Tutto quello che siamo stati

Sono passati  solo 8giorni dall’anniversario della mia nascita…

Eppure non è poi così lontano quel 6 luglio 1973…

Certi ricordi non sono affatto sbiaditi.

I colori si mescolano ai sapori, le cadute ripide come sconfitte, le scoperte inaspettate,gusci d’uova frantumate dove non sempre trovi sorprese gradite.

Ed è ora che non corri più dietro un aquilone, e diventi GRANDE!

 Il mio papà mi faceva tante foto da bambina.

Mi metteva nuda su una coperta insieme ai miei giocattoli, metteva a fuoco le mie mille espressioni,poichè  ferma non ci sono mai saputa stare.
Così alla fine si è inventato un trucco, io facevo quello che volevo, rotolavo, facevo le pernacchie, strizzavo l’occhio
e poi quando lui diceva “piccola” lo guardavo e lui scattava.
Lui si commuoveva e io mi sentivo speciale.
Fingeva di darmi i baci e poi invece mi faceva un pernacchio tra la guancia e il collo e io urlavo “laaasciamiii”
   

Era quello che desideravo:Essere rincorsa.

Il mio papà ascoltava “Woman” di John Lennon, senza conoscere il significato delle parole, ed io abbracciata a lui mi scioglievo in un sorriso.
Ero una bimba che non sapeva dire per intero il proprio nome, troppo lungo e complicato.
 Non sapevo ancora, che avrei trascinato il mio destino nei castelli di sabbia costruiti da bambina.
Come un rabdomante in cerca dell’acqua, i miei passi mi guidavano già  verso un profumo che non poi non avrei mai dimenticato.
Il mio papà cucinava sempre la domenica,  le tagliatelle con il pomodorino fresco.
Ed io lo osservavo con  occhi attenti, allungandomi sulle punte, cercando di rubare i segreti della ricetta perfetta.
 Ciò che più adoravamo, era la pizza.

Lui allora, si metteva il “mantesino” come i veri mastri pizzaioli ed immergeva le mani nella farina,  impastava, infornava poi con arte…

Noi affamate divoravamo quella bontà, unica espressione  di quel “ nutrimento d’amore” che non aveva voce.

Lui, che con le parole non andava poi tanto d’accordo…Viveva di mancate verità e seminava bugie.

Era più facile vivere di favole e non scontrarsi con la realtà.
Il mio papà  non faceva tanto il papà.
Era un costruttore di aquiloni…
Da 35 anni che ne sogno uno vero, ne ho trovato un’ombra dentro  me.
 Un genitore che accudisce senza criticare.Lui custodisce il mio piccolo sogno mai realizzato:

Vederlo al mio fianco mentre mi accompagna all’altare, e mi affida al mio uomo

È un sogno che non si potrà mai più realizzare, perché per me il matrimonio è uno solo, come il padre. Lui decise di non esserci   quel dì…

Da 13 anni, ho deciso che mi lascio tutto alle spalle  e vado avanti per la mia strada…

Dopo un po’ impari la sottile differenza tra tenere una mano
e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non e’ appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non e’ una sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti
e la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi
perché il terreno di domani
e’ troppo incerto per fare piani.
E impari che il sole scotta se ne prendi troppo
perciò pianto il mio giardino
e decora la mia anima
invece di aspettare che qualcuno mi porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei forte davvero,
che vali davvero.

 

Anime in Fuga

L’arrivo dell’estate mette gli u(a)mori in fuga.


Nelle menti  nascono idee, fragori  che balzano fuori da uscite di sicurezza ignote alla solita routine. Sarà che il cervello  va in fumo facilmente, mentre brucia la voglia di evasione.

Si aspetta sempre che l’acqua  arrivi alla gola, che il piede affondi nella sabbia,  si corre ai ripari, sotto un ombrellone  che  non ripara le scottature del cuore.  
Io non cerco un’ ombra apparente, piuttosto nuoto verso  l’isola sconosciuta al mio cuore.
 
 Sono un ‘Apprendista, che oltre lo spazio ed il tempo, cerco un luogo, una dimensione dove i colori si uniscono ai fili dell’anima. Ed il vento canti ciò che non ho ancora esplorato.

 Negli  miei  occhi si può scorgere il profilo di quella terra sognata, si intravede oscillare come un ‘amaca sospesa, la meta custodita silenziosamente  nella  mia  intimità.

 Ognuno  credo sogni un posto tutto suo, un rifugio, dove risiedere oltre gli eventi e le burrasche di ogni tempo.

Ed è lì che si corre appena si può.

Perché siamo come sabbia e sale. Inafferrabili, sfuggenti, e solubili solo a metà.

Divisi  da dune di solitudine, ancorati alla nostalgia del tempo che fu, perché è il più facile ed immediato  toccare quel rifugio.
La terra promessa, si sa, è da ricercare in nuovi mari inesplorati, ed il nuovo ci mette davanti un orizzonte troppo vasto e disorientante.

 Si dice che le isole non sanno custodire i segreti del cuore. Sono naturalmente esposte a sussurrarli ai venti a depositarli nelle braccia di nuove terre.

Sono  naturalmente aperte ad accogliere senza riserve, noi esseri “umani” ancora no.

 Cerhiamo insenature…

La Conchiglia ed il suo Mare…


Il sole scioglie nodi, mette tutto sotto la stessa luce, più chiara e trasparente, sostiene la mente nel mettere a fuoco tutte le venature di una storia caduta nella rete, i contorni di una vita spesa forse, solo in illusioni.

Il cuore s’incendia, divampa
E cerca ancora te.

Come ti devo invocare?

Ma non c’è alcun mare d’amore dove approdare, solo un oceano di male dove far affondare tutti i ” se” ed i milioni di perché.

