare appartenenza e calore che riuscirebbe a riempire anche il vuoto più profondo…
I tuoi sogni che da semplici pensieri prendono forma e si concretizzano.
Essere per qualcuno il mondo, sentirsi potenziali “eroi”, perché per quel qualcuno saresti pronto a dare la vita, senza pensarci nemmeno un istante.
La consapevolezza dell’esistenza del male, conoscere la paura fin dentro le ossa, quella di morire senza aver concluso niente di importante, di non essere stato abbastanza… di non aver amato del tutto fino in fondo, di non aver conosciuto tutte le sfumature della vita.
La consapevolezza di aver fatto esperienza di cosa sia il “bene”, del potere immenso dell’amore, della straordinaria bellezza delle cose, delle meraviglie umane e non, da cui nasce la fede nella vita.
Dolce sonno, che ti avvolge la sera, lavoro che dà uno stipendio, che ti realizza, che dà la possibilità di contribuire al mondo, alla gioia di chi ti vive accanto.
Dormire come decantare le azioni del giorno, lavorare come donare qualcosa al mondo, amare semplicemente anche solo con uno sguardo, condividere, gioie e dolori… VIVERE!!!
Ti sei mai chiesto quale sia la sfida più grande?
Essere capaci di sorridere anche solo per una folata di vento che disegna sulla propria testa acconciature futuristiche…
Se si sapesse pregare non per ottenere qualcosa, bensì per essere semplicemente “umani” ,capaci di perdonare, ricominciare da zero, rivoluzionare sè stessi.
Se si riuscisse a capovolgere ciò che si ha dentro e diventare testimoni con la propria vita di un atto d’amore incessante e perpetuo, di rispetto e di Fede in essa, sempre!
Ora Comincia davvero il tuo VIAGGIO, anche solo con uno “zainetto” di speranza. Ascoltati in silenzio, regala qualcosa di te, bevi l’alba come una tazza d’acqua sorgiva e fai provviste di tramonti, dai il giusto peso alle voci del mondo ed affronta con tutto te stesso ogni incognita…

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  È così che si diventa Grandi… apprendisti di felicità!

 

intervista a dio

CLOSE TO YOU

close to everybody who I’ve evere loved….

Laura Pausini – Viaggio Con Te

Quanto Amore ancora da saper donare…

Quante volte ci sentiamo senza radici, come se non sentissimo il terreno sotto i piedi…
Aallo stesso tempo  desideriemo avere le ali per andare lontano, per bramare sicurezza e destrezza da vendere,  vestirsene ogni giorno prima di affrontare il mondo, come una pellicola magica stampata sul volto, incarnata nelle ossa… un diamante dell’anima!
Eppure se mancano le radici, non potranno (mai)spuntare le ali…

C’è un 11° comandamento:
“Onora il figlio e la figlia” il 4 bis, se così si può dire, che forse, Dio ha dimenticato di dettare a Mosè.
Ovvero, dopo il quarto: “Onora il padre e la madre”.
Questa frase, partorita da Don Benzi, può davvero essere illuminante per quanti,adulti responsabili, vorranno misurarsi con la riflessione in merito a che cosa i genitori possono offrire ai bambini e ai ragazzi, persone in crescita, per “onorarli”, per rispettarli, per Amarli…davvero, nel tempo ed oltre il tempo limitato della vita propria, seminando in loro le radici salde, le fondamenta interiore dove sentire sostegno e fiducia dentro se stessi, per poi imparare a prendere il volo, essere Grandi, andare col cuore leggero verso l’isola dells piena Autonomia.

I genitori possono dare ai figli soltanto due cose: Radici e Ali (antico proverbio del Québec)

LE RADICI

1. I genitori comprenderanno che la maternità e la paternità non sono soltanto eventi biologici ma un’esperienza dell’anima e una possibilità della vita, un’espressione importante di amore, di crescita, di oblatività e generosità della vita. Madre e padre sono persone che si prendono, con amore e responsabilità, cura della crescita di un bambino e lo amano, lo rispettano, lo tutelano, ne costituiscono un punto di riferimento affettivo, una guida amorosa e trovano le giuste alleanze e si preparano con la dovuta competenza ad assolvere a questo compito che è insieme un compito d’amore e di formazione.

2. I genitori favoriranno i rapporti tra i propri figli e i nonni paterni e materni (i nonni rappresentano le radici delle radici di ogni bambino).

3. I genitori si prenderanno cura anzitutto della propria salute mentale e fisica. Per garantire, così, quella dei propri figli.

4. I genitori, responsabilmente, amorevolmente, si prenderanno quotidiana cura, a livello sentimentale e sessuale, della loro coppia, per garantirne, se possibile, la felice continuità. Per garantire, così, anche la felice continuità della famiglia che hanno formato.
Qualora la loro coppia attraversasse momenti di crisi, troveranno le opportune occasioni (dialoghi, chiarimenti) e/o le opportune alleanze (ad esempio mediazione terapeutica di coppia) per sostenere la loro coppia in crisi.
I genitori responsabilmente, dignitosamente, anche in caso di separazione e divorzio, al fine di tutelare e rendere sopportabile ai propri figli il trauma di dover affrontare la frantumazione della propria famiglia e per non rendere ancor più “fragile” il loro nido in difficoltà, cercheranno, laddove è possibile, di rimanere, comunque, una “coppia genitoriale”. Per poter continuare ad amare, assistere, educare “insieme” i propri figli.

LE ALI

5. I genitori faranno in modo che ogni bambino che viene al mondo, maschio o femmina, abile o “diversabile” ( aggettivo coniato da Claudio Imprudente, giornalista, responsabile del Centro documentazione Handicap di Bologna ) che sia, venga accettato ed amato dalla sua famiglia per quello che è. E i genitori, siano essi naturali o adottivi, rispetteranno il suo temperamento, favoriranno la formazione della sua personalità e del suo carattere tenendo conto di quelle che sono le sue predisposizioni.

6. I genitori comprenderanno che il gioco è una necessità e un diritto dei bambini. I genitori favoriranno le esperienze di gioco e la creatività dei bambini considerando il gioco e la creatività una necessità e un diritto dei bambini che consente loro di crescere e di affrontare con gradualità, armonia, libertà e sempre maggiore possibilità di esplorazione ed autenticità, la vita.

7. I genitori faranno in modo di rendere la scuola , alleandosi con gli insegnanti, veramente il “secondo nido” dei bambini poichè il sapere è un patrimonio al quale i bambini non possono né debbono mai rinunciare. La scuola è il luogo dove si realizzano le prime esperienze di socializzazione, “le prove di volo” e, dunque, il confronto con il mondo degli altri che maggiormente è impegnativo per i ragazzi. I genitori sapranno, dunque, allearsi con gli insegnanti per aiutarli in questo percorso dal primo “nido” della famiglia al “nido” della scuola e lungo tutto il percorso scolastico, affinché i ragazzi possano, acquisire e sperimentare, il piacere del sapere e conservarlo per tutta la vita.

8. I genitori, pur rendendo consapevoli i figli della situazione economica della loro famiglia, (compatibilmente con la loro capacità cognitiva ed emotiva di comprendere le situazioni e nel rispetto dovuto alla gradualità del loro sviluppo psicofisico emotivo) non li coinvolgeranno mai in modo inadeguato,eccessivo, totalizzante sia nel benessere che nelle difficoltà di tali condizioni economiche e sociali.

9. I genitori rispetteranno le profonde esigenze spirituali che animano, comunque, ogni persona in crescita, ogni bambino ed adolescente. Daranno, perciò, la possibilità ai bambini di sviluppare l’aspetto spirituale della loro personalità e di indagare, elaborare, analizzare, esplorare creativamente, esprimere le proprie emozioni ,ricercare risposte alle proprie esigenze, domande e ai dubbi interiori rivolgendosi al mondo della filosofia, della cultura, della religione, dell’arte, della scienza, sui grandi temi della vita: la nascita , la morte, la solitudine, i conflitti, le prove, le malattie, il diritto alla felicità, le virtù, la fede , l’eroismo, il coraggio… per imparare poi ad essere genitori di sè stessi, prima che di nuove anime innocenti cui donare la vita
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Al Cuore…

Vattene
Sei ancora in tempo!
Vattene
Voltati e dimentica tutto…
Tu puoi scegliere
Non vedi che mastico illusioni?
Io che cerco me stesso nel suo riflesso,
ma senza difetti né sbavature.
Io che sono assetata di perfezione innaturale
Fra un bacio ed un sospiro
Lascio che l’anima ribollisca senza il mio consenso,
mentre le parole singhiozzano a stento
quel filo che cuce emozioni,
tra cuore e ragione.

Tu non sai
Tu Non vuoi sapere
Non puoi sapere….
Sei troppo lontano per toccarmi
E troppo vicino per vedermi
Cosa credi di contemplare?
quel rosso che ti infiamma, è già sbiadito!
Quella luce che riflettono i suoi occhi,  è così effimera
È come una sirena incantatrice…
È inutile che scrivi ed urli il tuo sentimento sui muri
a caratteri cubitali con un pennarello indelebile
Presto, lui ne dimentichà il contenuto.
Il tramonto veste di luce i suoi pensieri,
non puoi scavalcare i confini del tempo.
Lame di vento spazzano via ogni sogno avverato,
ogni conquista nei giorni che passano, perde valore.
Sono farfalle che spiegano le ali
foglie ancora fresche, predestinate
Sono fiamme che bruciano la vita, senza lasciare tracce.
Sono cenere in fondo agli occhi, vetri rotti di un destino senza frutti.
È inutile convincersi che l’amore non abbia voglia di crescere, che basti all’amore.
Non mi basta riempire scatole di foto ricordi, singhiozzi, brividi congelati.
Necessito costruire nuovi progetti da condividere, abbracciare nuovi stimoli di cui farne il nettare dei miei giorni.
È l’istinto di ogni vita che vuole arrampicarsi in nuove immagini da sconvolgere e trasfigurare….
Non si può mettere a tacere.
Sarebbe come mettere limiti al cielo….
Prima che la tua bocca sia asciutta, ed i tuoi occhi senza un orizzonte, prima di andare a fondo,di capire che non puoi abbandonarti in me, e soffocare tutto nel silenzio di una notte,lasciami nell’incoscienza dei miei giorni felici, dove per me sei sempre stato e sempre sarai.
Chiudi il tuo sipario.
Nascosta dietro le tende
c’è la tua vita che attende di guardare un cielo
che qui non c’è.
Assaggerai una pienezza che ti arrende, riconoscerai la luce che ti accende, in un giorno che si spegne.

al cuor non si comanda

al cuor non si comanda

I sogni risplendono…

Linea 77 feat Tiziano Ferro – Sogni Risplendono (Official)

Senza aspettare più di subire il tempo tra le mani…
I Sogni risplendono
E non importa se tutto quanto è fermo intorno a te
I Sogni risplendono
Io sono il tempo, sono la spazio e i desideri sono
i miei tentacoli…
E non aspetto più di bruciare il tempo tra le mani
I Sogni risplendono

Hai sensi che confondono
Solo rabbia da estinguere
Senti che rompi tutto ciò che hai intorno ma senza urto

E’ il desiderio che non ha più via di fuga
E all’improvviso poi mi accorgo che non ha più senso rifugiarsi dentro un’ombra che da noia
E non ci provi più, tu non esisti più
(sogna ancora)

Hai sensi che confondono
Solo rabbia da estinguere

Senza aspettare più di subire il tempo tra le mani
Sogni risplendono
E non importa se tutto quanto è fermo intorno a te
Sogni risplendono
Io sono il tempo, sono la spazio e i desideri sono
i miei tentacoli
E non aspetto più di bruciare il tempo tra le mani
Sogni risplendono

Io non ho più ombre da uccidere
E non ho più forza per restare qui
Sa di lucidità e di insana fobia,
come aria invisibile
confondo tutto

E’ solo rabbia che non ha più via di fuga
E all’improvviso poi mi accorgo che non ha più senso rifugiarsi dentro un’ombra che da noia
E non ci provi più, tu non esisti più
(sogna ancora)

Vorrei sentire la tua voce gridare, tentare, sbagliare
Non sopporto più di vederti morire ogni giorno, innocuo e banale

(Sa di lucidità e di insana fobia,
come aria invisibile
confondo tutto)

Senza aspettare più di subire il tempo tra le mani
Sogni risplendono
E non importa se tutto quanto è fermo intorno a te
Sogni risplendono
Io sono il tempo, sono la spazio e i desideri sono
i miei tentacoli
E non aspetto più di bruciare il tempo tra le mani
Sogni risplendono

La cena delle meraviglie

La cena perfetta gioca con tutti i sapori

salato acido amaro piccante dolce…

lei gioca in cucina come con le parole, nel cercare alchimie da coniugare in sapori, sinfonie uniche…

La scrittrice stuzzica  il suo gastronomo, si diletta nel creare nuove combinazioni  da esplorare sul palato  in poi…

È un viaggio di sola andata, un’esplorazione dei sensi,  un invito che si gusta appieno nella gola, sfiora l’anima e lì  sprigiona  un turbinio di sensazioni  inebrianti di profumi e sapori.

 

Lui è un autentico appassionato  della buona tavola, lei una ricercatrice di incontri unici…

 Il cibo è perdersi in un incontro di infiniti incastri possibili…ma senza gioia di condivisione è un fulmine che illumina per poco.

 

Questa sera sarà particolarmente speciale, le luci  creano un’atmosfera di dolce attesa, l’aria conviviale, la casa attende  amici autentici che da lì a poco andranno a bandire la tavola di risate, sguardi, un dire ed un fare, non convenzionali…

 

 Lei  vorrà suggellare alcuni attimi, parlando della scelta dei piatti preparati per loro…

Una storia  appositamente scritta per l’occasione, ma prima di tutto vorrà augurare loro, con un brindisi,  l’incipit di un nuovo rito:

“ Che il ricominciare a pensare sia da una partenza diversa, che abbia un modalità differente , magari non ad aspirale, né sempre lineare… un pensiero circolare, fluido nell’espressioni dell’essere sè stessi?

Si, e che sia pieno di realtà concretizzate!