Tu cerchi le mie conchiglie, le bagni e poi ti ritrai.
Ogni volta Mi si illumina il cuore.
Giace sul mio fondo.

Ora Mi difendo, sono rimasta io sola sul bagnasciuga, dalla parte del cuore.
Capita che ti svegli un giorno e ti metti giù a piangere come una bambina, senza un preciso perchè.
Capita che ti (ri) svegli sotto una pioggia di ceffoni, lunghi quanti gli anni che demograficamente hai, ma che addosso senti molti di più.
Capita che ti senti spalmata addosso l’unguento di quell’amore che lui sembra non (ri) conoscere più. L’odore lo annusi forte, e vivo si mescola alle tue lacrime, e non va via.

Ogni giorno dentro me rinasce più forte il suo nome.
Come farò a trovare la forza di estirparlo da me, quando nasce un nuovo giorno, e lui sarà andato via con la marea?
Sul fondo sabbioso delle sue ragioni, cerco una pace da donare al mio cuore, una morte che risuoni nella mente, come un amo ingannatore di speranza cui non abboccare.Come far comprendere al cuore che quell’isola battezzata “Noi due uniti nell’anima”,
costruita insieme, ha lo sguardo altrove, nuovi orizzonti da conquistare, che non gli apparterrà più?
 

Lui è il mio respiro profondo.

L’attimo d’eterno che più non scompare,resta tra pelle e cuore,sospeso a brillare come una gemma luminosa incastonata.


Il cuore non tace, balza fuori a farsi voce, diventa eco di una realtà invisibile, che s’intreccia ai sogni, per diventarne Senso, immensamente Grande.

 
Ogni giorno una parte di me, ripeterà il suo nome, perché lui è nel vento che soffia nella mia anima.
Sono come spiaggia asciutta, riva disarmata, in attesa che il mare culli il mio cuore e bagni le mie ali asciugando il sale…
 A volte, essere condannati a guardare dal di fuori suscita una grande melanconia.
E’ come recarsi ad una cena di famiglia e non poter partecipare; si frappone una gelida finestra.
Di un vetro bello spesso, antiproiettile, anti-incontro: ed io ti guardo raccogliere illusioni e conchiglie distese nel cielo, con la voglia di volare ancora… senza catene.
 
La nostra cena si consuma qui, dove frega quest’ultima onda…
 Il mare porta a riva i suoi tesori, ne ruba l’anima per lasciarli in preda al destino…
Va e viene nelle conchiglie, inondandole  e svuotandole.
Loro sono
le sue guardiane, odono risuonare forte  la sete di ricevere ancora le onde delle sue carezze, sono custodi di odori senza poter mai trattenerne l’essenza del suo sapore! 
  

Un amore imprigionato nel respiro del tempo


Alcuni di noi lasciano morire i grandi sogni, ma altri li nutrono e li proteggono… Tu non sei mai stata lontana un attimo dalla mia mente, presente nel mio cuore, in ogni battito.
 Mi sono chiesto per tutta la vita, come sarebbe andata a finire tra di noi, se non ci avessero allontanato…

Io non ti ho mai conosciuta, ma i tuoi occhi, l’armonia del tuo volto, l’ho custodito dentro me.
I tuoi occhi li ho incorniciati nella mia anima, è li che ogni notte, al buio, vedo un’altra vita, la luce di un’ emozione che straripa al pensiero che vola immaginando ciò che avremmo potuto vivere….
In questo tempo imprigionato, c’è stato spazio solo alle domande, incognite senza intravedere ombre all’orizzonte.
Chissà dove sei stata in tutto questo tempo, chissà se la vita ti ha sorriso, più di me…
Ho vissuto aspettando ancora ” un domani”, un incontro con i tuoi occhi, per renderti conto poi, che stai vivendo con il cuore sospeso…
Ci trascina questo mare di malinconia che ci portiamo dentro, c’è da affrontare con coraggio le insidie del mare “mai vissuto”, rischiare la vita per averne una migliore…
Certe volte mi rivedo magari che cammino accanto a Te, sogno ad occhi aperti,e mi risveglio senza Te.
Tu, come me, non hai mai avuto niente dall’amore,la vita non è stata facile neanche per te…

Ti ho cercata da sempre al di là di ogni luce.

Ti ho cercata nel mondo tra la guerra e la pace.

Nelle onde del mare che hanno odore di casa e calore di braccia tese. (un giorno nuovo – C. De Andrè)

Ora che ti ho davanti, che il destino è stato generoso, mi porti a guardare il mare…. come e’ azzurra questa acqua, li sotto questo mare c’e’ un mondo silenzioso fatto di colori meravigliosi, la nostra vita e’ come questo mare, sconosciuta, incognita…
Le cose vanno e vengono come le onde, e quando il mare e’ in burrasca in superficie nel profondo e’ calmo.
Le lacrime che inondano il cuore, sono gocce di quel mare infinito in cui le braccia faticano per coprire distanze incolmabili… ed io e te questo lo sappiamo bene.
Ciò che cicatrizza è la vita, che vince la malinconia e si fa corteccia di tanta fragilità.
Il buio delle nostre ferite sono occhi chiusi sulla vita, gli occhi di chi è mancato per troppo tempo.
Hanno chiuso una volta le porte delle nostre vite,prima che potessimo attraversarle e viverle…seguire la sua natura d’amore.
Ma ora che siamo uno di fronte all’altra, ora che possiamo intrecciare le parole, che diventano discorsi, che costruiscono persorsi, ponti di vita, possiamo essere padroni del nostro destino.

Da quest’istante in cui sei giunta a me nel mistero di questa vita,io ti ho riconosciuto nella mia anima, ho sentito la tua brezza soffiare nei miei ricordi ancestrali.