 

Ci preoccupiamo sempre di cosa mangiare, e mai del vero nutrimento…

Creiamo occasioni a tavola, dove il cibo ed un bicchiere di buon vino  sembrano essere l’indispensabile…

Lei, però, aveva catturato l’essenza di quel rito quotidiano, ne custodiva da sempre un ingrediente segreto che rendeva speciale ogni pietanza, ogni evento. Un elemento che non può mancare per una cena perfetta, come in ogni cosa nella vita:la cura e l’amore tradotto in comunione.

Così come si uniscono ingredienti che da soli non hanno un senso infinito, bensì limitato, così come mettere insieme, acqua, farina e lievito e farli diventare pane…Così è stare insieme ad amici, e creare sinfonie.

Il dessert è il piacere per eccellenza che và coltivato ed assaporato lentamente…non sempre alla fine.

 

 Brindo a Noi!

 

 

Con o senza di Me

A testa in giù, torno a farvi “Cu-Cu”dentro questo puzzle…

Torno per cercare il sorriso e l’accoglienza di chi non mi ha dimenticato, chi in questo tempo di silenzi si è domandato, mi ha lanciato il suo pensiero, come un  sasso nel lago,sperando  riemergessi dal mio esilio, dessi un cenno di vita….

invece quel pensiero è affondato nel nulla…. nell’abbisso delle  mie assenze.

 Ero assente a me stessa. Assente all’appello dell’inchiostro, del dialogo interiore…. in una parola: AFONA per questa  dimensione…

Sono alla ricerca di contaminazioni positive da mettere in circolo virtuoso per la mia vita, sono  in cammino più di prima  anche se ancora non conosco la mia destinazione o forse si: il mondo, quello da cui mi difendo, sfuggo, mi nascondo come quando sono qui, quando non chiudo le porte delle illusioni.

Non sono brava a vivere di vita vera, ad affrontarla, afferrarla, rubarla nei momenti migliori, a sfuggire da quelli in cui divento masochista… ma ho tanta voglia d’ imparare!

Se tornerò ancora qui, sarà solo per inventare ancora ali per nuovi sogni, storie  di un al di là , di un cuore che si rotola nella terra dell’immaginazione, niente di reale …solo polvere

Sarà solo polvere di stelle, lo so…ma è questo  ora, tutto quello che posso dorarvi di me

Con il mio cuore….   

Grazie di essere ancora qui e di tornare.

Mayra G Louis

http://www.youtube.com/watch?v=a1IMxzYn8Tg

Tutto quello che siamo stati

Sono passati  solo 8giorni dall’anniversario della mia nascita…

Eppure non è poi così lontano quel 6 luglio 1973…

Certi ricordi non sono affatto sbiaditi.

I colori si mescolano ai sapori, le cadute ripide come sconfitte, le scoperte inaspettate,gusci d’uova frantumate dove non sempre trovi sorprese gradite.

Ed è ora che non corri più dietro un aquilone, e diventi GRANDE!

 Il mio papà mi faceva tante foto da bambina.

Mi metteva nuda su una coperta insieme ai miei giocattoli, metteva a fuoco le mie mille espressioni,poichè  ferma non ci sono mai saputa stare.
Così alla fine si è inventato un trucco, io facevo quello che volevo, rotolavo, facevo le pernacchie, strizzavo l’occhio
e poi quando lui diceva “piccola” lo guardavo e lui scattava.
Lui si commuoveva e io mi sentivo speciale.
Fingeva di darmi i baci e poi invece mi faceva un pernacchio tra la guancia e il collo e io urlavo “laaasciamiii”
   

Era quello che desideravo:Essere rincorsa.

Il mio papà ascoltava “Woman” di John Lennon, senza conoscere il significato delle parole, ed io abbracciata a lui mi scioglievo in un sorriso.
Ero una bimba che non sapeva dire per intero il proprio nome, troppo lungo e complicato.
 Non sapevo ancora, che avrei trascinato il mio destino nei castelli di sabbia costruiti da bambina.
Come un rabdomante in cerca dell’acqua, i miei passi mi guidavano già  verso un profumo che non poi non avrei mai dimenticato.
Il mio papà cucinava sempre la domenica,  le tagliatelle con il pomodorino fresco.
Ed io lo osservavo con  occhi attenti, allungandomi sulle punte, cercando di rubare i segreti della ricetta perfetta.
 Ciò che più adoravamo, era la pizza.

Lui allora, si metteva il “mantesino” come i veri mastri pizzaioli ed immergeva le mani nella farina,  impastava, infornava poi con arte…

Noi affamate divoravamo quella bontà, unica espressione  di quel “ nutrimento d’amore” che non aveva voce.

Lui, che con le parole non andava poi tanto d’accordo…Viveva di mancate verità e seminava bugie.

Era più facile vivere di favole e non scontrarsi con la realtà.
Il mio papà  non faceva tanto il papà.
Era un costruttore di aquiloni…
Da 35 anni che ne sogno uno vero, ne ho trovato un’ombra dentro  me.
 Un genitore che accudisce senza criticare.Lui custodisce il mio piccolo sogno mai realizzato:

Vederlo al mio fianco mentre mi accompagna all’altare, e mi affida al mio uomo

È un sogno che non si potrà mai più realizzare, perché per me il matrimonio è uno solo, come il padre. Lui decise di non esserci   quel dì…

Da 13 anni, ho deciso che mi lascio tutto alle spalle  e vado avanti per la mia strada…

Dopo un po’ impari la sottile differenza tra tenere una mano
e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non e’ appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non e’ una sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti
e la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi
perché il terreno di domani
e’ troppo incerto per fare piani.
E impari che il sole scotta se ne prendi troppo
perciò pianto il mio giardino
e decora la mia anima
invece di aspettare che qualcuno mi porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei forte davvero,
che vali davvero.

 

Anime in Fuga

L’arrivo dell’estate mette gli u(a)mori in fuga.


Nelle menti  nascono idee, fragori  che balzano fuori da uscite di sicurezza ignote alla solita routine. Sarà che il cervello  va in fumo facilmente, mentre brucia la voglia di evasione.

Si aspetta sempre che l’acqua  arrivi alla gola, che il piede affondi nella sabbia,  si corre ai ripari, sotto un ombrellone  che  non ripara le scottature del cuore.  
Io non cerco un’ ombra apparente, piuttosto nuoto verso  l’isola sconosciuta al mio cuore.
 
 Sono un ‘Apprendista, che oltre lo spazio ed il tempo, cerco un luogo, una dimensione dove i colori si uniscono ai fili dell’anima. Ed il vento canti ciò che non ho ancora esplorato.

 Negli  miei  occhi si può scorgere il profilo di quella terra sognata, si intravede oscillare come un ‘amaca sospesa, la meta custodita silenziosamente  nella  mia  intimità.

 Ognuno  credo sogni un posto tutto suo, un rifugio, dove risiedere oltre gli eventi e le burrasche di ogni tempo.

Ed è lì che si corre appena si può.

Perché siamo come sabbia e sale. Inafferrabili, sfuggenti, e solubili solo a metà.

Divisi  da dune di solitudine, ancorati alla nostalgia del tempo che fu, perché è il più facile ed immediato  toccare quel rifugio.
La terra promessa, si sa, è da ricercare in nuovi mari inesplorati, ed il nuovo ci mette davanti un orizzonte troppo vasto e disorientante.

 Si dice che le isole non sanno custodire i segreti del cuore. Sono naturalmente esposte a sussurrarli ai venti a depositarli nelle braccia di nuove terre.

Sono  naturalmente aperte ad accogliere senza riserve, noi esseri “umani” ancora no.

 Cerhiamo insenature…

La Conchiglia ed il suo Mare…


Il sole scioglie nodi, mette tutto sotto la stessa luce, più chiara e trasparente, sostiene la mente nel mettere a fuoco tutte le venature di una storia caduta nella rete, i contorni di una vita spesa forse, solo in illusioni.

Il cuore s’incendia, divampa
E cerca ancora te.

Come ti devo invocare?

Ma non c’è alcun mare d’amore dove approdare, solo un oceano di male dove far affondare tutti i ” se” ed i milioni di perché.

Tu cerchi le mie conchiglie, le bagni e poi ti ritrai.
Ogni volta Mi si illumina il cuore.
Giace sul mio fondo.

Ora Mi difendo, sono rimasta io sola sul bagnasciuga, dalla parte del cuore.
Capita che ti svegli un giorno e ti metti giù a piangere come una bambina, senza un preciso perchè.
Capita che ti (ri) svegli sotto una pioggia di ceffoni, lunghi quanti gli anni che demograficamente hai, ma che addosso senti molti di più.
Capita che ti senti spalmata addosso l’unguento di quell’amore che lui sembra non (ri) conoscere più. L’odore lo annusi forte, e vivo si mescola alle tue lacrime, e non va via.

Ogni giorno dentro me rinasce più forte il suo nome.
Come farò a trovare la forza di estirparlo da me, quando nasce un nuovo giorno, e lui sarà andato via con la marea?
Sul fondo sabbioso delle sue ragioni, cerco una pace da donare al mio cuore, una morte che risuoni nella mente, come un amo ingannatore di speranza cui non abboccare.Come far comprendere al cuore che quell’isola battezzata “Noi due uniti nell’anima”,
costruita insieme, ha lo sguardo altrove, nuovi orizzonti da conquistare, che non gli apparterrà più?
 

Lui è il mio respiro profondo.

L’attimo d’eterno che più non scompare,resta tra pelle e cuore,sospeso a brillare come una gemma luminosa incastonata.


Il cuore non tace, balza fuori a farsi voce, diventa eco di una realtà invisibile, che s’intreccia ai sogni, per diventarne Senso, immensamente Grande.

 
Ogni giorno una parte di me, ripeterà il suo nome, perché lui è nel vento che soffia nella mia anima.
Sono come spiaggia asciutta, riva disarmata, in attesa che il mare culli il mio cuore e bagni le mie ali asciugando il sale…
 A volte, essere condannati a guardare dal di fuori suscita una grande melanconia.
E’ come recarsi ad una cena di famiglia e non poter partecipare; si frappone una gelida finestra.
Di un vetro bello spesso, antiproiettile, anti-incontro: ed io ti guardo raccogliere illusioni e conchiglie distese nel cielo, con la voglia di volare ancora… senza catene.
 
La nostra cena si consuma qui, dove frega quest’ultima onda…
 Il mare porta a riva i suoi tesori, ne ruba l’anima per lasciarli in preda al destino…
Va e viene nelle conchiglie, inondandole  e svuotandole.
Loro sono
le sue guardiane, odono risuonare forte  la sete di ricevere ancora le onde delle sue carezze, sono custodi di odori senza poter mai trattenerne l’essenza del suo sapore! 
  

Un amore imprigionato nel respiro del tempo


Alcuni di noi lasciano morire i grandi sogni, ma altri li nutrono e li proteggono… Tu non sei mai stata lontana un attimo dalla mia mente, presente nel mio cuore, in ogni battito.
 Mi sono chiesto per tutta la vita, come sarebbe andata a finire tra di noi, se non ci avessero allontanato…

Io non ti ho mai conosciuta, ma i tuoi occhi, l’armonia del tuo volto, l’ho custodito dentro me.
I tuoi occhi li ho incorniciati nella mia anima, è li che ogni notte, al buio, vedo un’altra vita, la luce di un’ emozione che straripa al pensiero che vola immaginando ciò che avremmo potuto vivere….
In questo tempo imprigionato, c’è stato spazio solo alle domande, incognite senza intravedere ombre all’orizzonte.
Chissà dove sei stata in tutto questo tempo, chissà se la vita ti ha sorriso, più di me…
Ho vissuto aspettando ancora ” un domani”, un incontro con i tuoi occhi, per renderti conto poi, che stai vivendo con il cuore sospeso…
Ci trascina questo mare di malinconia che ci portiamo dentro, c’è da affrontare con coraggio le insidie del mare “mai vissuto”, rischiare la vita per averne una migliore…
Certe volte mi rivedo magari che cammino accanto a Te, sogno ad occhi aperti,e mi risveglio senza Te.
Tu, come me, non hai mai avuto niente dall’amore,la vita non è stata facile neanche per te…

Ti ho cercata da sempre al di là di ogni luce.

Ti ho cercata nel mondo tra la guerra e la pace.

Nelle onde del mare che hanno odore di casa e calore di braccia tese. (un giorno nuovo – C. De Andrè)

Ora che ti ho davanti, che il destino è stato generoso, mi porti a guardare il mare…. come e’ azzurra questa acqua, li sotto questo mare c’e’ un mondo silenzioso fatto di colori meravigliosi, la nostra vita e’ come questo mare, sconosciuta, incognita…
Le cose vanno e vengono come le onde, e quando il mare e’ in burrasca in superficie nel profondo e’ calmo.
Le lacrime che inondano il cuore, sono gocce di quel mare infinito in cui le braccia faticano per coprire distanze incolmabili… ed io e te questo lo sappiamo bene.
Ciò che cicatrizza è la vita, che vince la malinconia e si fa corteccia di tanta fragilità.
Il buio delle nostre ferite sono occhi chiusi sulla vita, gli occhi di chi è mancato per troppo tempo.
Hanno chiuso una volta le porte delle nostre vite,prima che potessimo attraversarle e viverle…seguire la sua natura d’amore.
Ma ora che siamo uno di fronte all’altra, ora che possiamo intrecciare le parole, che diventano discorsi, che costruiscono persorsi, ponti di vita, possiamo essere padroni del nostro destino.

Da quest’istante in cui sei giunta a me nel mistero di questa vita,io ti ho riconosciuto nella mia anima, ho sentito la tua brezza soffiare nei miei ricordi ancestrali.

Che stano, in fondo siamo persone sconosciute, oceani immensi, eppure cosi’ simili e sentite…due persone che non si conoscono ma che si ritrovano in uno sguardo e affondano in un abbraccio…

Tu sei qui per la prima volta presente nella realtà, identica ai miei desideri, alle mie speranze, ai miei sogni…

Sei parte di me, e la mia anima lo sapeva, da sempre…

Ora c’è la vita che ci attende, non facciamola aspettare!

Trovare le strade che conducono a sé…

Chi non ha mai vacillato nell’acqua melmosa delle proprie insicurezze?

Chi non ha dovuto scalare strade intricate e d in salita, per imparare a riconoscere la propria incapacità di sentirsi unico e speciale, semplicemente per ciò che si è?

Sin da bambini si cerca di percepire il proprio valore, attraverso lo specchio dello sguardo altrui, per prima quello dei nostri genitori, diventa via via un marchio a fuoco che segna per la vita il modo in cui dovremo amare noi stessi e come vorremmo essere amati e considerati dagli altri.