Che stano, in fondo siamo persone sconosciute, oceani immensi, eppure cosi’ simili e sentite…due persone che non si conoscono ma che si ritrovano in uno sguardo e affondano in un abbraccio…

Tu sei qui per la prima volta presente nella realtà, identica ai miei desideri, alle mie speranze, ai miei sogni…

Sei parte di me, e la mia anima lo sapeva, da sempre…

Ora c’è la vita che ci attende, non facciamola aspettare!

Trovare le strade che conducono a sé…

Chi non ha mai vacillato nell’acqua melmosa delle proprie insicurezze?

Chi non ha dovuto scalare strade intricate e d in salita, per imparare a riconoscere la propria incapacità di sentirsi unico e speciale, semplicemente per ciò che si è?

Sin da bambini si cerca di percepire il proprio valore, attraverso lo specchio dello sguardo altrui, per prima quello dei nostri genitori, diventa via via un marchio a fuoco che segna per la vita il modo in cui dovremo amare noi stessi e come vorremmo essere amati e considerati dagli altri.

E’ possibile essere amati se non si è convinti di essere amabili?
Da dove deriva questa difficoltà di darsi un valore?
 Amarsi è la premessa per una vita piena e armonica, per una percezione di sé degna di essere felice. Rispettarsi, come (ri)conoscere i propri interessi profondi al di là dello sguardo degli altri, è fondamentale per imparare ad essere felici.

Volersi bene non è un segno di orgoglio o egoismo, è una corona di sentimenti e valori positivi, tra cui l’ autostima, di cui creare le fondamenta del proprio Io.

Spesso nonostante ci si sente intelligenti, non si è affatto vincenti.Come si fa a far venire fuori il meglio di sé?

 In realtà quello che si pensa di se stessi sono auto svalutazioni come:
“Non valgo niente… Non sono degno d’amore…. Sono un buon annulla”


A volte lo sguardo di un genitore, un atteggiamento poco amorevole, una scarsa considerazione dei suoi desideri e delle cose che lo riguardano si traduce in una frase :” tu non sei nessuno” un condizionamento negativo per la propria vita che conduce ad essere soddisfatti per i propri fallimenti.Quando tutto sembra andare bene, ci si spaventa e si abbandona il campo, per paura di un successo che condurrebbe in un territorio sconosciuto.

 

Queste persone sono rassicurate solo dal fallimento delle proprie imprese.
Dietro le ripetizioni dei propri insuccessi si nasconde un comportamento che blocca l’individuo in uno schema e lo porta ad arenarsi.
Riuscire, infatti, sarebbe come rompere un patto….
Scontenti di sé stessi, si vaga a vuoto, nell’infinito girone della ricerca di qualcosa che possa dare senso alla propria vita , affidandola al “destino” nella speranza di una Svolta…
In realtà la strada da intraprendere è ritrovare il capo di quel filo che conduce alla parte più intima di noi e cominciare a parlarLe, a buttare fuori ciò che va e che non va, costruire con le proprie ferite, il rovescio di una Nuova vita dove il comandamento è un mantra: IO VALGO!67/365 Spring Forward!


 

I STAY ON THE GRASS

Sono tornata nel mio luogo di sempre, nelle quattro mura colorate che ho reso “casa”, con l’anima trasmigrata in Inghilterra.
Un’emozione lunga un viaggio!

E’ inutile nascondere le mie difficoltà a ritornare alla vita di sempre…
Avrei preferito portare lì, tutte le presenze a me care ed indispensabili, ma i cambiamenti repentini ed istintivi, si sa, non sono quelli più duraturi nel tempo.

Mi sono arrampicata con lo sguardo su tutte le superfici, ed i miei occhi hanno continuato a brillare attraverso la scia di cose impresse, persone, paesaggi, inglobandoli per sempre nella memoria emotiva, quella a sud del cervello.

Ho sempre creduto che il territorio non sia una semplice realtà geografica, ma comprenda lo spazio vissuto, i luoghi dell’infanzia, ma come spiegare(mi) quella in cui non ho mai messo piede prima d’ora è un’ impresa assai ardua.

Non ho mai incontrato Lady aspettativa e non so nemmeno dove abita.
La mia compagna di avventura è stata puntuale e costante, una che sa condividere e strizzarti l’occhio sempre al momento giusto, capace di catturare angoli inconsueti.
Si, parlo di Miss Sorpresa…



Sarà che mi piace fare la colazione abbondante, impregnarmi le ossa delle atmosfere dei mercatini, circondarmi dell’immensità di verde che incontri ad ogni angolo o centro della città…

Sarà che mi piace la vicinanza delle case attaccate che creano un arcobaleno di colori, sarà che amo i contrasti, le differenze, mangiare cornish pastie fino alla nausea, il rispetto del senso civico, avventurarmi nel nuovo…

Niente era diverso da come me lo ero immaginato, anche se la pioggia scendeva giù, l’entusiasmo saliva .

Mi sono sentita come una protagonista dei libri di Doris Lessing nei suoi “racconti londinesi”, nell’osservare il mondo che mi circondava, ero ammaliata da un universo inglese fatto di diverse etnie, classi, comportamenti sociali, abitudini e  riti. Costretta (si fa per dire) a rallentare i miei ritmi, sbarazzandomi della fretta e delle preoccupazioni, più vicina a guardare con la dovuta attenzione ogni minimo particolare.
in questo nuovo ordine di cose, ho riscoperto una “fisicità” dei luoghi.

“Walking across the park, the light welded buildings, trees and scarlet buses into something familiar and beautiful, and I knew myself to be at home.”

Camminando nel parco, la luce attraversò i palazzi, gli alberi ed pulman rossi a due piani, diventarono bellissimi e d all’improvviso familiari, ed io riconobbi me stessa come essere a casa - scrive Doris Lessing nel 1957

Il respiro cede nel canto d’improvvisazione di un signore che, con il suo sassofono suona nella metropolitana le note di “aint’ no sunshine..”

Sole sognato, sole inseguito, sole che illumina squarci, si diverte a creare figure geometriche anche sulle pietre di Stonhenge, scompare dietro al parlamento per riposarsi ai piedi di eros in Piccadilly circus..

Il tower bridge è “so wonderful” mentre bagna i suoi piedi nel Tamigi ed alza le braccia al cielo,al passaggio di una nave mercantile, sotto l’occhio scrutatore della ruota osservatrice più grande del mondo, che ti permette di contenere con un solo sguardo tutto il cuore di questa città.

Ho abbracciato un albero ultra centenario in st. James park, l’ho stretto per un po’, immaginando i suoi vissuti, ciò cui ha assistito, scene e scenari magari storici. Ho camminato per ore in covent garden incantata dai suoi giullari ed artisti di strada, ho guardato il cielo incorporare il blu della notte, sognando la mia prossima vita qui, o cercando di rispolverare quella precedente…

Per gli induisti, dopo la morte, ogni individuo rinasce in un altro corpo e la sua anima può tornare sulla terra con sembianze umane, animali o vegetali, io nella prossima spero di essere un albero trapiantato in Hide Park, con le radici distese nel verde e le foglie piene di uccelli…per inebriarmi di pace e canto.

Per ora… I stay on the grass.


In my mind:
Ain’t no sunshine when she’s gone.
It’s not warm when she’s away.
Ain’t no sunshine when she’s gone
And she’s always gone too long anytime she goes away.
Wonder this time where she’s gone,
Wonder if she’s gone to stay
Ain’t no sunshine when she’s gone
And this house just ain’t no home anytime she goes away.-
Bill Withers - Ain’t No Sunshine-

Londra all’Improvviso…

Mancano circa 48 ore dalla mia prima volta a Londra. 48 ore: un salto nel buio.
Mi emozionano sempre le prima volte, mi emoziona quello che c’è prima, quest’attesa, quello che nella mente si fa spazio, dirada e allarga i pensieri, li fa danzare ad un ritmo accelerato, in un crescendo che è magia pura…

Le valigie sono aperte lì sul letto, in attesa anch’esse di essere riempite. Ma cosa è necessario portare con me, più della voglia di scoprire e di divorare con occhi, mani , bocca e tutti i sensi, tutto ciò che è possibile contenere in soli 5 giorni?
Che compito arduo, avranno i miei sensi in questi giorni… Infilzare la memoria di più cose possibili, più di quante ne abbia immaginate in 34 anni che sono al mondo e non deludere Miss. Aspettativa. Una donna rigida, esigente e sola, che non si accontenta mai e resta perennemente critica e delusa…

Infatti, sto pensando di boicottarla e svignarmela di prima mattina, prima che si accorga della mia partenza.. Allora si, che ci si divertirà!
Miss. Sorpresa ha detto che mi raggiungerà all’aeroporto e che vorrà condividere con me tutte le esperienze, è davvero simpatica, con quell’aria sbarazzina, una compagna di avventure insostituibile. Si, credo proprio che sarà carino scoprire con lei ogni nuovo angolo di questa città.

Sono aperta, mia cara Lady London, ad ammirare ogni tua sfumatura, ogni linea o curva, ogni prezioso grappolo di vita che si avvilupperà davanti i miei occhi, e dentro la mia pelle,… chissà

Ho pennelli e tempere per raccogliere tutti i tuoi colori, ed imprimerli per sempre, nel quadro della mia memoria. Chissà quanti rewind e fermo immagine…

Mi attenderà immancabile, il tuo cielo a catinelle rovesciato, le corse e gli incroci fortuiti nella metro, la musica del tuo dotto Big Ben… o forse un sole spalancato sui tetti incolonnati, un’ombra del tuo fumo, un’aria misteriosa ma leggera…

Io sarò puntuale al ns. appuntamento, quello che quella bimba di 6 anni ha stretto con te tanti anni fa, guardando una semplice fotografia, in un libro scolastico “you”.

Da quel momento ti ho stretto nel mio cuore, ti ho vissuto nel silenzio dei miei sogni per 34 anni, ed ora sono pronta per celebrare e suggellare questo incontro, come promesso, prima che compia il mio 35 esimo anno.

Ho sbagliato tutto, mia cara Lady… perché mi sono fatta troppe domande su questo strano senso di appartenenza…

Non avrei dovuto aspettare tanto, l’amore non si fa mai attendere…

Così questo mio amore per te ha ben poco a che vedere con la razionalità.

Ci si innamora, punto e basta!
.…”I’ve got London under my skin…”

 

London Stampa artistica di Andrea Laliberte

*stampa aritistica di Andrea Laliberte

Ho sentito che Creavo

Chissà quante donne si chiedono cosa si prova nel mettere al mondo una vita…

Chissà quante non lo hanno mai saputo e non lo potranno mai sapere…

Chissà quante, impaurite, hanno detto “No” a questa esperienza che unisce in un “per sempre” una madre ed un figlio…se gli permettiamo di accedere tramite quel primo respiro…

Per cinquant’anni Gigliola ha aiutato giovani donne a vivere il momento più bello della loro vita.

    Gigliola, racconta l’unicità, il mistero e la poesia di ogni parto e l’attesa, l’emozione, la gioia di ogni madre.

 La nascita di ogni essere umano implica la partecipazione del Creatore che gli ha infuso l’anima come al primo uomo. Forse dipende da deformazione professionale (ho fatto per 50 anni l’ostetrica), ma mi sembra che la donna sia più vicina, più partecipe a questo grande mistero forse perché l’accendersi della prima scintilla della vita umana avviene all’interno del suo corpo. - Gigliola Borgia (ostetrica)

“Vita, sorgente che scaturisce da una culla e si getta nella pienezza dell’eternità”.