E’ possibile essere amati se non si è convinti di essere amabili?
Da dove deriva questa difficoltà di darsi un valore?
 Amarsi è la premessa per una vita piena e armonica, per una percezione di sé degna di essere felice. Rispettarsi, come (ri)conoscere i propri interessi profondi al di là dello sguardo degli altri, è fondamentale per imparare ad essere felici.

Volersi bene non è un segno di orgoglio o egoismo, è una corona di sentimenti e valori positivi, tra cui l’ autostima, di cui creare le fondamenta del proprio Io.

Spesso nonostante ci si sente intelligenti, non si è affatto vincenti.Come si fa a far venire fuori il meglio di sé?

 In realtà quello che si pensa di se stessi sono auto svalutazioni come:
“Non valgo niente… Non sono degno d’amore…. Sono un buon annulla”


A volte lo sguardo di un genitore, un atteggiamento poco amorevole, una scarsa considerazione dei suoi desideri e delle cose che lo riguardano si traduce in una frase :” tu non sei nessuno” un condizionamento negativo per la propria vita che conduce ad essere soddisfatti per i propri fallimenti.Quando tutto sembra andare bene, ci si spaventa e si abbandona il campo, per paura di un successo che condurrebbe in un territorio sconosciuto.

 

Queste persone sono rassicurate solo dal fallimento delle proprie imprese.
Dietro le ripetizioni dei propri insuccessi si nasconde un comportamento che blocca l’individuo in uno schema e lo porta ad arenarsi.
Riuscire, infatti, sarebbe come rompere un patto….
Scontenti di sé stessi, si vaga a vuoto, nell’infinito girone della ricerca di qualcosa che possa dare senso alla propria vita , affidandola al “destino” nella speranza di una Svolta…
In realtà la strada da intraprendere è ritrovare il capo di quel filo che conduce alla parte più intima di noi e cominciare a parlarLe, a buttare fuori ciò che va e che non va, costruire con le proprie ferite, il rovescio di una Nuova vita dove il comandamento è un mantra: IO VALGO!67/365 Spring Forward!


 

I STAY ON THE GRASS

Sono tornata nel mio luogo di sempre, nelle quattro mura colorate che ho reso “casa”, con l’anima trasmigrata in Inghilterra.
Un’emozione lunga un viaggio!

E’ inutile nascondere le mie difficoltà a ritornare alla vita di sempre…
Avrei preferito portare lì, tutte le presenze a me care ed indispensabili, ma i cambiamenti repentini ed istintivi, si sa, non sono quelli più duraturi nel tempo.

Mi sono arrampicata con lo sguardo su tutte le superfici, ed i miei occhi hanno continuato a brillare attraverso la scia di cose impresse, persone, paesaggi, inglobandoli per sempre nella memoria emotiva, quella a sud del cervello.

Ho sempre creduto che il territorio non sia una semplice realtà geografica, ma comprenda lo spazio vissuto, i luoghi dell’infanzia, ma come spiegare(mi) quella in cui non ho mai messo piede prima d’ora è un’ impresa assai ardua.

Non ho mai incontrato Lady aspettativa e non so nemmeno dove abita.
La mia compagna di avventura è stata puntuale e costante, una che sa condividere e strizzarti l’occhio sempre al momento giusto, capace di catturare angoli inconsueti.
Si, parlo di Miss Sorpresa…



Sarà che mi piace fare la colazione abbondante, impregnarmi le ossa delle atmosfere dei mercatini, circondarmi dell’immensità di verde che incontri ad ogni angolo o centro della città…

Sarà che mi piace la vicinanza delle case attaccate che creano un arcobaleno di colori, sarà che amo i contrasti, le differenze, mangiare cornish pastie fino alla nausea, il rispetto del senso civico, avventurarmi nel nuovo…

Niente era diverso da come me lo ero immaginato, anche se la pioggia scendeva giù, l’entusiasmo saliva .

Mi sono sentita come una protagonista dei libri di Doris Lessing nei suoi “racconti londinesi”, nell’osservare il mondo che mi circondava, ero ammaliata da un universo inglese fatto di diverse etnie, classi, comportamenti sociali, abitudini e  riti. Costretta (si fa per dire) a rallentare i miei ritmi, sbarazzandomi della fretta e delle preoccupazioni, più vicina a guardare con la dovuta attenzione ogni minimo particolare.
in questo nuovo ordine di cose, ho riscoperto una “fisicità” dei luoghi.

“Walking across the park, the light welded buildings, trees and scarlet buses into something familiar and beautiful, and I knew myself to be at home.”

Camminando nel parco, la luce attraversò i palazzi, gli alberi ed pulman rossi a due piani, diventarono bellissimi e d all’improvviso familiari, ed io riconobbi me stessa come essere a casa – scrive Doris Lessing nel 1957

Il respiro cede nel canto d’improvvisazione di un signore che, con il suo sassofono suona nella metropolitana le note di “aint’ no sunshine..”

Sole sognato, sole inseguito, sole che illumina squarci, si diverte a creare figure geometriche anche sulle pietre di Stonhenge, scompare dietro al parlamento per riposarsi ai piedi di eros in Piccadilly circus..

Il tower bridge è “so wonderful” mentre bagna i suoi piedi nel Tamigi ed alza le braccia al cielo,al passaggio di una nave mercantile, sotto l’occhio scrutatore della ruota osservatrice più grande del mondo, che ti permette di contenere con un solo sguardo tutto il cuore di questa città.

Ho abbracciato un albero ultra centenario in st. James park, l’ho stretto per un po’, immaginando i suoi vissuti, ciò cui ha assistito, scene e scenari magari storici. Ho camminato per ore in covent garden incantata dai suoi giullari ed artisti di strada, ho guardato il cielo incorporare il blu della notte, sognando la mia prossima vita qui, o cercando di rispolverare quella precedente…

Per gli induisti, dopo la morte, ogni individuo rinasce in un altro corpo e la sua anima può tornare sulla terra con sembianze umane, animali o vegetali, io nella prossima spero di essere un albero trapiantato in Hide Park, con le radici distese nel verde e le foglie piene di uccelli…per inebriarmi di pace e canto.

Per ora… I stay on the grass.


In my mind:
Ain’t no sunshine when she’s gone.
It’s not warm when she’s away.
Ain’t no sunshine when she’s gone
And she’s always gone too long anytime she goes away.
Wonder this time where she’s gone,
Wonder if she’s gone to stay
Ain’t no sunshine when she’s gone
And this house just ain’t no home anytime she goes away.-
Bill Withers – Ain’t No Sunshine-

Londra all’Improvviso…

Mancano circa 48 ore dalla mia prima volta a Londra. 48 ore: un salto nel buio.
Mi emozionano sempre le prima volte, mi emoziona quello che c’è prima, quest’attesa, quello che nella mente si fa spazio, dirada e allarga i pensieri, li fa danzare ad un ritmo accelerato, in un crescendo che è magia pura…

Le valigie sono aperte lì sul letto, in attesa anch’esse di essere riempite. Ma cosa è necessario portare con me, più della voglia di scoprire e di divorare con occhi, mani , bocca e tutti i sensi, tutto ciò che è possibile contenere in soli 5 giorni?
Che compito arduo, avranno i miei sensi in questi giorni… Infilzare la memoria di più cose possibili, più di quante ne abbia immaginate in 34 anni che sono al mondo e non deludere Miss. Aspettativa. Una donna rigida, esigente e sola, che non si accontenta mai e resta perennemente critica e delusa…

Infatti, sto pensando di boicottarla e svignarmela di prima mattina, prima che si accorga della mia partenza.. Allora si, che ci si divertirà!
Miss. Sorpresa ha detto che mi raggiungerà all’aeroporto e che vorrà condividere con me tutte le esperienze, è davvero simpatica, con quell’aria sbarazzina, una compagna di avventure insostituibile. Si, credo proprio che sarà carino scoprire con lei ogni nuovo angolo di questa città.

Sono aperta, mia cara Lady London, ad ammirare ogni tua sfumatura, ogni linea o curva, ogni prezioso grappolo di vita che si avvilupperà davanti i miei occhi, e dentro la mia pelle,… chissà

Ho pennelli e tempere per raccogliere tutti i tuoi colori, ed imprimerli per sempre, nel quadro della mia memoria. Chissà quanti rewind e fermo immagine…

Mi attenderà immancabile, il tuo cielo a catinelle rovesciato, le corse e gli incroci fortuiti nella metro, la musica del tuo dotto Big Ben… o forse un sole spalancato sui tetti incolonnati, un’ombra del tuo fumo, un’aria misteriosa ma leggera…

Io sarò puntuale al ns. appuntamento, quello che quella bimba di 6 anni ha stretto con te tanti anni fa, guardando una semplice fotografia, in un libro scolastico “you”.

Da quel momento ti ho stretto nel mio cuore, ti ho vissuto nel silenzio dei miei sogni per 34 anni, ed ora sono pronta per celebrare e suggellare questo incontro, come promesso, prima che compia il mio 35 esimo anno.

Ho sbagliato tutto, mia cara Lady… perché mi sono fatta troppe domande su questo strano senso di appartenenza…

Non avrei dovuto aspettare tanto, l’amore non si fa mai attendere…

Così questo mio amore per te ha ben poco a che vedere con la razionalità.

Ci si innamora, punto e basta!
.…”I’ve got London under my skin…”

 

London Stampa artistica di Andrea Laliberte

*stampa aritistica di Andrea Laliberte

Ho sentito che Creavo

Chissà quante donne si chiedono cosa si prova nel mettere al mondo una vita…

Chissà quante non lo hanno mai saputo e non lo potranno mai sapere…

Chissà quante, impaurite, hanno detto “No” a questa esperienza che unisce in un “per sempre” una madre ed un figlio…se gli permettiamo di accedere tramite quel primo respiro…

Per cinquant’anni Gigliola ha aiutato giovani donne a vivere il momento più bello della loro vita.

    Gigliola, racconta l’unicità, il mistero e la poesia di ogni parto e l’attesa, l’emozione, la gioia di ogni madre.

 La nascita di ogni essere umano implica la partecipazione del Creatore che gli ha infuso l’anima come al primo uomo. Forse dipende da deformazione professionale (ho fatto per 50 anni l’ostetrica), ma mi sembra che la donna sia più vicina, più partecipe a questo grande mistero forse perché l’accendersi della prima scintilla della vita umana avviene all’interno del suo corpo.Gigliola Borgia (ostetrica)

“Vita, sorgente che scaturisce da una culla e si getta nella pienezza dell’eternità”.

È così straordinario, miracoloso, quello che avviene nella donna fin dal concepimento del figlio! la prima “culla” del bambino, l’utero materno, che dai pochi centimetri di spazio iniziali può arrivare a dare como­do asilo fino a termine di gravidanza a un bambino (anche a più bambini nel caso di gemelli) di peso rispettabile. Gli scambi, i messaggi che intercorrono fra la mamma e il bambino nella frenetica attività vitale durante la vita prenatale rivelati ampiamente dalle ricerche scientifiche, sono un vero prodigio che dilata non solo i confini del suo corpo, ma di tutto il suo essere

Ho avuto il privilegio di assistere mam­me di tutte e quattro le razze umane e sempre mi ha colpito questa uguaglianza: stessi comportamenti e reazioni, uguale vocalità, uguale atteggiamento di attesa di qualcosa più grande di lei. La legge di natura non fa eccezioni e certe sovrastrutture create dall’ambiente, dall’educazione crollano, riportando la donna a uno stato primordiale. Tutto questo si verifica anche nella più indesiderata maternità.

Rifiutata in un primo tempo, una volta accettata gratifica la donna di questa esperienza di donare la vita che non ha l’eguale nel vissuto umano.
“Ho sentito che creavo”, mi ha detto una ragazza che si trovava in una situazione talmente difficile che non le permetteva di tenere il bambino con sé…

 Questo bambino, non ancora nato, è stato concepito per una grande cosa: “Amare ed essere amato”- M.Teresa di Calcutta

Siamo tutti artefici del proprio destino, dotati di libero arbitrio fino al confine della nostra vita, non quando la vita appartiene ad un altro essere umano, che per nascere, vivere in questo mondo, ha bisogno di noi!

L’angelo della Shoah ed il progetto life in Jar

 

Nel periodo più buio  che questo mondo abbia mai conosciuto, una donna, Irena Sendler, ha rischiato la sua vita per salvare la vita di 2500 bambini . Un angelo, candidata della Polonia al premio Nobel per la pace, che  non riconosceva nel suo operato l’eccezionalità, ma di aver fatto quello che qualsiasi altro uomo avrebbe compiuto.

Oggi è la risposta a ciò che spesso ci chiediamo per il futuro dei giovani. Una finestra che spalanca di speranza e di luce il cuore di chi, come la mia amica Giulia, si chiede, cosa si possa fare per il futuro umano, per gli altri.

Trovo che la testimonianza dell’esperienza umana di questa donna, morta il 12 maggio scorso, possa essere luce per tanti ,grazie  anche alla traduzione del suo operato, in un progetto che è  un opera recitata nelle scuole:
Life in a Jar (la vita in un barattolo)

La storia della vita di Irena fu divulgata al mondo nel 1999 da alcuni studenti di un college del Kansas che hanno lanciato un progetto per salvaguardarne la memoria. Lo riproposero a numerosi club, organizzazioni religiose e gruppicivili della comunità, sia nello stato del Kansas, sia un po’ ovunque negli Stati Unitie in Europa (170 rappresentazioni fino all’Ottobre 2005).

Il valore di questo progetto cominciò crescere notevolmente, insieme ai numerosi sostenitori; le ragazze scrissero ad Irena ed ella rispose  inviando loro lettere piene di profondo significato, dicendo loro cose come: “la vostra recita e il vostrolavoro sono il proseguimento dello mio sforzo di oltre cinquant’anni fa, siete le miecare ed amate ragazze.”

Nei loro compiti a casa scrivono regolarmente frasi come: “Sto cambiando il mondo” e “La storia diIrena deve essere raccontata”

 

Utilizzando questo progetto gli studenti stanno allargando la classe all’intera comunità mondiale in molti modi: pubblicano le interviste, recitano di fronte ad un pubblico sempre più ampio, mettono le lettere di Irena a disposizione di studentied educatori (sono state richieste e spedite copie a più di 250 scuole) e sis ottopongono ad interviste con la stampa locale e nazionale.