È così straordinario, miracoloso, quello che avviene nella donna fin dal concepimento del figlio! la prima “culla” del bambino, l’utero materno, che dai pochi centimetri di spazio iniziali può arrivare a dare como­do asilo fino a termine di gravidanza a un bambino (anche a più bambini nel caso di gemelli) di peso rispettabile. Gli scambi, i messaggi che intercorrono fra la mamma e il bambino nella frenetica attività vitale durante la vita prenatale rivelati ampiamente dalle ricerche scientifiche, sono un vero prodigio che dilata non solo i confini del suo corpo, ma di tutto il suo essere

Ho avuto il privilegio di assistere mam­me di tutte e quattro le razze umane e sempre mi ha colpito questa uguaglianza: stessi comportamenti e reazioni, uguale vocalità, uguale atteggiamento di attesa di qualcosa più grande di lei. La legge di natura non fa eccezioni e certe sovrastrutture create dall’ambiente, dall’educazione crollano, riportando la donna a uno stato primordiale. Tutto questo si verifica anche nella più indesiderata maternità.

Rifiutata in un primo tempo, una volta accettata gratifica la donna di questa esperienza di donare la vita che non ha l’eguale nel vissuto umano.
“Ho sentito che creavo”, mi ha detto una ragazza che si trovava in una situazione talmente difficile che non le permetteva di tenere il bambino con sé…

 Questo bambino, non ancora nato, è stato concepito per una grande cosa: “Amare ed essere amato”- M.Teresa di Calcutta

Siamo tutti artefici del proprio destino, dotati di libero arbitrio fino al confine della nostra vita, non quando la vita appartiene ad un altro essere umano, che per nascere, vivere in questo mondo, ha bisogno di noi!

L’angelo della Shoah ed il progetto life in Jar

 

Nel periodo più buio  che questo mondo abbia mai conosciuto, una donna, Irena Sendler, ha rischiato la sua vita per salvare la vita di 2500 bambini . Un angelo, candidata della Polonia al premio Nobel per la pace, che  non riconosceva nel suo operato l’eccezionalità, ma di aver fatto quello che qualsiasi altro uomo avrebbe compiuto.

Oggi è la risposta a ciò che spesso ci chiediamo per il futuro dei giovani. Una finestra che spalanca di speranza e di luce il cuore di chi, come la mia amica Giulia, si chiede, cosa si possa fare per il futuro umano, per gli altri.

Trovo che la testimonianza dell’esperienza umana di questa donna, morta il 12 maggio scorso, possa essere luce per tanti ,grazie  anche alla traduzione del suo operato, in un progetto che è  un opera recitata nelle scuole:
Life in a Jar (la vita in un barattolo)

La storia della vita di Irena fu divulgata al mondo nel 1999 da alcuni studenti di un college del Kansas che hanno lanciato un progetto per salvaguardarne la memoria. Lo riproposero a numerosi club, organizzazioni religiose e gruppicivili della comunità, sia nello stato del Kansas, sia un po’ ovunque negli Stati Unitie in Europa (170 rappresentazioni fino all’Ottobre 2005).

Il valore di questo progetto cominciò crescere notevolmente, insieme ai numerosi sostenitori; le ragazze scrissero ad Irena ed ella rispose  inviando loro lettere piene di profondo significato, dicendo loro cose come: “la vostra recita e il vostrolavoro sono il proseguimento dello mio sforzo di oltre cinquant’anni fa, siete le miecare ed amate ragazze.”

Nei loro compiti a casa scrivono regolarmente frasi come: “Sto cambiando il mondo” e “La storia diIrena deve essere raccontata”

 

Utilizzando questo progetto gli studenti stanno allargando la classe all’intera comunità mondiale in molti modi: pubblicano le interviste, recitano di fronte ad un pubblico sempre più ampio, mettono le lettere di Irena a disposizione di studentied educatori (sono state richieste e spedite copie a più di 250 scuole) e sis ottopongono ad interviste con la stampa locale e nazionale.

Gli studenti sono stati largamente contattati per la possibilità di creare un libro o una registrazione.

 Il progetto ha dato il via ad una comunicazione crescente tra le famiglie della nostra comunità e tra le varie comunità del paese.

Credo che la vita vissuta così con rispetto e per gli altri è l’unico esempio reale che possa dare  indicazioni per i giovani, su quali sono i reali valori da incarnare.  Credo nel grande potenziale di questo progetto, se magari qualche educatore anche in italia potesse metterlo in atto nelle scuole, magari come musical, coinvolgendo i giovani in una messa in scena  di un reale “psico-dramma”  influenzerebbe sicuramente le proprie vite, cambiandole radicalmente!

 Qui, nero su bianco, incido il mio immenso Grazie ad Irena Sendler edivulgo la sua storia, nella speranza di vedere ancora un futuro espressione d’amore fraterno per ogni vita!

 

http://www.irenasendler.org/

 

La storia di Irena:

 

Confesso che leggendo quello che ha fatto durante l’occupazione nazista della Polonia, ho ritenuto giusto che  tanti potessero  conoscerla. Irena Sendler è morta a novantotto anni, ma avrebbe dovuto essere giustiziata nel 1943 dai nazisti. Viveva a Varsavia, ed era un membro della “Zegota” il gruppo della resistenza polacca che si occupava dell’aiuto agli ebrei. Era un’operatrice sociale della chiesa polacca. Si occupò dei bambini; indossava un’uniforme da infermiera, con una stella di David appuntata sul petto, per entrare nelle zone sotto diretto controllo tedesco, e consegnare cibo, medicine, vestiti e vaccino anti-tifo.