Gli studenti sono stati largamente contattati per la possibilità di creare un libro o una registrazione.

 Il progetto ha dato il via ad una comunicazione crescente tra le famiglie della nostra comunità e tra le varie comunità del paese.

Credo che la vita vissuta così con rispetto e per gli altri è l’unico esempio reale che possa dare  indicazioni per i giovani, su quali sono i reali valori da incarnare.  Credo nel grande potenziale di questo progetto, se magari qualche educatore anche in italia potesse metterlo in atto nelle scuole, magari come musical, coinvolgendo i giovani in una messa in scena  di un reale “psico-dramma”  influenzerebbe sicuramente le proprie vite, cambiandole radicalmente!

 Qui, nero su bianco, incido il mio immenso Grazie ad Irena Sendler edivulgo la sua storia, nella speranza di vedere ancora un futuro espressione d’amore fraterno per ogni vita!

 

http://www.irenasendler.org/

 

La storia di Irena:

 

Confesso che leggendo quello che ha fatto durante l’occupazione nazista della Polonia, ho ritenuto giusto che  tanti potessero  conoscerla. Irena Sendler è morta a novantotto anni, ma avrebbe dovuto essere giustiziata nel 1943 dai nazisti. Viveva a Varsavia, ed era un membro della “Zegota” il gruppo della resistenza polacca che si occupava dell’aiuto agli ebrei. Era un’operatrice sociale della chiesa polacca. Si occupò dei bambini; indossava un’uniforme da infermiera, con una stella di David appuntata sul petto, per entrare nelle zone sotto diretto controllo tedesco, e consegnare cibo, medicine, vestiti e vaccino anti-tifo.

 

 Dopo che fu chiaro che i piccoli ebrei venivano inviati a Treblinka, la Zegota decise di cercare di salvarne il maggior numero possibile. Riuscì a portare fuori dal ghetto 2500 bambini, in maniera strabiliante,  affidandoli a famiglie polacche, orfanatrofi o conventi, nella speranza di poterli restituire un giorno alle famiglie,. Una bambina fu portata via nascosta in una scatola di strumenti da meccanico; altri furono fatti scappare in bare, valigie, e borsoni; altri ancora trovarono la fuga attraverso il sistema di fogne. Irena Sendler tenne un registro dei nomi di tutti i bambini che salvò,  scritti su foglietti nascosti in vasi sepolti in un giardino, nella speranza che potessero poi  riunirsi alle loro famiglie un giorno.
Nella notte del 20 ottobre 1943 la sua casa fu invasa dalla Gestapo; voleva gettare dalla finestra il registro, ma non poteva, perché c’erano soldati anche fuori. Allora lo gettò a una collega, che riuscì a nasconderselo addosso. Sendler fu portata alla prigione di Pawiak, dove fu torturata: le ruppero piedi e gambe, ma rifiutò di tradire e di rivelare i nomi dei complici e delle persone presso cui vivevano i bambini. Infine fu condannata a morte. Un membro della “Zegota” riuscì a corrompere uno dei guardiani, e a farla scappare. Tornò a lavorare, con una nuova identità, e seppellì il registro in un’anfora sotto un albero di mele, nel giardino di un amico. Nel 1965 divenne la prima dei “Giusti” onorati a Yad Vashem, ma il regime comunista non le diede il permesso di andare in Israele.
Finita la guerra, Irena consegnò la lista ai leader della comunità ebraica. Molti bambini e ragazzi vennnero ritrovati, affidati a brefotrofi polacchi o mandati in Palestina. “Ho fatto quello che bisognava fare e non ho avuto paura” diceva del lavoro di salvataggio. “I veri eroi non siamo stati noi, che abbiamo dato una mano, ma i bambini e i genitori, che dovettero separarsi in modo così crudele”.

 

Dovette attendere il 1983 per ricevere di persona quel premio. Nel 2003 la Polonia finalmente le concesse la massima onorificenza, l’Ordine dell’Aquila Bianca, e fu candidata al Premio Nobel per la Pace.

La lista di Irena è due volte più lunga di quella di Oskar Schindler.

“Era un inferno, grandi e piccoli morivano in strada a centinaia, sotto lo sguardo silenzioso del mondo intero” diceva del ghetto.

 I nazisti uccisero nei campi di sterminio la maggior parte delle 450 mila persone prelevate nel ghetto della capitale polacca, che fu distrutto nel 1943 in seguito a un’insurrezione. Il rabbino Michael Schudrich ricorda che la Sendler ha sempre negato di essere un’eroina, e diceva di “essere semplicemente rimasta normale, quando tutto il mondo sembrava impazzito.

Per questo il suo nome resterà inciso per sempre nel cuore vivo di Israele.
Insieme all’albero che sorge in sua memoria in quel luogo di cordoglio metafisico che è Yad Vashem.

Stoica Cecità

Sempre più alla deriva, al margine, la vita. Oggi quella di Lorena Cultraro, a soli 14 anni.

Manipolata, stritolata,stuprata, soffocata, bruciata strappata via dalla ferocia, stoica cecità di “piccoli” uomini, dal comportamento simile a bestie che, non contenti,l’hanno buttata  nel pozzo.

E’ il contagio di qualcosa di cui non si conosce la causa?

Quello che si replica giorno dopo giorno sembra una premonizione, o una previsione che il grande premio Nobel per la letteratura portoghese José Saramago nel 1995, ha descritto nel suo romanzo, Cecità.


In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All’inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosí. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un «mal bianco» che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l’inizio di un’epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l’intero paese. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel piú totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato, scoprono su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l’ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio di tutto, l’indifferenza”.

Paradossalmente, è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo che credevamo di vedere.

“… Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

La società contemporanea, come sostiene Saramago,è “cieca” poiché è indifferente,si è perso il senso di solidarietà fra le persone.

Ciò che prevale è brutalità ed egoismo.

Ciò che invece dovrebbe esserci e prevalere è guardare il bisogno altrui e il limite da non valicare mai, senza

la cecità della totale chiusura.
Toccherebbe occuparsi e pre-occuparsi nei rapporti umani.

“Il presente che ci resta:
…dalla perdita presente alla trama a venire, noi siamo dove?” F. Alborghetti

Tutto ciò che abbiamo vissuto è scritto per sempre dentro di noi e può riemergere in ogni istante, intriso di perdite e di dolori nella propria memoria.

La memoria è coscienza.

Questa brutalità non è una linea d’ombra, è realtà evidente!

Non si può lavare via!


 

Nella mente di un uomo


“Le persone si sposano solo quando sono al massimo della disperazione, che il bisogno di un certificato è un segno sicuro di un calo d’affetto.
So che l’amore è un lavoro da fare nell’ombra; devi sporcarti le mani.
Se ti trattieni non succede nulla d’interessante. Nello stesso tempo devi trovare la giusta distanza tra le persone. Troppo vicino e ti soffocano; troppo lontano, e ti abbandonano…
Tutti desideriamo di più. Non siamo mai soddisfatti. Saggezza è conoscere il valore di ciò che abbiamo.
C’è chi vede la conoscenza di se stesso come un vantaggio e chi crede che conoscersi rappresenti lo scopo principale dell’umanità tutta… c’è chi può permettersi di mantenere le proprie menti e le proprie emozioni, ripulendosi dalle nozioni tossiche ogni settimana e quelli che devono convivere con ciò che li avvelena….
 