 

 Dopo che fu chiaro che i piccoli ebrei venivano inviati a Treblinka, la Zegota decise di cercare di salvarne il maggior numero possibile. Riuscì a portare fuori dal ghetto 2500 bambini, in maniera strabiliante,  affidandoli a famiglie polacche, orfanatrofi o conventi, nella speranza di poterli restituire un giorno alle famiglie,. Una bambina fu portata via nascosta in una scatola di strumenti da meccanico; altri furono fatti scappare in bare, valigie, e borsoni; altri ancora trovarono la fuga attraverso il sistema di fogne. Irena Sendler tenne un registro dei nomi di tutti i bambini che salvò,  scritti su foglietti nascosti in vasi sepolti in un giardino, nella speranza che potessero poi  riunirsi alle loro famiglie un giorno.
Nella notte del 20 ottobre 1943 la sua casa fu invasa dalla Gestapo; voleva gettare dalla finestra il registro, ma non poteva, perché c’erano soldati anche fuori. Allora lo gettò a una collega, che riuscì a nasconderselo addosso. Sendler fu portata alla prigione di Pawiak, dove fu torturata: le ruppero piedi e gambe, ma rifiutò di tradire e di rivelare i nomi dei complici e delle persone presso cui vivevano i bambini. Infine fu condannata a morte. Un membro della “Zegota” riuscì a corrompere uno dei guardiani, e a farla scappare. Tornò a lavorare, con una nuova identità, e seppellì il registro in un’anfora sotto un albero di mele, nel giardino di un amico. Nel 1965 divenne la prima dei “Giusti” onorati a Yad Vashem, ma il regime comunista non le diede il permesso di andare in Israele.
Finita la guerra, Irena consegnò la lista ai leader della comunità ebraica. Molti bambini e ragazzi vennnero ritrovati, affidati a brefotrofi polacchi o mandati in Palestina. “Ho fatto quello che bisognava fare e non ho avuto paura” diceva del lavoro di salvataggio. “I veri eroi non siamo stati noi, che abbiamo dato una mano, ma i bambini e i genitori, che dovettero separarsi in modo così crudele”.

 

Dovette attendere il 1983 per ricevere di persona quel premio. Nel 2003 la Polonia finalmente le concesse la massima onorificenza, l’Ordine dell’Aquila Bianca, e fu candidata al Premio Nobel per la Pace.

La lista di Irena è due volte più lunga di quella di Oskar Schindler.

“Era un inferno, grandi e piccoli morivano in strada a centinaia, sotto lo sguardo silenzioso del mondo intero” diceva del ghetto.

 I nazisti uccisero nei campi di sterminio la maggior parte delle 450 mila persone prelevate nel ghetto della capitale polacca, che fu distrutto nel 1943 in seguito a un’insurrezione. Il rabbino Michael Schudrich ricorda che la Sendler ha sempre negato di essere un’eroina, e diceva di “essere semplicemente rimasta normale, quando tutto il mondo sembrava impazzito.

Per questo il suo nome resterà inciso per sempre nel cuore vivo di Israele.
Insieme all’albero che sorge in sua memoria in quel luogo di cordoglio metafisico che è Yad Vashem.

Stoica Cecità

Sempre più alla deriva, al margine, la vita. Oggi quella di Lorena Cultraro, a soli 14 anni.

Manipolata, stritolata,stuprata, soffocata, bruciata strappata via dalla ferocia, stoica cecità di “piccoli” uomini, dal comportamento simile a bestie che, non contenti,l’hanno buttata  nel pozzo.

E’ il contagio di qualcosa di cui non si conosce la causa?

Quello che si replica giorno dopo giorno sembra una premonizione, o una previsione che il grande premio Nobel per la letteratura portoghese José Saramago nel 1995, ha descritto nel suo romanzo, Cecità.


In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All’inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosí. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un «mal bianco» che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l’inizio di un’epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l’intero paese. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel piú totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato, scoprono su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l’ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio di tutto, l’indifferenza”.

Paradossalmente, è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo che credevamo di vedere.

“… Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

La società contemporanea, come sostiene Saramago,è “cieca” poiché è indifferente,si è perso il senso di solidarietà fra le persone.

Ciò che prevale è brutalità ed egoismo.

Ciò che invece dovrebbe esserci e prevalere è guardare il bisogno altrui e il limite da non valicare mai, senza

la cecità della totale chiusura.
Toccherebbe occuparsi e pre-occuparsi nei rapporti umani.

“Il presente che ci resta:
…dalla perdita presente alla trama a venire, noi siamo dove?” F. Alborghetti

Tutto ciò che abbiamo vissuto è scritto per sempre dentro di noi e può riemergere in ogni istante, intriso di perdite e di dolori nella propria memoria.

La memoria è coscienza.

Questa brutalità non è una linea d’ombra, è realtà evidente!

Non si può lavare via!


 

Nella mente di un uomo


“Le persone si sposano solo quando sono al massimo della disperazione, che il bisogno di un certificato è un segno sicuro di un calo d’affetto.
So che l’amore è un lavoro da fare nell’ombra; devi sporcarti le mani.
Se ti trattieni non succede nulla d’interessante. Nello stesso tempo devi trovare la giusta distanza tra le persone. Troppo vicino e ti soffocano; troppo lontano, e ti abbandonano…
Tutti desideriamo di più. Non siamo mai soddisfatti. Saggezza è conoscere il valore di ciò che abbiamo.
C’è chi vede la conoscenza di se stesso come un vantaggio e chi crede che conoscersi rappresenti lo scopo principale dell’umanità tutta… c’è chi può permettersi di mantenere le proprie menti e le proprie emozioni, ripulendosi dalle nozioni tossiche ogni settimana e quelli che devono convivere con ciò che li avvelena….
 

Nella pelle di un uomo

Qui, stanotte, mi sento tagliato fuori, da te, da tutti.

Scendo furtivamente le scale. Mi infilo la giacca. Trovo le chiavi. Raggiungo la porta e la apro. Esco. È buio e freddo. Il vento fresco mi attraversa. Mi dà forza.

Andare. Devi andare.

Mi sto liberando dalle briglie…

Sono perfettamente conscio di quanto siamo vittime dell’illusione.

Il suo sorriso, la sua risata, la sua imitazione di una faccia arrabbiata, di una faccia divertita, di una triste, mi danno gioia, al pari delle sua tenerezza e della sua preoccupazione per me.

Com’è fastidioso pensare che le nostre illusioni sono spesso le convinzioni più importanti.

Vogliamo l’amore, ma non vogliamo perdere noi stessi.”

Chi potrebbe biasimarmi perché ho paura della scossa del sentimento?

Sembrava che dentro di lui ci fosse sempre di più, mentre si aprivano porte dopo porte per fare spazio a meraviglia e piacere, fino a cha sarà catturato, rallegrato commosso.

E’ facile uccidersi senza morire.

Scegliere qualcuno vuol dire scoprire un’intera vita, e significa invitare gli altri a scoprire te!”


Citazioni tratte dal best seller di Hanif Kureishi - Nell’intimità – Dipinti su tela di Gelsomina De Maio

Furore Dipingimi l’Anima…


Così per 34 anni aveva avuto l’umore in gabbia,
la rabbia per pennello
,
ed un destino che aspettava di essere tirato fuori dall’isolamento per creare miscellanee su tela…

Nel paese che non c’è aveva vissuto un dì con Furore, ai confini tra il vero e il verosimile…

Lì, su una di quelle alture della costa amalfitana
dove la terra precipita e dirupa in un cielo capovolto,
dove le voci vanno…
parlano le erbe, le viti aggrappate alla terra”estrema”, si ascolta il vento che veste la montagna.

Si vive su una roccia a capogiro verso il mare.

Io, come tanti, sono andata a guardare i secoli che trasportano da sempre il sole sui gradoni, illuminano le radici di vigne e limoni, abbaglianti di giallo.
Volevo ritrovarmi, ma mi sono persa nell’azzurra trasparenza così lontana, sospesa, senza suoni.
Irreale, segreta come una favola.

Lì a Furore, il paese dipinto, s’è aperta l’ansia dolcissima di perdersi nel vuoto per non fare più ritorno.

Ci sono luoghi il cui spazio fisico è solo un punto di riferimento. Sembrano essere nati per essere luoghi dello spirito, porti franchi nei quali cercare approdo con quel carico di piccole eversioni e di infinite complicità che accompagnano la vita d’ogni uomo.

Qui è stato facile sognare, assaporando cibi coltivati ancora da Domenico, un uomo con le mani colorate di terra, coltiva il seme con sapiente cura, in attesa che sbocci il frutto, per condividerlo sulla tavola, in un rito di aggregazione e condivisione, di cibo, storia, tradizione e valori. E’ con la sua passione che poi, la propria coscienza fa i conti!

L’atmosfera quasi irreale, era fra noi, l’abbracciavi in un sorso di vino, l’annusavi nella pasta fatta a mano, l’incontravi nel sorriso dei suoi familiari, che tutti insieme si affaccendavano per donarti un l’emozione di stare a tavola.

Loro sono l’altra faccia, di una terra ancora sconosciuta a chi non ricerca un luogo dell’anima…

Avrei voluto lasciare il mondo intero dietro me, ma…

Li mi sono ubriacata dei sapori col sole dentro, mentre il paesaggio tutt’attorno mi dipingeva di acqua, cielo e sale l’anima mia…

Su questa rupe erta sul mare…il miracolo continua


 

Voglia di Assaporare Gioia Corale…


Il Vostro corpo,
 dalla punta del becco alla coda, dall’una all’altra punta delle ali,
non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero,
visibile, concreta.
Spezzate le catene che imprigionano il pensiero,
e anche il vostro corpo sarà libero. -
Richard Bach

Ormai sei arrivato.

Dunque, senti il Piacere di ogni passo e non essere preoccupato per le cose che ancora devi superare.
Non abbiamo niente davanti a noi, solo un cammino da percorrere in ogni momento con Gioia.
Quando pratichiamo la meditazione errante, siamo sempre sul punto di arrivare, il nostro focolare e’ il momento attuale e nulla piu’.
Percio’, sorridi sempre mentre cammini.
Sia pure dovendo forzare un po’ e trovandoti ridicolo.
Prendi l ‘abitudine di sorridere e finirai per essere allegro.
Non avere paura di mostrare la tua contentezza.

Se pensi che Pace e Felicita’ siano sempre piu’ avanti, non riuscirai mai a raggiungerle.
Cerca di capire che entrambe sono le tue compagne di viaggio
.
Quando cammini stai massaggiando e onorando la terra.
Allo stesso modo la terra sta cercando di aiutarti a mantenere in equilibrio il tuo organismo e la tua mente.
Comprendi questo rapporto e cerca di rispettarlo:
che i tuoi passi siano compiuti con la fermezza di un leone,
l ‘eleganza di una tigre e la dignita’ di un imperatore.

Presta attenzione a cio’ che accade intorno a te.
E concentrati sul respiro: questo ti aiutera’ a liberarti dai problemi e dalle ansie che tentano di accompagnarti nel cammino.

Nel camminare, non sei solo tu che ti stai muovendo, ma tutte le generazioni passate  e future.
Nel mondo cosidetto “reale” il tempo e’ una misura, ma nel mondo vero non esiste nulla oltre l ‘attimo presente.
Abbi piena coscienza che tutto cio’ che e’ accaduto e tutto cio’ che accadra’ si trova in ogni tuo passo.