Nella pelle di un uomo

Qui, stanotte, mi sento tagliato fuori, da te, da tutti.

Scendo furtivamente le scale. Mi infilo la giacca. Trovo le chiavi. Raggiungo la porta e la apro. Esco. È buio e freddo. Il vento fresco mi attraversa. Mi dà forza.

Andare. Devi andare.

Mi sto liberando dalle briglie…

Sono perfettamente conscio di quanto siamo vittime dell’illusione.

Il suo sorriso, la sua risata, la sua imitazione di una faccia arrabbiata, di una faccia divertita, di una triste, mi danno gioia, al pari delle sua tenerezza e della sua preoccupazione per me.

Com’è fastidioso pensare che le nostre illusioni sono spesso le convinzioni più importanti.

Vogliamo l’amore, ma non vogliamo perdere noi stessi.”

Chi potrebbe biasimarmi perché ho paura della scossa del sentimento?

Sembrava che dentro di lui ci fosse sempre di più, mentre si aprivano porte dopo porte per fare spazio a meraviglia e piacere, fino a cha sarà catturato, rallegrato commosso.

E’ facile uccidersi senza morire.

Scegliere qualcuno vuol dire scoprire un’intera vita, e significa invitare gli altri a scoprire te!”


Citazioni tratte dal best seller di Hanif Kureishi – Nell’intimità – Dipinti su tela di Gelsomina De Maio

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Scivolano via…

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La mia seconda pelle

Una scrittrice deve non scrivere, ma ricamare sulla carta! Lo scrittore non è nè un pasticcere nè un profumiere nè un giullare è un uomo impegnato, vincolato dal sentimento del suo dovere e della sua coscienza una volta che ha cominciato deve andare fino in fondo e per quanto gli ripugni, deve vincere il suo disgusto e insozzar la sua immaginazione nel fango della vita... egli è un semplice cronista. "A.Cechov"

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Ora e Sempre

Ho una fede nel cuore. Un credo radicato. Vivo nelle emozioni e non le nascondo più Vivo di verità. Amo la trasparenza, l'intimità e la presenza. Scrivere è il mio comandamento, ciò per cui sono nata... Scrivo solo ciò che vivo poichè è impossibile per me descrivere ciò che non è stato ancora attraversato nel corpo e nell'anima ed elaborato in esperienza... Scrivere è...Presentare le cose nella loro verità. Dire la cosa vera, la successione dei movimenti e dei fatti che producono l'emozione,e che resta valida per un anno e per dieci anni o, se siete stati fortunati e se l'avete espressa con una grande purezza, per sempre... E.Hemingway Scrivere è per mei il bisogno di rivelarmi,il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare,di palpitare,di camminare incontro all'ignoto nelle vie della terra. G.D'Annunzio

SottoVuoto

Add to Technorati Favorites La vera misura di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide... La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è Sognare. Mai cedere, rubare,ingannare o bere... ma se devi cedere fallo fra le braccia della persona che ami... Se devi rubare Ruba il tempo che vuoi per te... Se devi ingannare, Inganna la morte... e se devi bere Inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro! Creative Commons License
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Attimi d'Eternita'

Winter Day

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Wonder into the sea with me.

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Agli Incroci dei Venti…

Sii...Spirito libero... "Ti criticheranno sempre,parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi,fai quello che ti dice il cuore... la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita... Prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi. -Charlie Chaplin- Se non speri l'insperabile, non lo scoprirai,perchè è chiuso alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada - Eraclito- Ogni giorno bisogna introdurre qualcosa di nuovo nella propria vita. La prima responsabilità è nei confronti di sè stessi. Solo se pensate così, potete dare molto a qualcuno. Altrimenti potete dare soltanto ciò che avete. Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza, facendo cose pazze, diventate affascinanti. E' l'affinità che ci avvicina, ma è la novità che ci tiene insieme. Siate saggi,siate stimolanti, siate eccitanti, condividete idee nuove,crescete, progredite,evolvetevi. Non siate mai prevedibili.-Leo Buscaglia- Testo

Le Orme del mio passato

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L’ Indefinibile Invisibile Presenza

Uno strano gioco della mente che noi umani chiamiamo ragione dell’amore tutto uccide per un pugno di egoistici timori. Si appellano all’intelletto Gli assassini delle passioni. Al desiderio è preferibile esibire l’incapacità di coltivarlo. L’amore è congenito all’anima perché tutte le cose hanno origine nella bellezza del cuore

Parole Incastonate

La vita è un mistero: Più ti ci addentri e più si infittisce. Non puoi ridurlo a una formula, non puoi ridurlo a una teoria. Non diventerà mai una dottrina. Più scendi in profondità in quel mistero e più ti senti ignorante; ma quell’ignoranza ha una bellezza assoluta è una benedizione perché in quel non sapere il tuo ego muore. Se non speri l'insperabile, non lo scoprirai, perchè è chi osa alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada! Un fatto della nostra vita ha un valore non perchè è vero, ma perchè ha significato. Si chiama amore ogni superiorità, ogni capacità di comprensione, ogni capacità di sorridere nel dolore. Amore per noi stessi e per il nostro destino, affettuosa adesione a ciò che l'Imperscrutabile vuole fare di noi anche quando non siamo ancora in grado di vederlo e di comprenderlo. Questo è ciò a cui tendiamo. Ho imparato... che quando tuo nipote neonato tiene il tuo mignolo nel suo piccolo pugno, sei agganciato per tutta la vita. Che innocenza particolare hanno le persone quando non si aspettano di venir ferite. Chi potrebbe violare questa innocenza senza fare del male anche a se stesso? Amare a vuoto è peccato mortale, regalarsi a qualcuno delitto. Non si regala l'anima a chi non è disposto a regalare la sua.

Farsi Attraversare dalle Emozioni…

"É strano, passi una vita inseguendo un sogno e poi ti accorgi che la tua isola felice era a un passo da te, che bastava allungare una mano per sentire l'onda che sfiora la riva e il tuo cuore che dice: siamo arrivati! Io sono arrivata finalmente, da qui in poi è un'altra storia.... dal film "l'uomo perfetto" Un uomo percorre tutte le strade del mondo per trovare ciò che gli serve, ma deve tornare a casa per scoprirlo. G.E. Moore I miei posts nella tua pagina di Google Add to Google

Il vero Nutrimento

Io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi (A. Merini) La vita è una forma d’arte pura… Non fermiamo i nostri occhi sulle superfici tangibili. Sfondiamo con l’immaginazione il guscio che racchiude le cose, Per scoprirne l’essenza, Per assaporarne il gusto, Per godere dei suoni e dei colori, Per toccarne le forme… Tutto ha un’ANIMA nascosta La nostra forza è scoprirla e questa forza è Vita! Votami

Le presenze che Contano

Contatore accessi gratuito Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata? Ti dono, se vorrai, questa noia già usata: tienila in mia memoria, ma non è un capitale, ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale... D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni e pago la mia casa, pago le mie illusioni, fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi! (canzone quasi d'amore-Guccini)
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Mayra G Louis