Divertiti. Fai della meditazione errante un incontro costante con te stesso, e mai una penitenza in cerca di ricompense.

Che sempre crescano fiori e frutti nei luoghi che i tuoi piedi hanno toccato. -“The long road to joy”Thich Nhat Hanh

 

 

Tutto ciò che appartiene all’esistenza può diventare oggetto di poesia…

 

35-25 L’acqua e la pietra come sorelle

Le nostre storie sono impastate di sorrisi e lacrime, le nostre vite intrecciate nei percorsi interiori dove si ode il frastuono vorticoso del vento, che si placa, e a tratti l’acque si fanno impetuose e tornano poi ad una calma lieve, l’anima trova ristoro e la mente s’arrovella nel tentativo di rispondere ai dubbi che l’affollano…

Siamo state create, come pietra ed acqua, per sostenere gli stessi dolori, affrontare i medesimi dubbi tormentosi…

Era l’estate della mia infanzia quando riconobbi in te me stessa,
il mio volto di pesca,
i miei occhi di mare.
Io e te, passato e futuro,
note di un unico canto,
Allo scoccare dei tuoi primi 25 anni, discerni ancora i burroni, le fratture, i picchi… gli stessi miei alla soglia dei miei 35.

Mentre il tempo e la natura operano i loro cambiamenti e i loro misteri sulla vita di una donna, le Sorelle sono il suo sostegno…

“Senza fine né un inizio, costantemente scagliate in differenti direzioni Noi.
La punta della freccia mostra che da un punto all’altro del mondo, ogni azione, direzione e possibilità di ogni momento, di sempre, è solo un’altra deviazione temporanea degli eventi.

Vegli la miniera del tempo il nudo rigore dei muri, accumuli e difendi il tuo raccolto, sbarri e puntelli la roccia, dal battito certo dell’acqua.

Sai, a volte l’ombra è solo un più basso livello di luce.

L’amore prende forma dal contenitore che lo ospita, nel vaso incantato della vita, che tu possa essere una mano aperta e gentile e mai un pugno chiuso.
Poiché l’acqua ora è quieta e il cielo è chiaro, senza scavare nel petto, senza fare male la superficie finalmente dopo tutto quel fondale.”
* di Bianca Madeccia

Buon compleanno sorella Mia!

Al viale degli amanti

Lascia che sia la sera a spargersi nei viali del cuore con le sue atmosfere, mentre mi volto indietro e svuoto la valigia dei ricordi… 
Rimangono i capelli sulle spalle, le punte fragili dei nostri errori, uno zibaldone
di materiali emotivi.E gli occhi rossi pieni di lacrime per il vuoto rubato dal vento di quel tempo dove
ciò che arriva è l’emozione

Lascia che sia ancora la sera, a farci illudere,

Prima che passi questa notte invano…

Non rimpiangere il buon tempo, quando c’è burrasca, è come sprecare energie contro natura…

Bisogna ingannare la mente, portarla altrove anche quando ha attraccato l’àncora in un tempo che è fumo e non puoi trattenete.

Qualcuno mi ha chiesto di parlare ancora, di formulare un “diario coralee chiedermi cosa voglio ora.

La mia risposta è sempre la stessa:
un’occasione di relazione!

Vicende che, mi facciano ancora emozionare, pensare, divertire, confrontare… CRESCERE

Siamo stati sugli scogli,un ” ieri”.
Come nuvole
A prendere un po’ di sole e a sentire

come può essere la vita quando ne hai mangiata abbastanza.

Curiosi di capire se ne abbiamo ancora voglia.

Animali feriti, incerti se rintanarsi per paura in un luogo sicuro

o andare fuori a vedere se le stelle sono ancora lo sputo di dio.

Certe cose vengono quando vengono, e non è detto

che sia sufficiente uno scoglio o un po’ di sole

a farci dimenticare che stiamo ancora soffrendo

per cose di cui potremo ancora soffrire.

E così ho finito per scriverci su una poesia.

Poi, mi dico che questo è successo a migliaia di uomini, e donne,

prima di me, e te.
Bisogna essere proprio presuntuosi per credere di essere sempre e comunque fabbri del proprio destino.
Poi ti vedo andare “via”, e resto lì a chiedermi se domani avrò il coraggio di chiamarti ancora Amore. (Luther Blissett)
Se sarò ancora capace di renderti indietro un’emozione
Le cose che non hai chiesto mai… capitano e basta, ti prendono una volta sola, senza replay.
Come può essere al limite ogni singolo sentire…

In me germoglia

di ora
in ora
la voglia di leggere “Amore” in ogni cielo di vita…

 


 

Diamo una mano di Bianco

Le scarpette da ginnastica o da tennis hanno ancora un gusto un po’ di destra, ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate è da scemi più che di sinistra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.

I blue-jeans che sono un segno di sinistra con la giacca vanno verso destra il concerto nello stadio è di sinistra, i prezzi sono un po’ di destra.
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.
Destra-sinistra

Basta!

“La sinistra non è mai stata tollerante con chi è critico, ha sempre visto la critica come antagonismo, non esiste possibilità dialettica.
Io mi ritengo di sinistra, ma non mi riconosco nella sinistra dei partiti né di oggi né di ieri.
Sono dalla parte dell’individuo, non so se questo può essere considerato di destra.
Oggi poi i valori della sinistra non sono più quelli di una volta: per esempio, non mi sento apparentato con la grande industria.
Noi di sinistra viviamo una grossa contraddizione in questo momento: siamo contro il mercato, però abbiamo capito che senza mercato saremmo più poveri.
Eppure sappiamo che il mercato annulla le coscienze, ci rende più stupidi.” - G.Gaber
Io sono un uomo nuovo
per carità lo dico in senso letterale
sono progressista
al tempo stesso liberista
antirazzista
e sono molto buono
sono animalista
non sono